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Tag Archives: Isadora Duncan

Nel giorno della sua nascita, danza ancora la luce di Lindsay Kemp

Oggi il tempo si piega dolcemente nel ricordo della nascita di Lindsay Kemp (Irby, 3 maggio 1938 – Livorno, 24 agosto 2018), apparizione rara e luminosa, artista capace di trasformare il gesto in visione e la scena in sogno. Nato tra le nebbie del nord dell’Inghilterra e approdato a una dimensione senza geografia, Kemp ha abitato il teatro come si abita un mondo interiore: con grazia, inquietudine e una dedizione assoluta alla bellezza. In lui convivevano disciplina e incanto, tecnica e vertigine poetica, come se ogni movimento fosse il punto d’incontro tra la carne e l’immaginazione. La sua arte nasceva da una sorgente molteplice, nutrita di letteratura e immagini: Oscar Wilde, William Shakespeare, Lewis Carroll, ma anche visioni cinematografiche sospese tra luce e silenzio, e figure mitiche della danza come Vaslav Nijinsky, Isadora Duncan e Anna Pavlova. Tutto si sedimentava in lui come materia viva, pronta a rifiorire in forme nuove, mai imitative, sempre trasfigurate. Il suo teatro non raccontava: evocava. Non mostrava: suggeriva, lasciando che lo spettatore si smarrisse in un territorio dove il confine tra realtà e immaginazione si dissolveva. La danza, per Kemp, non era mai semplice esecuzione, ma una lingua segreta fatta di respiri, attese e ...

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#InternationalDanceDay: gli aforismi dei grandi maestri

La danza è un’arte che sfugge alle parole, eppure i più grandi interpreti della sua storia hanno spesso cercato di raccontarla attraverso frasi brevi, intense, capaci di racchiudere un universo in poche righe. Gli aforismi dei maestri non spiegano la danza: la evocano, ne suggeriscono il mistero, il rigore e la libertà. Nelle parole di figure come Martha Graham, Rudolf Nureyev, Mikhail Baryshnikov o Isadora Duncan, il movimento diventa pensiero, emozione, visione. Questa raccolta riunisce alcune delle loro riflessioni più celebri: lampi di verità che continuano a ispirare chi danza e chi guarda.   “La danza è il linguaggio nascosto dell’anima.” — Martha Graham “Non cerco di danzare meglio degli altri, ma solo meglio di me stesso.” — Mikhail Baryshnikov “La più autentica espressione di un popolo è nella sua danza e nella sua musica.” — Agnes de Mille “Danza per te stesso. Se qualcuno capisce, bene. Se no, non importa.” — Louis Horst “I grandi danzatori non sono grandi per la loro tecnica, ma per la loro passione.” — Martha Graham “Credo che la danza venga dal popolo e che debba sempre tornare al popolo.” — Alvin Ailey “Danzare è creare una scultura visibile solo per un istante.” — ...

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Il ritmo nascosto del corpo nella danza di Lucette Destouches

Nel panorama della danza europea la figura di Lucette Destouches occupa una posizione singolare, quasi laterale e allo stesso tempo sorprendentemente persistente. Ballerina, insegnante e custode di una pratica coreutica profondamente personale, attraversò quasi per intero il secolo, vivendo trasformazioni radicali dell’arte della danza senza mai aderire completamente a una scuola definita. È ricordata anche per il suo legame con lo scrittore Louis-Ferdinand Céline, di cui fu compagna per gran parte della vita, ma ridurre la sua identità a quella relazione significherebbe perdere il tratto più originale della sua esistenza artistica: una concezione della danza come disciplina del corpo e della memoria, capace di unire rigore tecnico e libertà interiore. La sua idea di danza maturò lentamente, attraverso un percorso che partiva dalla formazione classica ma che si lasciava attraversare da influenze molto più ampie. Nei primi decenni del Novecento il mondo coreografico europeo stava vivendo una trasformazione profonda. Il balletto accademico continuava a dominare i teatri, ma nuovi linguaggi cercavano di liberare il corpo dalle rigidità del sistema classico. Figure come Isadora Duncan avevano introdotto un’idea di movimento naturale, radicato nella respirazione e nella gravità, mentre studiosi del movimento come Rudolf von Laban cercavano di analizzare il gesto umano ...

