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Dolore anteriore del ginocchio nei giovani danzatori: le affezioni dell’articolazione femoro-rotulea

Dal punto di vista scheletrico, il ginocchio è composto da tre ossa che, venendo a contatto tra di loro, formano due differenti articolazioni: la principale nasce dal contatto tra femore e tibia (articolazione femoro-tibiale) mentre la seconda, più piccola, è composta dalla faccia posteriore della rotula che si articola con la troclea femorale (articolazione femoro-rotulea).

  Rispetto alla maggior parte delle ossa del nostro corpo, la rotula potrebbe essere definita una specie di “osso libero” (non a caso in molti testi è descritta come un osso sesamoide): la sua faccia anteriore, infatti,  è completamente rivestita dal tendine del muscolo quadricipite (muscolo estensore del ginocchio) che va ad inserirsi sull’apofisi tibiale anteriore (fig. 2) mentre, durante i movimenti di flessione ed estensione, la sua faccia posteriore si sposta in basso ed in alto su una sorta di “binario”, formato dall’unione dei due condili femorali, che prende il nome di troclea. Le forze di trazione cui è sottoposta la rotula durante i movimenti del ginocchio sono ingenti e, a causa della fisiologica inclinazione del femore verso l’nterno rispetto alla tibia, sono anche asimmetriche: esse tendono, infatti a spostare la rotula verso l’esterno, rendendone meno facile lo scorrimento nella troclea. Proprio per questo motivo, a ginocchio esteso, lo Specialista potrà  misurare il cosiddetto angolo Q o angolo del quadricipite che ci premetterà di valutare l’allineamento dell’apparato estensore del ginocchio e, in ultima analisi, l’entità delle forze di trazione esterna che agiscono sulla rotula: maggiore è l’ampiezza dellìangolo Q, maggiori sono le forze di trazioneestrna che agiscono sullarotula. Fisiologicamente, le donne hanno un angolo Q maggiore di quello degli uomini in quanto, essendo il loro bacino più largo, il femore risulta essere maggiormente inclinato verso l’interno.

Ovviamente, l’entità dell’angolo Q non varia soltanto tra i due sessi ma anche nei diversi tipi di allineamento del ginocchio: soggetti con le ginocchia valghe, ad esempio, presenteranno un angolo Q aumentato e quindi, come già detto in precedenza, un maggiore carico di forze di compressione che agiscono sulla rotula. Tra i giovani danzatori, tale condizione predisponebte alla comparsa delle patolgie dell’articolazione femoro-rotulea – che nasce appunto da un disallineamento dell’arto inferiore – può essere amplificata ed aggravata da un’errata impostazione tecnica, sia della posizione di parallelo che di en dehors,  che può arrivare a sfociare in un disallineamento globale dell’arto inferiore che alcuni Autori Anglosassoni descrivono con il nome di Miserable Malalignment Syndrome, condizione purtroppo tuttora troppo frequente tra i nostri giovani danzatori.

Come in tutte le altre articolazioni mobili del nostro corpo, anche a livello dell’articolazione femoro-rotulea le superfici ossee della rotula e della troclea femorale sono ricoperte da uno spesso strato di cartilagine, detta cartilagine articolare, che riduce l’attrito tra le due ossa durante i movimenti, soprattutto quelli eseguiti sotto carico, come ad esempio il plié. L’asimmetrica sollecitazione della cartilagine articolare durante i movimenti del ginocchio è il meccanismo patogenetico alla base della comparsa di dolore anteriore del ginocchio da sindrome femoro-rotulea, dovuto alla precoce degenerazione di questo fondamentale strato cartilagineo protettivo; se gli accertamenti strumentali confermano la presenza di un danno del tessuto cartilagineo, si potrà anche parlare di condromalacia della rotula, ovvero di sofferenza della cartilagine rotulea.

Il dolore femoro-rotuleo rappresenta la causa più frequente di dolore anteriore del ginocchio tra gli adolescenti ed i giovani sportivi ed è particolarmente evidente tra coloro che praticano attività di “salto” o che prevedono piegamenti ripetuti: in uno studio su 362 danzatori classici e contemporanei, oltre il 38% di loro riferiva di aver sofferto almeno una volta di tale disturbo (Clippinger K., Dance Anatomy and Kinesiology, Human Kinetics, 2007). La sofferenza  della cartilagine rotulea sembra essere più frequente tra le danzatrici ed è aggravata dalla presenza di ginocchia iperestese (soprattutto se non impostate correggendo il disallineamento) e dalla debolezza del vasto mediale (uno dei quattro capi del muscolo quadricipite).

I classici sintomi della sindrome femoro-rotulea sono rappresentati da: dolore diffuso “intorno” alla rotula, dolore anteriore del ginocchio in massima flessione (come ad esempio nel grand plié), tumefazione più o meno evidente e sensazione di “crepitio” durante i movimenti di flessione ed estensione del ginocchio.

La diagnosi di questa condizione è prevalentemente clinica e necessita di un controllo da parte di un Medico Specialista in grado di valutare l’allineamento e la mobilità della rotula, il tono della muscolatura della coscia e di ipotizzare l’entità della sofferenza cartilaginea; l’esame clinico può essere coadiuvato da indagnini strumentali quali radiogrammi in proezioni specifiche per valutare l’allineamento della rotula oppure la Risonanza Magnetica Nucleare, che permette di quantificare il grado di sofferenza della cartilagine articolare.

Il trattamento medico consiste nel riposo (assoluto o relativo a seconda dell’entità del dolore), nell’uso di farmaci anti-infiammatori e in un intervento riabilitativo mirato volto a ripristinare il corretto equilibrio dell’apparato estensore del ginocchio in relazione ai muscoli flessori allineamento dell’arto inferiore fuori e sotto carico). In alcuni casi può essere indicata l’applicazione di un taping o di un tutore (Jenkinson D. and Bolin D., JDMS, 5 (1): 16-20, 2001) ma, come spesso accade per quasi tutte le patologie legate alla pratica della danza, la correzione degli errori di tecnica rappresenta l’obiettivo più importante per eliminare il dolore.  A tale proposito è indispensabile ripetere, ancora una volta, quanto sia importante che l’Insegnante di Danza sia preparato a conoscere e rispettare le caratteristiche fisiche dei propri allievi: sia in ambito professionale che soprattutto in ambito amatoriale, i giovani danzatori non devono mai essere forzati ad utilizzare il ginocchio in una condizione di disallineamento rispetto all’anca ed al piede. Nello specifico, l’ampiezza dell’en dehors misurata a livello dei piedi dovrà essere sempre commisurata alle possibilità di rotazione esterna delle anche (en dehors fisiologico) evitando ogni tipo di forzatura sotto carico (rotazione esterna forzata) e la tendenza all’iperestensione delle ginocchia dovrà essere corretta e non enfatizzata, lavorando sull’uso del muscolo quadricipite per il corretto mantenimento dell’allineamento tra femore e tibia sul piano sagittale.

Osservando queste  basilari indicazioni, apparentemente molto “semplici” da comprendere teoricamente ma molto spesso difficili da applicare praticamente nellaula di danza, i Tecnici della  Danza potranno giocare un ruolo fondamentale nell’efficace prevenzione della comparsa della sindrome femoro-rotulea nei giovani danzatori.

 

Dott.ssa Luana Poggini

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