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Il danzatore del Ballet du Capitole, Roberto Calabrese “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Ho iniziato a danzare a quattro anni, entrando molto presto nel mondo artistico. A sedici anni ho preso il mio primo volo per proseguire gli studi all’Hamburg Ballett di John Neumeier: lì ho compreso davvero il funzionamento del mio lavoro e dell’arte del balletto. Il mio balletto classico preferito è Giselle: un’opera carica di romanticismo, poesia e struggimento. La parte che amo di più è il secondo atto, con le Villi in bianco, che per me rappresenta una magia eterea e senza tempo. Il balletto contemporaneo prediletto? Il balletto contemporaneo che prediligo è Anima Animus di David Dawson. Il teatro del cuore? Il mio teatro del cuore è quello in cui mi trovo attualmente: l’Opéra national du Capitole. Un romanzo da trasformare in balletto? Il romanzo che trasformerei in balletto è Romeo e Giulietta, una storia che per me rappresenta profondamente l’amore giovane, puro e assoluto. Un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Il film da cui trarrei uno spettacolo di balletto è Il grande Gatsby, per la sua atmosfera anni Venti, l’eleganza raffinata e la malinconia che lo attraversa. Il costume di scena che hai preferito indossare? Il costume di scena che ho ...

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Al Teatro La Fenice di Venezia “Lo Schiaccianoci” di Wayne Eagling

Lo Schiaccianoci, capolavoro immortale della storia del balletto classico, creato dal grande coreografo Marius Petipa con Lev Ivanov sulla musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij, sarà in scena al Teatro La Fenice di Venezia nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2025-2026. Verrà proposto in una nuova versione realizzata dal coreografo canadese Wayne Eagling in collaborazione con Solymosi Tamás, con le scene di Beáta Vavrivecz e i costumi Nóra Romány. L’interpretazione sarà affidata a étoiles, primi ballerini, solisti e corpo di ballo dell’Opera Nazionale di Budapest, per la quale la coreografia è stata specificamente ideata. La musica sarà eseguita dal vivo, dall’Orchestra del Teatro La Fenice, sotto la direzione di Gábor Hontvári, che guiderà anche il coro di voci bianche dei Piccoli Cantori Veneziani istruiti da Diana D’Alessio. Cinque le repliche al Teatro La Fenice, il 25, 26, 27, 28 febbraio, 1 marzo 2026. Lo Schiaccianoci nacque su commissione di Ivan Vsevoložskij, impresario dei Teatri Imperiali, che, sulla scia del successo ottenuto dalla Bella addormentata, caldeggiò fortemente una nuova collaborazione tra il coreografo Marius Petipa e il musicista Pëtr Il’ič Čajkovskij, commissionando a quest’ultimo sia un balletto che un’opera: nascevano così l’atto unico Iolanta e, appunto, Lo Schiaccianoci, rappresentati in un’unica serata, ...

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Le stelle scaligere del domani a Voghera [RECENSIONE]

Nel cuore antico di Voghera, città appartata e insieme tenacemente identitaria, il rinato Teatro Valentino Garavani (noto precedentemente come Teatro Sociale) si offre oggi come luogo di memoria e di futuro. Intitolato al grande couturier Valentino Garavani, da poco scomparso, il teatro appare non solo come un omaggio civile alla figura dello stilista – che dell’eleganza fece disciplina e misura – ma come un ideale palcoscenico in cui l’arte del corpo e quella del tessuto si specchiano e si riconoscono. Non è difficile, entrando nella sala restituita alla sua bellezza, cogliere un nesso profondo fra la linea sartoriale di Valentino e la linea coreutica che la Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala ha dispiegato nella Soirée de danse del 21 febbraio. La presenza della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, diretta da Frédéric Olivieri, assume in questo contesto un valore quasi programmatico: riportare al centro la filologia del gesto, la trasmissione del repertorio, l’idea di una classicità viva e non museale. Il Divertissement da Paquita – balletto che, nella versione del 1881 di Marius Petipa, si impose come paradigma del Grand Pas ottocentesco – è stato presentato nella ripetizione di Tatiana Nikonova e Leonid Nikonov, secondo una linea ...

