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Tag Archives: Igor Stravinskij

Sergej Djagilev: 10 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Scoprì e lanciò talenti giovanissimi: Fu lui a credere per primo in Vaslav Nijinskij, George Balanchine e Serge Lifar, quando erano ancora poco conosciuti. Aveva un gusto estetico raffinatissimo: Diaghilev aveva un vero culto per l’eleganza e l’impatto visivo: costumi, scenografie e colori dovevano essere audaci e memorabili. Nulla era lasciato al caso. Era ossessionato dalla novità: Detestava ripetersi. Se uno stile funzionava troppo, lo abbandonava. Preferiva rischiare il fallimento piuttosto che annoiare il pubblico. Fu un ponte tra Russia ed Europa occidentale: Anche se russo, ebbe il suo massimo successo a Parigi, portando l’arte russa a dialogare con l’avanguardia europea. Non era un ballerino (né un coreografo): Diaghilev non danzava e non coreografava: il suo talento era tutto nell’avere un fiuto incredibile per l’arte e nel mettere insieme le persone giuste al momento giusto. Non tornò mai più a vivere in Russia: Dopo l’inizio della Rivoluzione russa rimase in esilio volontario, diventando di fatto un cittadino del mondo, sempre in tournée. Ha rivoluzionato il balletto unendo le arti: Con i Ballets Russes mescolò danza, musica, pittura e moda come non si era mai visto prima. Coinvolse artisti come Picasso, Matisse, Bakst e compositori come Stravinskij. Il “Rito della Primavera” ...

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Tamara Karsavina: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Non era la “classica” ballerina virtuosa: Karsavina non puntava solo sulla tecnica spettacolare: era celebre soprattutto per l’intelligenza interpretativa, la musicalità e la capacità di “recitare danzando”. Questo la rese perfetta per i balletti innovativi di Diaghilev. Musa di coreografi e artisti d’avanguardia: Fu protagonista di opere rivoluzionarie come L’Oiseau de feu (1910) di Stravinskij/Fokine e Petrushka (1911), contribuendo a cambiare il volto del balletto moderno. Partner ideale di Nijinsky: Danzò spesso accanto a Vaslav Nijinsky, insieme formarono una coppia leggendaria, famosa per l’intensità emotiva più che per il puro virtuosismo. Dalla Russia all’Inghilterra, senza tornare indietro: Dopo la Rivoluzione russa del 1917, Karsavina non fece più ritorno in patria. Si stabilì in Inghilterra, dove divenne una figura centrale nello sviluppo del balletto britannico. Fondatrice della Royal Academy of Dance: Nel 1920 partecipò alla fondazione della Royal Academy of Dance, contribuendo a definire un metodo di insegnamento che è tuttora uno dei più diffusi al mondo. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata

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Prime anticipazioni sugli eventi 2026 con Roberto Bolle

Il primo appuntamento dell’anno con il tour Roberto Bolle and Friends sarà al Teatro EuropAuditorium di Bologna, sabato 7 febbraio alle ore 21:00 e domenica 8 febbraio alle ore 16:30. Queste date segnano l’inizio di una stagione ricca di eventi che attraverseranno tutta l’Italia e oltre. Dopo Bologna, Roberto Bolle sarà impegnato in una serie di spettacoli di altissimo livello. A marzo il danzatore sarà protagonista di performance internazionali, come al Hong Kong Arts Festival e al Teatro alla Scala di Milano con coreografie di McGregor, Maillot e Naharin. Ad aprile, il tour ritorna in Svizzera, al LAC di Lugano, mentre a maggio Bolle e il suo ensemble calcheranno il palco del Teatro Arcimboldi di Milano. Tra gli appuntamenti più attesi, il 21 luglio la magia della danza invaderà l’Arena di Verona con una serata speciale del tour Roberto Bolle and Friends. Ma il 2026 non sarà solo teatro: Bolle sarà protagonista della parte artistica della cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici Invernali Milano‑Cortina 2026, un evento unico previsto per il 22 febbraio, confermando il suo ruolo di ambasciatore della danza nel mondo. In autunno, a novembre, il pubblico milanese potrà nuovamente ammirarlo sul palco della Scala in uno spettacolo ...

