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Antonella Perazzo: “Troviamo un’espressione artistica per esprimere, tutti hanno bisogno di esprimere e, se le sole parole non bastano, allora esistono infinite strade.”

 

Antonella Perazzo è una delle vincitrici dell’Alto Jonio Dance Festival 2012; giovane performer e coreografa che ha lavorato in compagnie e programmi televisivi, è attualmente coreografa della compagnia Movin’ Beat e del musical Divina Commedia di Antonio Spaziano.

A quale modello ti sei ispirata quando hai deciso di intraprendere la tua carriera di danzatrice e coreografa?

Ho cominciato a studiare danza all’età di 5 anni, o meglio a giocare con la danza e quando ero piccina erano molti i modelli di danzatori eccezionali da poter farti sognare di diventare una danzatrice, basti pensare ai corpi di ballo in televisione come Fantastico; quando ho cominciato non avevo assolutamente idea di cosa significasse danzare, era la musica a rapirmi e per anni ha creato idee dentro me, è stata la mia musa ispiratrice. Intorno ai 18 anni ho compreso e preso coscienza del corpo, del suo movimento e della possibilità di liberarlo negli spazi. E’ stata per me una scoperta straordinaria: il “sentirmi” mentre danzavo è stato quello che ancora ad oggi adoro in tutto e per tutto.

Qual è stato il danzatore che ha stimolato maggiormente le tue scelte?

Partiamo da Heather Parisi, lei era straordinaria, una carica di adrenalina pura. Poi la mia attenzione si è spostata sulla coreografia e sui coreografi che, utilizzando la mente, creavano sculture danzanti. Ho letto e studiato molto sulla vita e la tecnica di Martha Graham, ho pensato spesso alla potenzialità’ di una mente che crea del “nuovo”; ho analizzato ed ho capito che è talmente naturale che in realtà è questo che la rende unica e meravigliosa. Tra i più grandi adoro il concetto essenziale di Pina Bausch, la genialità unica di Jiří Kylián, e Nacho Duato.

Qual è stato il momento più importante e significativo che ha segnato il tuo percorso artistico?

Ho sempre danzato in Italia, in diverse compagnie e spettacoli, ad un certo punto ho cominciato a viaggiare molto, ho avuto modo di vedere e vivere la danza a New York, Londra, Amsterdam, Madrid, Parigi, e quando ho avuto modo di conoscere il modo di concepire dei Momix e collaborare con i No Gravity, sono rinata, rigenerata completamente.

Cosa ne pensi dell’attuale condizione artistica e lavorativa in Italia?

Penso che l’Italia si trovi periodo molto particolare e che la difficoltà ad emergere di oggi, per motivi economici e assenza di investimenti, sia enorme. Di contro c’è da dire che l’arte è cultura e, se il prodotto piace, viene apprezzato e valorizzato. È necessaria più perseveranza e pazienza rispetto qualche tempo fa ma, se la creazione artistica funziona, il pubblico rimane affascinato e rapito. Sono e voglio essere ottimista e positiva, in fondo chi non ha mai fatto sacrifici per raggiungere un fine?

In molte occasioni vari personaggi artistici hanno manifestato le proprie opinioni e, in alcuni casi il proprio dissenso, attraverso forme d’arte come la danza e le varie forme d’intrattenimento: al momento stai lavorando come coreografa ed interprete per il musical “La Divina Commedia”, ideato e diretto da Antonio Spaziano, qual è il messaggio che volete comunicare al pubblico?

Rendere accessibile a diverse tipologie di pubblico una grande opera come La Divina Commedia considerata “un testo sacro” e a tutti gli effetti patrimonio culturale italiano. È la prima volta che lavoro come coreografa ad un musical ed ho affiancato il regista ed autore dal primo momento: dallo storyboard alla messa in scena; farlo diventare un musical è compito arduo, ho lavorato davvero molto sul rendere autentici e veri gli stati d’animo dei personaggi, e le musiche ed i testi di A. Spaziano hanno reso tutto più morbido e coinvolgente.

Nel mese di marzo partirai per New York una collaborazione coreografica con Pauline Legras presso la Caliince Dance in veste di vincitrice del premio “Miglior composizione coreografica” ricevuto in occasione dell’Alto Jonio Dance Festival. Che esperienza è stata partecipare al Festival? Cosa ha rappresentato per te ricevere questo premio?

Sono emozionata e vogliosa di fare questa straordinaria esperienza, ho partecipato con la mia compagnia Movin’ Beat e devo dire che il Festival AJD è stata una rivincita su me stessa. Sicuramente questo premio è stato la gratificazione di mesi e mesi di duro lavoro e penso che tutto ciò sia solo l’inizio, ora tocca lavorare duramente per nuove creazioni e per portare nella grande mela un prodotto italiano doc. Inizia quello che è un vero lavoro coreografico, un po’ mi spaventa tanta responsabilità, ma sono davvero fiera di tutte quelle persone che hanno creduto in me e cercherò di non deluderle. Inoltre ho avuto l’onore di vincere al DIF di Firenze, il concorso short time indetto dal Maggio Danza, quindi a Febbraio sarò inoltre tra i 10 coreografi scelti al Teatro Goldoni di Firenze per quattro rappresentazioni.

Quali sono le tue aspettative riguardo al tuo viaggio oltreoceano?

Non so che dire vorrei partire con una valigia e tornare con un bagaglio stracolmo di esperienza. Ho vissuto un mese a New York, ho studiato, guardato e assimilato il più possibile, ma il mio sogno era lavorare lì e  incredibile: succederà.

Il tuo stile come danzatrice e coreografa si è creato mediante la tua ricerca artistica personale e le tue molteplici esperienze in Italia e all’estero, stile che trasmetti anche attraverso l’insegnamento: quali sono i punti focali sui quali verte la formazione dei tuoi allievi?

Tutti gli allievi hanno un talento particolare, come tutte le persone a questo mondo, si tratta di capire quale sia ed evidenziarlo. Ognuno di noi può trasmettere, ma bisogna essere forniti di carta e penna, ecco proprio questo cerco di fare. Cerco di dare una direttiva, stimolare un’emozione, parlare con loro e di loro, è importantissimo. Solo quando si capisce chi si è allora si può esprimere agli altri. Il talento non si può insegnare, ci si nasce e poi è necessario tanto tanto allenamento e tanto studio, la danza deve diventare un fatto naturale, come camminare, respirare, amare, non va mai costretta, altrimenti perde vita.

Cosa consiglieresti alle persone che vogliono intraprendere questa carriera?

Di farlo assolutamente, di non perdere tempo a pensare: quando scatta un qualcosa dentro che non si può fermare, bisogna mettere ancora più sacrificio, e il risultato sarà migliore. Poi se non si ha la dote di creare si può sempre emozionare danzando, se non si riesce con la danza c’è l’arte. Troviamo un’espressione artistica per esprimere, tutti hanno bisogno di esprimere e se le sole parole non bastano allora esistono infinite strade. E mi permetto di dire un mio ultimo pensiero, è vero che un ottimo danzatore non deve necessariamente essere un ottimo coreografo od insegnante, ma è anche vero che un ottimo insegnante/coreografo non può trasmettere nulla se non ha vissuto il palcoscenico.

Antonietta Mazzei

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