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In memoria della nascita di Maurice Béjart

Nel giorno che ne celebra la nascita, Maurice Béjart si impone alla memoria collettiva come una delle figure più alte e determinanti della danza del Novecento. Nato il 1° gennaio 1927, Béjart ha segnato in modo profondo e duraturo il linguaggio coreografico contemporaneo, contribuendo a ridefinirne i confini estetici, culturali e spirituali. Coreografo di straordinaria visione, Béjart ha saputo coniugare rigore e audacia, tradizione e innovazione. La sua opera si distingue per la capacità di dialogare con la grande musica — da Stravinskij a Beethoven, da Ravel a Mahler — e di tradurla in una scrittura coreografica intensa, riconoscibile, universale. Balletto, teatro, filosofia e mito si intrecciano nei suoi lavori in un equilibrio raro, capace di parlare tanto allo spettatore esperto quanto a un pubblico più ampio. Uno degli aspetti più rivoluzionari del suo percorso è stato l’aver restituito centralità al corpo come strumento di pensiero. Nella visione di Béjart, il danzatore non è mai mero esecutore, ma interprete consapevole, portatore di una responsabilità artistica e umana. Il movimento diventa così veicolo di significato, capace di esprimere tensioni interiori, interrogativi esistenziali e aspirazioni collettive. Fondatore di compagnie e scuole che hanno formato intere generazioni di artisti, Béjart ha lasciato un’eredità ...

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Indimenticabile “Maratona di Danza” di Vittoria Ottolenghi

Per decenni, il nome di Vittoria Ottolenghi ha rappresentato una delle voci più autorevoli, lucide e appassionate del panorama critico italiano dedicato alla danza. Con la sua Maratona di Danza, trasmessa in diverse edizioni televisive e concepita come un grande evento collettivo, Ottolenghi ha compiuto un gesto rivoluzionario: portare la danza fuori dai teatri elitari e collocarla al centro della cultura popolare, in uno spazio aperto, accessibile e condiviso. Una visione oltre il tempo La Maratona di Danza non era solo una trasmissione televisiva; era un manifesto culturale. Ottolenghi intuì con anticipo che il mezzo televisivo poteva essere un alleato potente per diffondere l’arte coreutica, troppo spesso relegata ad una nicchia. Nel farlo, combatté due pregiudizi radicati: da un lato l’idea che la danza fosse un linguaggio “minore”, dall’altro che la televisione non potesse essere veicolo di contenuti alti. Con eleganza, rigore e una passione visibile, la critica romana costruiva maratone che erano veri e propri viaggi dentro la storia, l’evoluzione tecnica e l’emozione del movimento. Le sue introduzioni, colte e accessibili, davano al pubblico strumenti critici senza cadere nella pedanteria: un raro equilibrio che contribuì alla sua notorietà e al suo seguito fedele. L’inclusione come missione Uno dei valori ...

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