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Vaslav Nijinsky: il silenzio del Dio Danzante

Nascita di un prodigio (1889-1900) Il corpo come rivelazione Nella storia dell’arte, pochi corpi hanno avuto il potere di riscrivere le regole del visibile. Vaslav Nijinsky, danzatore e coreografo vissuto tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, fu uno di questi corpi. La sua figura – esile, potente, enigmatica – si staglia come un’icona nella memoria della danza e dell’immaginario moderno. Ma chi era veramente Nijinsky? L’infanzia nel rigore zarista, l’ascesa fulminea con i “Balletti Russi”, le rivoluzioni coreografiche che spaccarono in due la danza classica, e infine il crollo psichico che lo rese silenzioso per oltre trent’anni. Scrivere di Nijinsky significa scrivere del corpo, ma anche del silenzio. Significa osservare come la bellezza, la sofferenza e la follia si siano fuse in un unico gesto, in un solo salto, in un attimo di sospensione. Quella sospensione che, secondo molti, lo rese capace di volare. Un’infanzia tra le quinte Vaslav Fomič Nijinsky nasce il 12 marzo 1889 a Kiev, nell’Impero Russo, in una famiglia di ballerini itineranti di origine polacca. La sua infanzia si svolge in un ambiente pervaso dal ritmo della danza, dal suono del pianoforte per le prove, dalle luci mobili del palcoscenico e dall’odore ...

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Il maestro e coreografo Eugenio Scigliano “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Giselle. Il balletto contemporaneo prediletto? Café Müller di Pina Bausch. Il Teatro del cuore? La Fenice di Venezia. Un romanzo da trasformare in balletto? Jane Eyre di Charlotte Brontë. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name) diretto da Luca Guadagnino. Il costume di scena indossato che hai preferito? Ho indossato costumi meravigliosi disegnati da grandi costumisti e stilisti… mi piaceva danzare con meno roba possibile addosso. Quale colore associ alla danza? Nero. Che profumo ha la danza? Il profumo di legno del palcoscenico. La musica più bella scritta per balletto? Le sacre du Printemps di Igor Stravinskij. Il film di danza irrinunciabile? Billy Elliot diretto da Stephen Daldry. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Rudolf Nureyev e Natalija Makarova. Il tuo “passo di danza” preferito? Battement tendu. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Giselle :) Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? George Balanchine. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Grazie cara… Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Dolce, dura, meravigliosa! Come ti vedi oggi allo specchio? ...

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Bronislava Nijinska: la forza silenziosa dietro la danza

Nelle pieghe della storia della danza, il nome di Bronislava Nijinska è spesso avvolto da un’ombra: quella luminosa, ingombrante e tragica del fratello Vaslav Nijinsky. Eppure, a ben guardare, la sua figura si staglia con una forza autonoma, inconfondibile, nella parabola dell’arte coreutica del Novecento. Nijinska non fu solo una sorella, né solo una danzatrice. Fu una mente, un’artista completa, capace di incarnare una delle più importanti transizioni della danza: quella dalla grazia idealizzata del balletto classico alla tensione strutturata del moderno. Nacque a Minsk nel 1891, in una Russia zarista che si preparava inconsapevolmente a crollare. Figlia di ballerini itineranti, crebbe in un ambiente dove l’arte non era lusso, ma sopravvivenza. La disciplina della danza, rigida e quotidiana, le fu trasmessa come una lingua madre. A soli cinque anni fu ammessa alla Scuola Imperiale di San Pietroburgo, fucina delle étoile dell’Impero. Qui, tra gli specchi dell’aula e l’eco degli ordini in francese, si formarono le basi della sua visione artistica: non una danza fatta solo di bellezza, ma di struttura, tensione, significato. La modernità, con le sue fratture, stava entrando nei teatri. E Bronislava ne fu testimone diretta. A diciassette anni cominciò a danzare con il Balletto Imperiale Russo ...

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Il Dance Theatre of Harlem torna a Detroit con “Firebird”

La danza come linguaggio universale, il corpo come veicolo di memoria e trasformazione. Dopo oltre vent’anni, il Dance Theatre of Harlem (DTH) riporta sul palcoscenico della Detroit Opera House il suo capolavoro più iconico: Firebird, l’Uccello di fuoco, simbolo di rinascita e libertà. Fondata nel 1969 dal visionario Arthur Mitchell, primo ballerino afroamericano del New York City Ballet, la compagnia è da sempre sinonimo di inclusione, eccellenza tecnica e identità culturale. Nata nel cuore di Harlem, in un’epoca segnata dalle tensioni razziali, DTH trasformò la danza classica in un atto di resistenza e bellezza condivisa. Il pubblico di Detroit assisterà a un programma composito, capace di attraversare stili e linguaggi. In scena, opere di Robert Garland (Nyman String Quartet No. 2), Jodie Gates (Passage of Being) e Robert Bondara (Take Me With You), tutte accomunate da una ricerca sul gesto come ponte tra discipline, generazioni e culture. Il momento più atteso sarà però il ritorno di Firebird, nella coreografia firmata da John Taras e originariamente creata per la compagnia nel 1982. Con la musica travolgente di Igor Stravinskij, il balletto racconta la storia mitica di una creatura magica che libera l’umanità dalle tenebre. Per DTH, Firebird non è solo una ...