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Visioni-stili della modern dance e i loro maestri storici

La modern dance nasce tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento come risposta diretta al balletto classico. È una danza di rottura, ma anche di fondazione: ogni maestro costruisce un proprio sistema tecnico e una visione del corpo, dando origine a stili riconoscibili e trasmissibili. A differenza della danza contemporanea, la modern dance si fonda su tecniche codificate, su una forte relazione tra movimento ed espressione interiore e su una chiara figura autoriale. Prendiamo in esame alcuni figure artistiche che hanno dato vita ad un proprio linguaggio: Isadora Duncan: la modern dance “libera” Isadora Duncan rappresenta l’origine ideologica della modern dance. Il suo stile, spesso definito “libero”, rifiuta la verticalità artificiale del balletto per tornare a un movimento naturale, fluido, ispirato alla respirazione e alle leggi della natura. Il corpo si muove per onde, camminate, salti semplici; i piedi sono nudi, il gesto nasce dal centro vitale del torso. Duncan non crea una tecnica strutturata, ma un principio fondativo: la danza come espressione autentica dell’essere umano. Ruth St. Denis e Ted Shawn: spiritualità e teatralità Ruth St. Denis introduce nella modern dance una dimensione simbolica e spirituale, ispirandosi alle culture orientali e alle danze rituali. Il suo ...

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Isadora Duncan: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Danzava a piedi nudi: Isadora ruppe con la danza accademica del suo tempo esibendosi senza scarpette e senza tutù. Per lei il movimento doveva nascere in modo naturale dal corpo, in contatto diretto con la terra. Si ispirava all’Antica Grecia: La sua arte era fortemente influenzata dall’estetica greca classica: tuniche leggere, pose armoniche e un’idea di danza come espressione libera dell’anima, non come esercizio tecnico. Rivoluzionò il rapporto tra musica e danza: Fu tra le prime a danzare su musica sinfonica e classica (Beethoven, Chopin, Gluck), non composta appositamente per il balletto, creando un nuovo dialogo tra movimento e musica. Una vita segnata dalla tragedia: La sua esistenza fu drammatica: nel 1913 perse entrambi i figli in un incidente nel fiume Senna. Questo evento influenzò profondamente il tono emotivo delle sue coreografie successive. Una morte simbolica e tragica: Morì nel 1927 a Nizza in modo assurdo e celebre: la sua lunga sciarpa si impigliò nella ruota dell’automobile su cui viaggiava, causandole la morte. Un epilogo che contribuì al mito romantico attorno alla sua figura. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata

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La coreografa e performer Silvia Gribaudi in scena a Terni

Silvia Gribaudi – artista che con il suo linguaggio coreografico coniuga danza, ironia, performing art e teatro – sarà in scena al Teatro Secci di Terni, per la Stagione 25/26, con due spettacoli: martedì 27 e mercoledì 28 gennaio alle ore 20.45 Grand jeté realizzato con i danzatori della MM Contemporary Dance Company ispirato ai gran finali della storia del balletto; giovedì 29 e venerdì 30 gennaio (repliche per le scuole) e sabato 31 gennaio alle 18 in scena Suspended chorus, nuovo assolo in cui l’artista mette in scena se stessa per rinnovare il proprio dialogo con il pubblico in un gioco di condivisione continua. In Grand jeté la Gribaudi porta avanti la ricerca coreografica sulla relazione tra performer e pubblico a partire dalla trasmissione di alcuni passi della danza classica e del loro significato. Pliè, jeté, tour en l’air… parole che sono spesso collegate a dei passi conosciuti ma che possono aprire altri immaginari più profondi e che in Grand jeté vengono sperimentati insieme ai performer. Silvia Gribaudi, come negli spettacoli precedenti, sviluppa una ricerca coreografica scegliendo di essere in scena e dialogando nel tempo presente sia con danzatori che con il pubblico. In che modo siamo o no ...

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La prima ballerina e maestra Daniela Maccari “allo specchio”

Balletto classico preferito? Giselle e Don Chisciotte. Balletto contemporaneo preferito? Ifigenia in Tauride di Pina Bausch e Frammenti dal diario di Nijinsky di Lindsay Kemp. Teatro del tuo cuore? Il Teatro Verdi di Pisa, il Teatro Goldoni di Livorno e il Teatro Lope de Vega di Siviglia. Un romanzo da trasformare in balletto? I Promessi Sposi! Ma forse più che a romanzi, penserei a grandi figure della tragedia greca come Medea, Antigone o alla meravigliosa storia di Didone raccontata da Virgilio nell’Eneide. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Le notti di Cabiria di Fellini e Roma città aperta di Rossellini. Mi affascinano grandi ruoli femminili!  Il costume di scena indossato che hai preferito? Il tutù strappato, disegnato da Lindsay Kemp per la Ballerina in Nijinsky. A quale colore associ la danza? Rosso. Che odore ha la danza? Quell’odore di teatro, misto di legno, polvere, pece e linoleum del tappeto danza. La musica più bella mai scritta per il balletto? Forse il Romeo e Giulietta di Prokofiev. Un film di danza indimenticabile? Due vite e una svolta (The turning point) e, anche se vado un po’ fuori tema: Grease! Due miti della danza del passato: uomo e ...