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Buon compleanno al “Lago dei cigni” (20 febbraio 1877)

Il lago dei cigni, con musica di Pyotr Ilyich Tchaikovsky e coreografia originaria di Julius Wenzel Reisinger, rappresenta un momento di svolta nella storia del balletto romantico e post-romantico. La sua genesi si colloca tra la fine dell’Ottocento russo, periodo caratterizzato da un sincretismo tra virtuosismo tecnico occidentale e attenzione psicologica alla drammaturgia. Dal punto di vista musicale, Tchaikovsky introduce una complessità armonica e orchestrale senza precedenti: l’uso dei leitmotiv permette di dare profondità psicologica ai personaggi, mentre la scrittura orchestrale sottolinea simultaneamente la magia della foresta, la grazia dei cigni e la tensione narrativa. La partitura è anche innovativa per l’uso di motivi ricorrenti che identificano Odette/Odile e la dualità bene-male, anticipando strategie narrative tipiche del balletto moderno. 
L’immortale coreografia nel revival di Petipa-Ivanov, in particolare nelle scene dei cigni, introduce una nuova concezione del corpo collettivo: le linee sincronizzate, i movimenti circolari e le transizioni fluide trasformano il corpo del gruppo in un organismo unitario, simbolo di armonia e tragedia insieme. Il contrasto tra i pas de deux principeschi e le masse dei cigni esalta la tensione tra individualità e collettività, tema centrale nell’estetica romantica. L’articolazione dei passi, insieme all’uso innovativo della mimica, crea un linguaggio codificato per ...

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La Scuola della Scala al Teatro Valentino Garavani di Voghera

La Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, diretta da Frédéric Olivieri, sabato 21 febbraio alle 20.30 sarà ospitata al Teatro Valentino Garavani di Voghera, nell’ambito della Stagione 2025/26 Abitare le emozioni a cura di Daniele Cipriani Entertainment, per una serata dal titolo Soirée de danse, con un programma composito che va dal Divertissement tratto da Paquita di Marius Petipa al Passo a due de Lo Schiaccianoci dello stesso Olivieri, fino ad alcuni estratti di Rossini Cards di Mauro Bigonzetti. Lo spettacolo si apre con il Divertissement da Paquita, balletto classico fra i più noti del repertorio, rimontato da Tatiana Nikonova e Leonid Nikonov sulla versione creata da Marius Petipa nel 1881 e che con il celebre finale, il Grand Pas Classique, eseguito spesso come pezzo a sé stante, è diventato la versione coreografica di riferimento. Nella Spagna invasa da Napoleone, la giovane Paquita, che vive fra gli zingari ignara delle sue nobili origini, si innamora dell’ufficiale Lucien d’Hervilly. La Suite eseguita dalla Scuola di Ballo dopo l’Adagio che impegna la coppia principale e quattordici allieve, esplode nell’Allegro della Variation après l’Adagio, le variazioni solistiche e la chiusura della Coda. L’esperienza offre ai giovani talenti la possibilità di esplorare la ...

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Le Maschere di Franzutti: echi senza tempo [RECENSIONE]

Nel cuore del Teatro Municipale di Piacenza – gioiello di armoniosa eleganza neoclassica, tempio della tradizione e custode di memorie melodrammatiche e tersicoree – si è celebrato un pomeriggio di squisita fattura (domenica 15 febbraio), concepito quale omaggio al Carnevale e, più sottilmente, quale raffinato itinerario storico-coreutico attorno alla figura della maschera. A guidare con sensibilità e acume il teatro di tradizione piacentino è Cristina Ferrari, che ne tutela l’identità con intelligente apertura a progetti di alta caratura culturale. L’idea di riunire sotto il segno della maschera una costellazione di pagine coreografiche tra Ottocento e primo Novecento – intrecciando repertorio e nuove creazioni – rivela non solo gusto antiquario, ma consapevolezza storica. La maschera, del resto, è archetipo scenico prima ancora che accessorio festivo: figura liminare fra identità e finzione, fra rituale popolare e trasfigurazione teatrale. Nel balletto romantico e post-romantico essa si fa simbolo di ambiguità amorosa, di brio virtuosistico, di grazia miniaturizzata in porcellana viva. Non è stato soltanto il palcoscenico a vestirsi di travestimento: poiché la data coincideva con il Carnevale, il pubblico era stato invitato a presentarsi in maschera. E così, fra velluti e stucchi, la platea si è popolata di figure di ogni età – ...

