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Debutta a Lecce la nuova produzione del Balletto del Sud

Il Balletto del Sud presenta: Notturno Interiore, variazioni per corpi in ombra, in prima assoluta al Teatro Apollo di Lecce domenica 10 maggio alle ore 19.00. Notturno Interiore, ideato da Fredy Franzutti, in chiave contemporanea, si configura come un viaggio emozionale profondo, un’immersione coreografica che esplora i territori più reconditi dell’anima umana. L’opera è dedicata alla figura di Fryderyk Chopin: lo spettacolo intreccia la vita e l’arte del compositore alle pitture surrealiste di Zdzslaw Beksinski. La danza dà forma ai pensieri della notte, tra luce e ombra, trasformando emozioni profonde in movimento. Un invito ad ascoltare ciò che vive dentro di noi, nel silenzio più autentico. Notturno Interiore, ideato da Fredy Franzutti, in chiave contemporanea, si configura come un viaggio emozionale profondo, un’immersione coreografica che esplora i territori più reconditi dell’anima umana. L’opera è dedicata alla figura di Fryderyk Chopin: lo spettacolo intreccia la vita e l’arte del compositore per restituire, in una sintesi poetica, la sua genialità visionaria, la fragilità dei sensi e quel mondo interiore popolato da ombre e chiaroscuri. La biografia di Chopin, segnata indelebilmente dal distacco dalla patria Polonia, viene qui espressa nella metafora di uno sradicamento moderno e universale. L’esilio parigino cessa di essere un semplice dato storico per farsi condizione ...

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Alessandra Ferri e la stagione 26/27 del Wiener Staatsballett

Nel contesto di una stagione 2026/2027 della Wiener Staatsoper particolarmente ampia e ambiziosa, in cui l’offerta operistica raggiunge un numero considerevole di titoli, il percorso delineato per il Wiener Staatsballett si distingue per una coerenza interna e una visione artistica che porta con sé un respiro quasi narrativo. È in questo quadro che si inserisce con forza la direzione di Alessandra Ferri, giunta alla sua seconda stagione viennese, e già capace di imprimere una linea riconoscibile, colta e profondamente radicata nella storia della danza, ma al tempo stesso aperta alle urgenze del presente. La costruzione del cartellone, articolata in undici titoli, non appare come una semplice giustapposizione di produzioni, bensì come un tessuto connettivo in cui epoche, linguaggi e poetiche differenti dialogano tra loro. In filigrana si coglie una sensibilità che affonda le proprie radici nella grande tradizione europea del balletto, quella che da Marius Petipa in avanti ha definito i codici del classico, ma che nel corso del Novecento ha saputo reinventarsi attraverso figure decisive come George Balanchine e Jerome Robbins. La direttrice Ferri sembra raccogliere questa eredità e rileggerla con uno sguardo personale, evitando ogni forma di museificazione e restituendo invece al repertorio una vitalità autentica. Le nuove ...

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Elogio a Stravinskij con una “Serata” di capolavori alla Scala

Petruška (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Petruška è uno di quei rari capolavori che non solo segnano un’epoca, ma continuano a parlarci con sorprendente attualità, mantenendo intatta la loro forza espressiva. Nato nel 1911 per i Ballets Russes di Sergej Djagilev, questo balletto rappresenta un punto di svolta nella storia della danza, un momento in cui musica, movimento e arti visive si fondono in una forma nuova, moderna e profondamente teatrale. Alla sua creazione concorrono tre personalità straordinarie: Igor Stravinskij per la musica, Michel Fokine per la coreografia e Alexandre Benois per scene e costumi. È proprio questa sinergia a rendere Petruška un’opera totale, capace di superare i confini del balletto tradizionale. L’idea affonda le radici nella cultura popolare russa, evocando la figura del burattino Petruška, affine per certi aspetti al Pulcinella della tradizione italiana: un personaggio grottesco, ironico e malinconico, che vive ai margini ma riesce a incarnare una verità profondamente umana. L’ambientazione, una fiera di Carnevale nella San Pietroburgo ottocentesca, offre una cornice vivace e multicolore, fatta di danze popolari, venditori ambulanti e spettacoli di strada. Ma dietro questa superficie festosa si cela una storia carica di tensione emotiva e di significati simbolici. Alla prima rappresentazione, avvenuta a Parigi, il pubblico si trovò di ...