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Panoramica sui grandi nomi della danza mondiale

La danza è molto più di un semplice movimento del corpo: è espressione di cultura, emozione e innovazione. Nel corso della storia, alcuni coreografi e ballerini hanno saputo rivoluzionare questo mondo, lasciando un’impronta indelebile che ancora oggi influenza spettacoli e insegnamenti. Scopriamo alcune delle icone che hanno cambiato la scena della danza. MARTHA GRAHAM: la rivoluzionaria del movimento moderno Considerata la madre della danza moderna americana, Martha Graham (1894-1991) ha introdotto un linguaggio coreografico basato sull’espressività interna e sulla tensione muscolare. La sua tecnica, conosciuta come Graham technique, rompeva con i rigidi schemi del balletto classico, enfatizzando contrazioni e rilasci del corpo per trasmettere emozioni profonde. Attraverso opere come Appalachian Spring, Graham ha dimostrato che la danza poteva raccontare storie complesse, sociali e psicologiche, aprendo la strada a generazioni di coreografi moderni. RUDOLF NUREYEV: la leggenda del balletto classico Rudolf Nureyev (1938-1993) è stato uno dei ballerini più carismatici del XX secolo. La sua tecnica impeccabile e la presenza scenica magnetica hanno elevato il balletto a una forma d’arte globale. Nureyev non solo eccelleva in performance classiche come Il lago dei cigni e Giselle, ma ha anche portato una nuova interpretazione dei ruoli maschili nel balletto, rompendo stereotipi e ispirando ...

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Eleganza e rivoluzione: Alexander Sakharoff e Clotilde von Derp

Nel panorama della danza del primo Novecento, pochi nomi evocano la stessa aura di mistero, eleganza e rivoluzione come quelli di Alexander Sakharoff e Clotilde von Derp. Uniti nella vita e nell’arte, furono una delle coppie più originali e influenti nella trasformazione della danza in un linguaggio moderno, astratto e profondamente personale. A differenza dei contemporanei più noti come Isadora Duncan o Rudolf Laban, Sakharoff e von Derp scelsero una via quasi mistica, fatta di simbolismo, estetismo e una teatralità che rompeva ogni schema tradizionale. Alexander Sakharoff, nato a Mariupol nel 1886, era un artista poliedrico: pianista, pittore, poi danzatore. La sua formazione musicale influenzò profondamente il suo modo di concepire la danza, intesa non come imitazione del movimento naturale, ma come costruzione formale, come architettura visiva del suono. Clotilde von Derp, nata a Monaco di Baviera nel 1892, proveniva da una famiglia aristocratica e si avvicinò alla danza seguendo una traiettoria simile a quella della Duncan, ma con una sensibilità più sofisticata e intellettuale. Si formò con i migliori maestri del tempo e presto attirò l’attenzione per la sua bellezza statuaria e la sua presenza scenica ipnotica. I due si incontrarono nel 1910, durante un evento artistico a Monaco, ...

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Vaslav Nijinsky: il silenzio del Dio Danzante

Nascita di un prodigio (1889-1900) Il corpo come rivelazione Nella storia dell’arte, pochi corpi hanno avuto il potere di riscrivere le regole del visibile. Vaslav Nijinsky, danzatore e coreografo vissuto tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, fu uno di questi corpi. La sua figura – esile, potente, enigmatica – si staglia come un’icona nella memoria della danza e dell’immaginario moderno. Ma chi era veramente Nijinsky? L’infanzia nel rigore zarista, l’ascesa fulminea con i “Balletti Russi”, le rivoluzioni coreografiche che spaccarono in due la danza classica, e infine il crollo psichico che lo rese silenzioso per oltre trent’anni. Scrivere di Nijinsky significa scrivere del corpo, ma anche del silenzio. Significa osservare come la bellezza, la sofferenza e la follia si siano fuse in un unico gesto, in un solo salto, in un attimo di sospensione. Quella sospensione che, secondo molti, lo rese capace di volare. Un’infanzia tra le quinte Vaslav Fomič Nijinsky nasce il 12 marzo 1889 a Kiev, nell’Impero Russo, in una famiglia di ballerini itineranti di origine polacca. La sua infanzia si svolge in un ambiente pervaso dal ritmo della danza, dal suono del pianoforte per le prove, dalle luci mobili del palcoscenico e dall’odore ...

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