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Natalija Dudinskaya: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Un talento cresciuto a Leningrado (oggi San Pietroburgo): Nata nel 1915 a Pietrogrado, Dudinskaya si formò alla celebre Scuola di Balletto Vaganova, entrando giovanissima nel Balletto del Kirov (oggi Mariinskij). La sua carriera è praticamente intrecciata con la storia del teatro stesso. Una tecnica leggendaria (e fouettés impeccabili): Era famosa per la sua precisione tecnica straordinaria, in particolare per i famigerati 32 fouettés, eseguiti con una sicurezza che divenne un vero marchio di fabbrica. Per il pubblico sovietico, incarnava l’ideale di perfezione accademica. Prima ballerina e volto del balletto sovietico: Negli anni ’40 e ’50 fu una delle principali ambasciatrici del balletto sovietico all’estero, danzando nei grandi classici come Il lago dei cigni, Giselle, Don Chisciotte e Raymonda. Eleganza, brillantezza e forza scenica: un mix irresistibile. Un sodalizio artistico (e sentimentale) storico: Fu sposata con Konstantin Sergeyev, étoile e poi direttore del Balletto del Kirov. Insieme formarono una coppia potentissima, capace di influenzare repertorio, stile e direzione artistica del teatro per decenni. Maestra severa, eredità duratura: Dopo il ritiro dalle scene, Dudinskaya divenne un’insegnante temuta e rispettatissima all’Accademia Vaganova. La sua idea di danza – rigorosa, musicale e tecnicamente inflessibile – ha plasmato generazioni di ballerini e ballerine. Michele Olivieri ...

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Esce “Swans of the Kremlin”, un libro dedicato alla danza ai tempi della Russia Sovietica

Nei tempi ormai remoti della Russia zarista, la danza classica era sicuramente il simbolo più eloquente della cultura aristocratica che si distingueva dal resto della società. Nel 1917, con l’avvento della famosa ma triste Rivoluzione d’Ottobre, la danza, così come tutte le altre forme d’arte, cadde sotto lo stretto controllo delle autorità sovietiche. Tuttavia, nonostante i loro sforzi, i sovietici furono sempre lontani dall’ imporre un cambiamento radicale nel mondo della danza.  Christina Ezrahi, storica e studiosa della cultura russa, dedica un vasto volume al balletto classico durante il travagliato periodo della rivoluzione bolscevica. Il titolo del libro, “Swans of the Kremlin, ballet and power in Soviet Russia” ( i cigni di Cremlino, balletto e potere nella Russia Sovietica), allude, in senso metaforico, alla resa finale di Cremlino, con cui la rivoluzione si concluse. L’intento della scrittrice è quello di sottolineare la grande forza di volontà che spinse il mondo della danza a sopravvivere alle minacce sovietiche, salvaguardando e sviluppando i suoi canoni tradizionali. Sono ricordati, tra l’altro, i due fautori della resistenza: i teatri russi per eccellenza Mariinskij e Bolshoi. Il libro, pubblicato per Dance Books Ltd , è disponibile in lingua inglese ed offre al pubblico lettore una grande ...

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