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Le Spectre de la Rose: storia, personaggi, curiosità e trama

Il balletto Le Spectre de la Rose è una delle creazioni più suggestive e poetiche del primo Novecento, capace di condensare in pochi minuti un intero universo fatto di sogno, desiderio e memoria. Nato nel 1911 per i Ballets Russes, rappresenta perfettamente quello spirito innovativo che trasformò profondamente il linguaggio della danza, allontanandolo dalla rigidità accademica per avvicinarlo a una dimensione più espressiva e simbolica. Alla base del balletto c’è una poesia di Théophile Gautier, mentre la coreografia porta la firma di Michel Fokine e la musica è tratta da un brano di Carl Maria von Weber, orchestrato da Hector Berlioz. Questo intreccio di arti diverse contribuisce a creare un’atmosfera sospesa tra realtà e immaginazione. La scena si apre su una giovane ragazza appena rientrata dal suo primo ballo. Ancora avvolta nell’emozione della serata, tiene tra le mani una rosa, simbolo di quell’esperienza nuova e intensa. Si muove nello spazio con un misto di timidezza e nostalgia, come se volesse trattenere il ricordo di ciò che ha appena vissuto. Lentamente, la stanchezza prende il sopravvento e si addormenta su una poltrona, lasciandosi scivolare in una dimensione onirica. È a questo punto che il balletto si trasforma: dalla finestra entra lo ...

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Sospiri di piume: l’evocativo silenzio di Anna Pavlova

Anna Pavlova divenne famosa soprattutto per l’assolo La morte del cigno (The Dying Swan), creato per lei dal coreografo Michel Fokine nel 1905 sulle note del compositore Camille Saint-Saëns. Era una coreografia brevissima — appena tre minuti — ma talmente intensa da commuovere il pubblico in tutto il mondo. Durante una tournée negli anni ’10 del Novecento in Sud America, Pavlova portava con sé un piccolo zoo personale: cani, uccelli e persino un vero cigno. Era famosa per il suo amore quasi ossessivo per questi animali, che considerava una fonte di ispirazione per studiare il movimento. Un giorno, mentre la compagnia si trovava in una grande villa presa in affitto per le prove, la ballerina passò ore a osservare il suo cigno nuotare nello stagno del giardino. Non si limitava a guardarlo: cercava di imitare ogni gesto… come il collo si piegava lentamente, come le ali si aprivano con lentezza, come il corpo scivolava sull’acqua quasi senza peso. Secondo alcuni membri della compagnia, Pavlova si mise addirittura a provare movimenti nel prato, piegando le braccia e camminando sulle punte mentre osservava l’animale. Pare che i domestici della villa, vedendola dalla finestra, pensassero che la famosa ballerina fosse impazzita. Dopo quell’osservazione, ...

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Omaggio a Michel Fokine al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo

Il 29 marzo 2026 il Mariinsky Theatre di San Pietroburgo offrirà al suo pubblico un’esperienza rara e preziosa: un recital dedicato ai balletti di Michel Fokine. Si tratta di una serata che non si limita alla semplice esecuzione di coreografie, ma che intende restituire la visione e l’anima di uno dei coreografi più rivoluzionari del XX secolo, il cui lavoro ha profondamente trasformato il linguaggio del balletto classico. La scelta di ospitare un programma così composito in forma di recital è significativa: permette di attraversare diverse sfumature della sua arte, dai pezzi più lirici e poetici a quelli di marcata teatralità, ripercorrendo l’evoluzione di un pensiero coreografico che ha cercato di liberare il corpo dai vincoli della pura tecnica accademica per restituirgli una voce espressiva completa. Michel Fokine, nato a San Pietroburgo nel 1880, si formò all’interno dell’Accademia Imperiale di Danza, dove il rigore tecnico era assoluto e le regole coreografiche codificate. Tuttavia, già in giovane età, il suo spirito critico lo portò a interrogarsi sulla rigidità di quel sistema, convinto che il balletto potesse essere molto più di una sequenza di movimenti eleganti. La sua visione prevedeva un’armonia totale tra danza, musica, scenografia e costumi, concependo ogni spettacolo come ...

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La Sagra della Primavera: storia, personaggi, curiosità e trama

La Sagra della primavera è uno dei capolavori assoluti del teatro musicale del Novecento, un’opera che ha segnato una frattura radicale nella storia della musica e della danza. Il balletto nacque dalla collaborazione tra il compositore Igor Stravinsky e l’impresario dei Ballets Russes Sergej Diaghilev, che tra il 1911 e il 1913 commissionò la partitura destinata alla sua celebre compagnia. Fin dall’inizio il progetto fu concepito come qualcosa di profondamente nuovo: Stravinsky, affascinato da visioni arcaiche e rituali, immaginò inizialmente di intitolare l’opera Il Grande Sacrificio, mentre Diaghilev preferì per un certo periodo il titolo La Coronazione della Primavera, prima di scegliere definitivamente La Sagra della primavera. Il balletto venne presentato con il sottotitolo Quadri della Russia pagana e racconta un rito primordiale in cui una giovane fanciulla, designata come Eletta, danza fino alla morte per propiziare il ritorno della primavera e garantire prosperità alla comunità. La coreografia fu affidata al leggendario danzatore e coreografo Vaslav Nijinsky. In un primo momento Diaghilev aveva pensato a Michel Fokine, ma quest’ultimo, turbato dalla radicalità della partitura di Stravinsky, rinunciò al progetto; si considerò anche il nome di Aleksandr Gorskij, prima che la scelta definitiva ricadesse su Nijinsky. Il coreografo lavorò alla creazione ...

