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Visioni-stili della modern dance e i loro maestri storici

La modern dance nasce tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento come risposta diretta al balletto classico. È una danza di rottura, ma anche di fondazione: ogni maestro costruisce un proprio sistema tecnico e una visione del corpo, dando origine a stili riconoscibili e trasmissibili. A differenza della danza contemporanea, la modern dance si fonda su tecniche codificate, su una forte relazione tra movimento ed espressione interiore e su una chiara figura autoriale. Prendiamo in esame alcuni figure artistiche che hanno dato vita ad un proprio linguaggio:

Isadora Duncan: la modern dance “libera”
Isadora Duncan rappresenta l’origine ideologica della modern dance. Il suo stile, spesso definito “libero”, rifiuta la verticalità artificiale del balletto per tornare a un movimento naturale, fluido, ispirato alla respirazione e alle leggi della natura. Il corpo si muove per onde, camminate, salti semplici; i piedi sono nudi, il gesto nasce dal centro vitale del torso. Duncan non crea una tecnica strutturata, ma un principio fondativo: la danza come espressione autentica dell’essere umano.

Ruth St. Denis e Ted Shawn: spiritualità e teatralità
Ruth St. Denis introduce nella modern dance una dimensione simbolica e spirituale, ispirandosi alle culture orientali e alle danze rituali. Il suo stile è teatrale, evocativo, carico di significati mistici. Ted Shawn, suo partner artistico, sviluppa invece una modern dance fortemente fisica e virile, contribuendo a legittimare la presenza maschile nella danza. Insieme fondano la Denishawn School, vero laboratorio della modern dance americana, da cui nasceranno alcuni dei più grandi maestri del Novecento.

Martha Graham: la tecnica come linguaggio emotivo
Martha Graham è la figura centrale della modern dance tecnica. Il suo stile si basa su un sistema rigoroso fondato su contraction e release, movimenti che nascono dal bacino e dalla colonna vertebrale. La danza grahamiana è intensa, drammatica, radicata nel peso e nel contatto con il suolo. Ogni gesto è carico di significato emotivo e psicologico. Con Graham, la modern dance diventa una forma di teatro totale, capace di raccontare miti, tragedie e conflitti interiori.

Doris Humphrey: equilibrio e gravità
Doris Humphrey costruisce la propria tecnica sul principio di fall and recovery, esplorando il rapporto tra il corpo e la forza di gravità. Il movimento oscilla costantemente tra stabilità e perdita di equilibrio. Il suo stile è chiaro, architettonico, spesso corale. Humphrey introduce una visione etica della danza: il corpo diventa metafora della condizione umana, sospesa tra controllo e abbandono.

Charles Weidman: gesto e pantomima moderna
Charles Weidman sviluppa uno stile basato sulla chiarezza del gesto e sull’uso espressivo della pantomima. La sua modern dance integra elementi comici, drammatici e sociali, allontanandosi dalla solennità di altre correnti. Il corpo diventa narrativo, leggibile, capace di raccontare situazioni quotidiane e tensioni collettive, mantenendo una solida base tecnica.

José Limón: peso, dignità e presenza
Allievo diretto di Humphrey, José Limón sviluppa una tecnica che enfatizza il peso del corpo, la respirazione e la continuità del movimento. La sua danza è umana, essenziale, priva di eccessi formali. Limón restituisce centralità all’interprete maschile e introduce una qualità di movimento nobile e terrena allo stesso tempo. Il suo stile rappresenta una delle espressioni più mature e compiute della modern dance storica.

Lester Horton: struttura e forza
La tecnica Horton è una delle più sistematiche della modern dance. Si basa su un intenso lavoro di allineamento, forza e flessibilità, ed è pensata per costruire un corpo resistente e versatile. Horton integra influenze culturali diverse, mantenendo una forte impronta teatrale. Il suo stile resta pienamente moderno, pur aprendo la strada a sviluppi successivi attraverso i suoi allievi. La modern dance come sistema di stili

La modern dance non è un linguaggio unico, ma un insieme di tecniche autonome, ognuna legata alla visione del suo maestro. Ciò che le unisce è la centralità del corpo come veicolo di verità emotiva e la volontà di rompere con l’estetica accademica del balletto. Prima della danza contemporanea, prima della sperimentazione postmoderna, la modern dance ha costruito le fondamenta: un territorio in cui il movimento non è decorazione, ma necessità espressiva. Ed è proprio questa coerenza storica e tecnica a renderla ancora oggi una colonna portante della danza teatrale.

Michele Olivieri

Foto di Ben Gibbs

www.giornaledelladanza.com

© Riproduzione riservata

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