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Rudolf Nureyev: l’uomo che volava oltre il salto

  Quando Rudolf Nureyev si lanciava nello spazio del palcoscenico, non era semplicemente un corpo che obbediva a un impulso muscolare. Era come se la terra, per un istante, rinunciasse al suo diritto di reclamare peso. La gravità esitava, confusa, e il tempo si assottigliava fino a diventare un filo impercettibile. In quell’attimo sospeso, il pubblico smetteva di respirare: non per educazione, ma per istinto, come si fa davanti a un miracolo che non osa essere disturbato. Il salto di Nureyev non era mai un gesto isolato. Era un atto di rottura. Un’affermazione feroce di esistenza. Un grido muto lanciato contro i limiti imposti al corpo, alla storia, all’identità. Ogni elevazione era una dichiarazione d’indipendenza: da uomo che rifiutava la docilità, da artista che non accettava confini, da figlio dell’Asia centrale che si sarebbe fatto emblema dell’Occidente senza mai dissolversi in esso. Fu per questo che il mondo iniziò a chiamarlo Il tartaro volante. Un nome che sembrava nascere più dalla leggenda che dalla cronaca. La stampa europea lo scolpì con un gusto vagamente esotico, intriso di fascinazione e distanza. Tartaro evocava steppe infinite, cavalli lanciati al galoppo, popoli nomadi e indomabili. Una parola che sapeva di vento e di ...

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Le danze barocche, tra eleganza, teatralità e potere

Il periodo barocco, esteso approssimativamente tra la fine del XVI e la metà del XVIII secolo, è ricordato come una stagione artistica dominata dall’opulenza, dal dinamismo e da una visionarietà teatrale senza precedenti. La danza, in questo contesto, non fu solo un’arte destinata all’intrattenimento delle corti europee, ma anche un raffinato strumento di comunicazione sociale e politica. Le sale dei palazzi reali si trasformarono in veri e propri palcoscenici, dove i movimenti del corpo erano codificati con la stessa precisione con cui compositori e architetti orchestravano le loro opere. Una società che danza: il ruolo sociale del ballo Nelle corti barocche la danza era parte essenziale dell’educazione dell’aristocrazia. Imparare a muoversi con grazia, rispettare il ritmo, mantenere l’equilibrio nei passi più complessi era considerato indispensabile quanto saper parlare latino o conoscere le arti del governo. Ogni gesto portava con sé un significato: la postura eretta comunicava nobiltà, l’apertura delle braccia invitava al dialogo, mentre la precisione dei passi era percepita come riflesso dell’armonia interiore. Le danze diventavano così una forma di linguaggio sociale, attraverso cui affermare rango, educazione e prestigio. Non a caso, nelle grandi cerimonie politiche o nei matrimoni tra casate, i balli assumevano un ruolo rituale, quasi diplomatico. ...

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Viaggio nel dizionario francese dei codici accademici

Parlare con i piedi, pensare con il corpo, scrivere nell’aria: questa è l’essenza della danza classica. Ma ogni arte, anche la più eterea, ha bisogno di un linguaggio preciso, condiviso, scolpito nel tempo. E nella danza classica, questo linguaggio ha un nome e una lingua: il dizionario francese dei codici accademici. Non si tratta di un semplice elenco di termini, ma di un alfabeto in movimento, un sistema codificato che unisce generazioni di danzatori in ogni angolo del mondo. È un lessico nato a corte e cresciuto nei teatri, conservato nelle accademie, inciso nella memoria muscolare di chi balla. Nel XVII secolo, mentre l’Europa si agitava fra guerre e rivoluzioni, alla corte di Luigi XIV prendeva forma un’arte silenziosa e potentissima: la danza come disciplina accademica. Il Re Sole, che amava danzare tanto quanto governare, capì il potere del gesto ben ordinato. Nel 1661 fondò l’Académie Royale de Danse, chiamando a sé i migliori maestri per codificare i movimenti che fino ad allora erano stati lasciati all’intuizione. Fu così che nacquero le cinque posizioni dei piedi, l’en dehors, il principio dell’aplomb. Parole francesi, certo, ma che descrivevano idee universali di forma, equilibrio, armonia. Il francese non fu una scelta casuale: ...

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Un libro per l’estate: “Rudolf Laban: corpo, spazio, espressione”, la danza intesa come essenza del mondo

E’ arrivato finalmente anche in Italia il volume che offre un quadro esauriente di quella che è la danza secondo il danzatore, insegnate e teorico austro-ungarico Rudolf Laban (1879-1958). Il libro, intitolato “Rudolf Laban: corpo, spazio, espressione” e pubblicato in tutte le librerie per Epos, esegue un resoconto dell’evoluzione e delle trasformazioni della danza in seguito alla nascita delle teorie di  Laban. L’autrice, Vera Maletic, allieva dello stesso Laban, in qualità di testimone dell’operato di quest’ultimo, esplica che cos’era la danza secondo il  maestro, prendendo in considerazione anche il suo famoso sistema di notazione dei passi risalente al 1928 e noto come “Notazione Laban” oppure “Labanotation”. Questa volta la danza, vista come un’arte da palcoscenico, da una parte  è intesa come l’espressione del ritmo originario che da solo costituisce l’essenza del mondo, dall’altra come  movimento liberatorio del corpo e dell’animo umano. Antonia Nedelcu

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“Rudolf Laban: corpo, spazio, espressione”, la danza intesa come essenza del mondo.

Arriva finalmente anche in Italia il volume che offre un quadro esauriente di quella che è la danza secondo il danzatore, insegnate e teorico austro-ungarico Rudolf Laban (1879-1958). Il libro, intitolato “Rudolf Laban: corpo, spazio, espressione” e pubblicato in tutte le librerie per Epos, esegue un resoconto dell’evoluzione e delle trasformazioni della danza in seguito alla nascita delle teorie di  Laban. L’autrice, Vera Maletic, allieva dello stesso Laban, in qualità di testimone dell’operato di quest’ultimo, esplica che cos’era la danza secondo il  maestro, prendendo in considerazione anche il suo famoso sistema di notazione dei passi risalente al 1928 e noto come “Notazione Laban” oppure “Labanotation”. Questa volta la danza, vista come un’arte da palcoscenico, da una parte  è intesa come l’espressione del ritmo originario che da solo costituisce l’essenza del mondo, dall’altra come  movimento liberatorio del corpo e dell’animo umano. Antonia Nedelcu

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