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Tamara Karsavina, eterna nel respiro e nell’anima del balletto

Nel grande affresco della storia del balletto europeo tra XIX e XX secolo, la figura di Tamara Karsavina emerge con una luminosità singolare, come incarnazione di un’epoca nella quale la tradizione imperiale russa si incontrò con le avanguardie artistiche della modernità. La sua vicenda artistica non rappresenta soltanto la carriera di una ballerina straordinaria, ma si intreccia profondamente con le trasformazioni estetiche e culturali che ridefinirono il linguaggio della danza nel primo Novecento. In lei si condensarono infatti la disciplina raffinata della scuola accademica di San Pietroburgo, la sensibilità drammatica del teatro moderno e l’audacia sperimentale che caratterizzò la rivoluzione dei Ballets Russes. Nata a San Pietroburgo il 9 marzo 1885, in una città che allora costituiva uno dei più splendidi centri artistici dell’Europa imperiale, Karsavina crebbe in un ambiente nel quale la danza non era soltanto professione ma autentica tradizione familiare. Suo padre, il ballerino Platon Karsavin, apparteneva al prestigioso corpo di ballo del Teatro Mariinsky, istituzione nella quale la tradizione coreutica russa aveva raggiunto uno dei vertici della propria perfezione tecnica e stilistica. In quel contesto, la giovane Tamara venne educata secondo i severi principi della scuola accademica imperiale, frequentando la Scuola di Balletto Imperiale, laboratorio pedagogico nel ...

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Cléopâtre: l’aurora dorata dei Ballets Russes

Il balletto Cléopâtre occupa un posto eminente nella storia della danza del primo Novecento. Nato come visione sensuale e orientalizzante, si impose ben presto quale manifesto di una nuova estetica scenica, capace di fondere suggestioni archeologiche, costruzione sinfonica e un inedito splendore cromatico destinato a ridefinire il gusto teatrale europeo. La prima rappresentazione ebbe luogo il 2 marzo 1908 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, in forma di spettacolo di beneficenza, con il titolo Une Nuit d’Égypte. In quell’occasione salirono in scena Anna Pavlova nel ruolo di Ta-Hor, Michel Fokine (Amoun), Elizaveta Tihmé nella parte di Cleopatra, affiancati da Tamara Karsavina e Vaslav Nijinsky come schiavi prediletti della sovrana. La coreografia, ideata da Fokine, rivelava già un deciso distacco dalla grammatica accademica del balletto imperiale: gesto e dramma si saldavano in un linguaggio espressivo unitario, sorretto da un tessuto musicale costruito su brani sinfonici di Anton Arenskij, riorganizzati in un efficace mosaico orchestrale. Il 2 giugno 1909 l’opera fu presentata al pubblico parigino dai Ballets Russes di Sergej Djagilev al Théâtre du Châtelet. In questa occasione il balletto assunse definitivamente il titolo Cléopâtre e conobbe una risonanza europea. Protagonista fu Ida Rubinstein, figura magnetica e aristocratica, la cui presenza statuaria ...

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Le Maschere di Franzutti: echi senza tempo [RECENSIONE]

Nel cuore del Teatro Municipale di Piacenza – gioiello di armoniosa eleganza neoclassica, tempio della tradizione e custode di memorie melodrammatiche e tersicoree – si è celebrato un pomeriggio di squisita fattura (domenica 15 febbraio), concepito quale omaggio al Carnevale e, più sottilmente, quale raffinato itinerario storico-coreutico attorno alla figura della maschera. A guidare con sensibilità e acume il teatro di tradizione piacentino è Cristina Ferrari, che ne tutela l’identità con intelligente apertura a progetti di alta caratura culturale. L’idea di riunire sotto il segno della maschera una costellazione di pagine coreografiche tra Ottocento e primo Novecento – intrecciando repertorio e nuove creazioni – rivela non solo gusto antiquario, ma consapevolezza storica. La maschera, del resto, è archetipo scenico prima ancora che accessorio festivo: figura liminare fra identità e finzione, fra rituale popolare e trasfigurazione teatrale. Nel balletto romantico e post-romantico essa si fa simbolo di ambiguità amorosa, di brio virtuosistico, di grazia miniaturizzata in porcellana viva. Non è stato soltanto il palcoscenico a vestirsi di travestimento: poiché la data coincideva con il Carnevale, il pubblico era stato invitato a presentarsi in maschera. E così, fra velluti e stucchi, la platea si è popolata di figure di ogni età – ...

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