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Piatto profondo. Nelle Profondità della decadenza, Una viva coreografia di Chris Haring

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Dopo l’anteprima di quest’estate al Teatro Remondini di Bassano del Grappa, Deep Dish, la creazione di Chris Haring, torna in territorio veneto, e va in scena il 17 gennaio al Teatro Contatto di Udine.

Un appuntamento da non perdere, perché Chris Haring dimostra una completa consapevolezza e padronanza della contemporaneità nelle sue forme artistiche: la danza, la video-arte, il testo teatrale vagamente assurdo, il cinema.

Una consapevolezza, quella del coreografo viennese, che possiamo dire giunge in questa creazione a compimento dopo il percorso idealmente tracciato tra l’omologazione tratteggiata in Running Sushi, il giardino decadentista di Mush Room – The Perfect Garden, entrambi riuniti in questo banchetto che è Deep Dish, in cui la coreografia è parte di un progetto più esteso, che sconfina in una coreografia di arti più che di movimenti.

I quattro interpreti, Luke Baio, Stephanie Cumming, Katharina Meves e Anna Maria Nowak, estremamente convincenti nel loro ruolo di strani invitati a una cena, siedono attorno a una tavola imbandita, unico elemento in scena, e si muovono come dipinti barocchi mossi in stop motion; a turno, poi, prendono in mano la piccola telecamera che proietta direttamente le immagini sullo sfondo, creando una scenografia che è un film live ogni volta diverso e ogni volta precisamente inserito nella coreografia.

Di certo apprezzato dagli appassionati di cinema, Deep Dish è un tributo a Bunuel e Greeenaway, con le loro situazioni surreali e caravaggesche, inquietanti e ammalianti al tempo stesso, e combinate con inquadrature che ricordano Kubrick: così, un frutto che galleggia in una bacinella, ripreso da vicino, diventa un pianeta sconosciuto, e le gambe dei danzatori, moltiplicate all’infinito, sono strane creature sottomarine.

I danzatori si fanno anche attori, mentre recitano brani slegati fra loro e di difficile comprensione, che sono mutuati da canzoni tradizionali dell’est europeo e dialoghi tra persone che non si ascoltano (“devo confidarvi un segreto ma non posso”, dice improvvisamente una delle interpreti); ma diventano anche cineasti, e ridefiniscono il concetto di coreografia: non solo passi di danza, ma anche una serie studiata di movimenti che creano una continua integrazione di arti.

Danza, teatro, cinema ma anche storia dell’arte, se è vero che l’idea parte dal trittico di Hieronymus Bosch esposto a Madrid, il Giardino delle delizie. Il giardino però è qui natura morta, apparentemente invitante, ma nel dettaglio già sulla via della decomposizione, o distrutta dall’irruenza dei commensali, che celebrano un ipotetico inno all’opulenza che altro non è che un inno alla decadenza invisibile.

Una decadenza segnata anche dal tempo, che non scorre come l’acqua, ma dall’acqua viene centellinato, anche visivamente da una goccia d’acqua che scandisce il ritmo, inesorabilmente.

Una creazione questa di Haring per la compagnia Liquid Loft che lascia inchiodato alla poltrona lo spettatore: attraverso le discipline più diverse dell’arte crea un affresco che non dà risposte, ma fa in modo che chi lo osserva si ponga domande, e resti senza fiato davanti alla genialità coreografica e artistica.

 

ORARI&INFO:

Deep Dish, di Chris Haring, compagnia Liquid Loft

17 gennaio, ore 21.00

Teatro Contatto di Udine

c/o Teatro Palamostre,

Piazzale Paolo Diacono 21

33100 Udine

Info: info@cssudine.it

www.cssudine.it

 

Greta Pieropan

www.giornaledelladanza.com

Foto: M. Loizenbauer

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