Il 28 agosto 2025 si è spento, a 92 anni, Rodion Shchedrin, uno dei più grandi compositori del Novecento.
Con la sua scomparsa si chiude un capitolo unico della storia dell’arte, segnato da un sodalizio irripetibile con la leggendaria ballerina Maya Plisetskaya, sua moglie e musa per oltre mezzo secolo.
Insieme hanno riscritto le regole del balletto sovietico.
Lui, genio inquieto della musica, ha composto capolavori audaci come Carmen Suite, pensata su misura per il corpo e l’anima di Maya.
Lei, étoile del Bolshoi, ha trasformato ogni coreografia in un atto di poesia e ribellione, diventando simbolo vivente della danza russa.
Maya è scomparsa nel 2015, lasciando un vuoto colmato solo dalla musica di Rodion, il quale scrisse opere, balletti, concerti e sinfonie per mezzo secolo. Nei suoi lavori si sente lo spirito di una modernità inquieta e sincera.
La sua vita fu costellata di successi e riconoscimenti internazionali, ma il suo centro creativo fu sempre Maya. Scrisse per lei, con lei. Ogni nuova partitura sembrava cucita sul suo corpo, pensata per il suo gesto, per la sua visione.
I loro nomi sono incisi nella memoria collettiva dell’arte del XX secolo. Carmen Suite, Il cavallino gobbo, Anna Karenina, Il gabbiano: ogni titolo è un frammento della loro vita, una prova del loro linguaggio comune, una dichiarazione d’amore che ha preso la forma di arte.
Ora che anche lui ha lasciato la scena, il loro legame torna eterno.
Due vite, una sola opera: una sinfonia d’amore che continuerà a risuonare nei teatri del mondo.
Michele Olivieri
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