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Il danzatore del Bayerisches Andrea Cipolla “allo specchio”

Il balletto classico preferito? La Bella Addormentata. Il balletto contemporaneo prediletto? Le Table Verte di Kurt Jooss. Il Teatro del cuore? Teatro alla Scala e Bayerisches Staastsoper. Un romanzo da trasformare in balletto? Non è esattamente un romanzo, ma la biografia di Edith Piaf. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Sabrina del 1954 di Billy Wilder. Il costume di scena indossato che hai preferito? Red scottish nella Sylphide, versione di Pierre Lacotte. Il primo costume in cui mi sono sentito un ballerino professionista. Spero in futuro di indossare quello di James. Quale colore associ alla danza? Vermiglio. Che profumo ha la danza? Legnoso. La musica più bella scritta per balletto? Ce ne sono tante. Ma il Grand pas de deux dal secondo atto de Lo Schiaccianoci credo sia il maggiore capolavoro di Tchaikovsky. Il film di danza irrinunciabile? Carla di Emanuele Imbucci. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Fernando Bujones e Natalia Makarova. Il tuo “passo di danza” preferito? Entrelacé. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Onegin. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Sicuramente Marius Petipa. Negli ultimi anni ...

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Reportage dal “Prix de Lausanne 2026”, tra talento e futuro

Il Prix de Lausanne 2026 si è chiuso domenica 8 febbraio con il prestigioso Rising Stars Gala, un evento speciale che celebra i giovani talenti emersi durante la competizione, inclusi i finalisti e i vincitori delle borse di studio, mentre sabato 7 febbraio la finale ha avuto il rigore di un esame e l’intensità di un passaggio di stato. Non una festa, non un rito celebrativo, ma un momento di verifica profonda: dei corpi, delle menti, delle scelte artistiche. La finale è stata la naturale conseguenza di una settimana densissima, costruita con intelligenza e senza concessioni a conferma di uno dei concorsi di danza più prestigiosi al mondo, aperto a giovani talenti, con l’intento di supportare la formazione dei ballerini attraverso borse di studio e apprendistati in prestigiose compagnie internazionali.  Prima delle esibizioni finali, si è vista sul palcoscenico del Beaulieu con il pubblico in sala, la lezione di riscaldamento tenuta da Élisabeth Platel, direttrice della École de Danse de l’Opéra National de Paris. Non una classe dimostrativa, non una formalità. Platel ha guidato i finalisti con una lucidità asciutta, quasi chirurgica, riportando l’attenzione sull’essenziale: l’asse, il peso, la relazione tra respirazione e movimento. Nessuna indulgenza, nessuna teatralità. Il messaggio era chiaro: prima di ...

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Il danzatore Giulio Diligente “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Don Quixote. Il balletto contemporaneo prediletto? Giselle di Akram Khan. Il Teatro del cuore? Teatro Nazionale Finlandese. Un romanzo da trasformare in balletto? Secondo me Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: visto che nasce già dentro un ballo, perché la danza, più delle parole, sa raccontare il tempo che passa. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Il padrino. Il costume di scena indossato che hai preferito? Basilio (terzo atto). Quale colore associ alla danza? Bianco. Che profumo ha la danza? La danza profuma di storia, tradizione, pece, legno del palco ma anche di innovazione e libertà. La musica più bella scritta per balletto? Passo a due di Schiaccianoci. Il film di danza irrinunciabile? Billy Elliot. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Michail Baryšnikov e Alicia Alonso. Il tuo “passo di danza” preferito? Qualsiasi tipo di pirouette. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Basilio, perché come interpretazione e carattere mi è molto affine. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Per citare uno tra i tanti direi Marius Petipa. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? ...

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‘Roberto Bolle and Friends’ in scena al Teatro EuropAuditorium

Un appuntamento imperdibile quello con Bologna che non manca mai nel calendario di Roberto Bolle, grato ad una città che gli ha sempre riservato un affetto e una dedizione incredibili, e dove molti anni fa è nato il suo primo fanclub. Per il pubblico entusiasta e al tempo stesso esigente della “Dotta” anche questa volta l’Étoile scaligera ha preparato un programma nuovo che unisce repertorio classico e contemporaneo e soprattutto riunisce talenti nuovi ed affermati del panorama tersicoreo internazionale. In primo luogo, Ildar Young, giovane danzatore di origini russe, attualmente tra i nomi più promettenti della scena internazionale. Con la sua intensità interpretativa e la sua tecnica impeccabile, sarà protagonista del solo Metaphor della coreografa Zoi Tatopoulos e insieme con Bolle di una creazione di Christopher Wheeldon, US. Nel cast anche gli amati protagonisti del Teatro alla Scala di Milano, l’Étoile Nicoletta Manni e il marito, il Primo Ballerino Timofej Andri-jashenko. Insieme interpreteranno il Grand Pas Classique di Victor Gsovskij e Nicoletta Manni sarà poi la partner di Roberto Bolle in un pezzo tutto italiano: Caravaggio. Opera di Mauro Bigonzetti, su musica di Claudio Monteverdi, ispirato alla vita e soprattutto alla luce di uno dei più grandi pittori della storia, ...

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