Il talento è la capacità innata di eccellere in un determinato campo, artistico, sportivo, scientifico o relazionale. Si manifesta attraverso la facilità nell’apprendimento e nell’esecuzione, e distingue chi lo possiede da chi deve impegnarsi di più per ottenere risultati simili. Se è vero che ‘il talento è un dono’, è vero anche che esso va nutrito e allenato, perché solo il lavoro e la dedizione trasformano questa attitudine naturale in qualcosa di concreto e duraturo. Nel mondo della danza, il talento è un mix di capacità motorie, percezione spaziale, memoria muscolare e intelligenza emotiva che rende un danzatore capace di emergere, anche senza un lungo percorso alle spalle. Esso però rischia di essere una scintilla effimera se non viene alimentato dalla costanza, dalla perseveranza e dalla pratica regolare. La costanza è una forma di progresso e ha un impatto profondo sul cervello. Ne modifica e ne migliora la struttura e le funzioni e la capacità di gestire lo stress. Ogni volta che un ballerino esegue un movimento, si attivano dei circuiti cerebrali che, attraverso la pratica, si rafforzano e si specializzano. Questo processo è la famosa neuroplasticità che permette di trasformare il talento in competenza, solida e duratura. La costanza dunque non ...
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