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Tanto lavoro e tanta voglia di ballare nella vita di Ilenia Montagnoli

 

È legatissima alla sua famiglia, un fidanzato ballerino con cui divide gioie e dolori del difficile mondo dell’arte della danza e tanta voglia di proseguire la propria carriera con umiltà e senso del lavoro.    

Dove hai iniziato a studiare danza? 

Io sono mantovana ed ho studiato in una scuola privata fino all’età di 15 anni. In seguito sono andata al Teatro Carcano di Milano, dove ho studiato per due anni con Margarita Smirnova. Durante questo periodo ho avuto modo di lavorare anche con Giuseppe Carbone che successivamente mi ha mandata al Boston Ballet con una borsa di studio.

Quanto tempo della tua vita dedichi alla danza?

La vita del ballerino impegna totalmente, quindi posso dire di dedicare quasi tutto il mio tempo alla danza. Non è solamente un discorso fisico, anche la mente è sempre lì, sulla danza e spesso quando non sono in sala prove guardo su Internet i video di grandi ballerine del passato e non. Chiaramente è molto importante anche avere una vita privata, io in questo mi ritengo abbastanza fortunata perché il mio compagno è anche lui un ballerino e quindi uniamo professione e vita privata. 

Pensi che l’esserti dedicata alla danza fin da bambina abbia portato via qualcosa alla tua adolescenza?  

Io ho avuto la grande fortuna di studiare in un’ottima scuola privata e quindi non mi sono dovuta allontanare dai miei affetti per andare in un’accademia, come è stato per molti miei colleghi. Forse è anche per questo che ritengo di aver avuto un’infanzia piuttosto serena, perché ho vissuto sempre in sala a ballare però la sera potevo tornare a casa dalla mia famiglia. 

Hai accennato prima al periodo che hai trascorso al Boston Ballet

È stata una grande possibilità che mi ha dato il maestro Carbone, forse per me però era troppo presto, non ero abbastanza matura per affrontare un mondo totalmente diverso come è quello americano. In seguito ho infatti preferito avvicinarmi all’Italia ed ho fatto la mia prima audizione a Berlino, con Vladimir Malakhov, dove sono stata scelta subito ed ho così iniziato a lavorare.

Col senno di poi, meglio l’estero o l’Italia?

Se parliamo di lavoro è sicuramente meglio l’estero, io però sono italiana e amo questo paese, amo la mia famiglia. Sono tornata dopo tre anni da Berlino proprio per questi motivi, in realtà pensavo che la situazione lavorativa nel nostro paese fosse migliore, ma adesso che sono qui mi rendo conto di quanto sia difficile.

Un tuo pregio?

Io credo di essere molto umile. Ringrazio sempre per quello che mi viene dato, non mi sopravvaluto e non voglio a tutti i costi ottenere risultati. Lavoro ed ho sempre lavorato sodo, sperando che qualcuno mi notasse senza dover chiedere mai nulla. 

Un difetto invece? 

Forse troppo spesso mi butto giù. Ho sempre il timore di non essere all’altezza delle situazioni, ho paura che quello che mi capita sia grande fortuna e vorrei sempre essere adeguata. Per fortuna però quando vado in scena, stando sul palcoscenico, viene fuori il mio essere artista, quella sicurezza che poi invece nel privato ogni tanto vacilla.

Il 18 dicembre riceverai il premio Anita Bucchi come miglior ballerina, affiancando Polina Semionova premiata come miglior ballerina internazionale 

Questo premio è stata una grande sorpresa, tornando sempre all’insicurezza di cui parlavamo prima, non ritengo di essere una ballerina così conosciuta ed invece aver avuto questa convocazione mi ha piacevolmente sorpresa. Quello che mi fa piacere è che ogni tanto la meritocrazia premia, è un riconoscimento che è arrivato forse al momento giusto. In questo periodo, per questione burocratiche, non sto lavorando, anche se so che a gennaio dovrei riprendere i miei impegni con l’Arena di Verona, e quindi, anche se fortunatamente riesco anche a fare altre cose, il non avere un teatro di cui far parte può essere demoralizzante. 

Tra tutti i balletti di repertorio, quale preferisci?  

Sicuramente Il Lago dei Cigni, come prima ballerina non ho avuto la possibilità di ballarlo per intero, però posso dire che è il balletto che sento più mio, quello che in assoluto mi rispecchia di più. Devo però dire che ogni balletto quando lo si interpreta diventa speciale.

Che progetti ci sono nel tuo futuro ?  

Dovrei tornare in Arena con una produzione di Renato Zanella, farò dei Galà con Antonio Desiderio e poi vedremo cosa succederà, magari, se dovesse esserci una possibilità di andare all’estero, potrei anche farci qualche pensierino.

Un sogno nel cassetto? 

Vorrei avere la possibilità di ballare il più possibile, ma proprio per il piacere di farlo, non solamente pensando alla carriera. Poi vorrei poter mantenere la mia serenità, il mio equilibrio, cercando di realizzare i mie progetti professionali e privati, l’anno prossimo ad esempio mi sposerò.  

                                                                                                Alessandro Di Giacomo

 

Foto: gentile concessione di Guido Sancilio

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