
Trasformò il corpo in pura forma: Nelle sue danze il corpo quasi scompariva: grazie a lunghissimi veli di seta mossi con bacchette nascoste, Fuller creava figure astratte come fiori, fiamme o farfalle, rompendo con la danza narrativa tradizionale.
Fu una pioniera dell’illuminazione teatrale: Sperimentò luci colorate, riflettori mobili e proiezioni, arrivando a brevettare sistemi di illuminazione scenica. Il suo lavoro anticipò l’uso creativo della luce nel teatro e nel cinema.
Collaborò con scienza e tecnologia: Era affascinata dalla scienza e frequentò ambienti scientifici d’avanguardia: collaborò anche con Marie Curie, interessandosi agli effetti luminosi di sostanze fosforescenti e radioattive (all’epoca non ancora considerate pericolose).
In America non fu capita, in Europa idolatrata: Negli Stati Uniti il suo stile fu giudicato troppo sperimentale; in Francia invece divenne un mito della Belle Époque, celebrata da artisti come Toulouse-Lautrec e Stéphane Mallarmé.
Simbolo di emancipazione femminile e queer: Loïe Fuller fu una donna indipendente, imprenditrice di se stessa, con una compagnia composta quasi solo da donne e relazioni affettive femminili. Oggi è considerata una figura chiave della storia queer e femminista delle arti performative.
Michele Olivieri
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