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La solista Aida Vainieri “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Swan Lake con Maya Plizetskaya. Il balletto contemporaneo prediletto? La Sagra della Primavera di Pina Bausch. Il Teatro del cuore? Teatro la Fenice Venezia. Un romanzo da trasformare in balletto? Alice in Wonderland, La collina dei conigli di Richard Adams e di Stefano Benni Bar Sport, Margherita Dolcevita, La compagnia dei Celestini, e Gridalo di Roberto Saviano. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? La sposa cadavere di Tim Burton. Il costume di scena indossato che hai preferito? I costumi di Marion Cito… bellissimi tutti! Difficile scegliere! Uno? quello che indosso in Sweet Mambo per il mio solo. Quale colore associ alla danza? Tutti dipende dalle emozioni. Che profumo ha la danza? Anche qui come per i colori, tutti ma intensamente parte dall’odore di terra, sottobosco, casa, l’odore nell’aria prima e dopo le tempeste, l’odore della pelle, del respiro, del mare che libera. La musica più bella scritta per balletto? La Sagra della Primavera di Igor Stravinskij e La Bayadère di Ludwig Minkus. Il film di danza irrinunciabile? Saturday Night Fever e West Side Story. I tuoi miti della danza del passato, uomo e donna? Pina Bausch, Margot Fonteyn e Mikhail Baryshnikov. Il ...

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Salomè (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

La Danza dei sette veli è la danza eseguita da Salomè davanti al re Erode Antipa nel teatro moderno, nella letteratura e nelle arti visive. Appartiene alla storia del Nuovo Testamento della festa di Erode e dell’esecuzione di Giovanni Battista, che si riferisce a Salomè che danza davanti al re. Il titolo Danza dei sette veli è stato reso popolare con la traduzione del 1894 del testo teatrale francese di Oscar Wilde Salomè. La danza è stata in seguito incorporata nell’opera lirica Salomè del 1905 del compositore Richard Strauss. Oscar Wilde descrisse la scena semplicemente come Salomè danza la danza dei sette veli. Sebbene l’obiettivo sia sedurre il patrigno, re Erode, le azioni di Salomè non sono apertamente erotiche, almeno inizialmente. Un’introduzione frenetica nella partitura viene interrotta dalla danzatrice, che riprende con un languido e deliberato atto di logoramento, mentre l’orchestra presenta note lunghe riccamente ornate, intervallate da valzer provocanti. Il ritmo di Salomè aumenta gradualmente mentre si libera dei veli in un’ultima frenesia, poi crolla come esausta. Dopo un attimo di pausa, si rialza per gettarsi ai piedi di Erode in trionfo. La prima rappresentazione avvenne a Parigi nel 1896. Lo spettacolo divenne famoso in Germania e il testo ...

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Il Béjart Ballet Lausanne chiude Parma Danza al Regio

Chiusura d’eccezione di Parma Danza con Béjart Ballet Lausanne, punto di riferimento nella danza internazionale sin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1987 per opera di Maurice Béjart che ha guidato la Compagnia fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2007. Attualmente diretta da Julien Favreau, la Compagnia farà il suo ritorno al Teatro Regio di Parma giovedì 29 maggio ore 20.30 con un programma composito di coreografie di Maurice Béjart: i tre pas de deux Duo, su musica di Munir Bashir (interpreti Valerija Frank, Oscar Frame), Heliogabale su musica tradizionale del Ciad (interpreti Emma Foucher, Antoine Le Moal), Dibouk su musica tradizionale ebraica (interpreti Jasmine Cammarota, Dorian Browne); seguiti da L’Uccello di fuoco con la musica Igor’ Stravinskij (L’Uccello di fuoco Konosuke Takeoka, La Fenice Oscar Frame, I Partigiani Min Kyung Lee, Liam Morris, Zsolt Kovacs, Solène Burel, Floriane Bigeon, Angelo Perfido, Cyprien Bouvier, Daniel Ramsay) e infine 7 danses grecques, su musica di Mikīs Theodōrakīs con tutta la compagnia. “Alle arti e alle religioni di mondi a noi lontani Maurice Béjart si è avvicinato a metà Novecento, primo tra i coreografi occidentali – scrive Valentina Bonelli –. Si è deliziato dei riti ma ha saputo coglierne l’essenza, restituendola in quella ...

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