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Redattori

Omaggio fotografico ad Alicia Alonso e Pedro Simón

La Fototeca de Cuba, in collaborazione con il Museo Nacional de la Danza e con il sostegno del Consejo Nacional de Patrimonio Cultural e del Centro de Desarrollo de las Artes Visuales, ha annunciato l’inaugurazione della mostra fotografica Umbral Feliz, un tributo commosso e visivamente potente alla straordinaria coppia formata da Alicia Alonso e Pedro Simón. L’esposizione, aperta al pubblico dal 5 al 31 agosto 2025, si svolge presso il Museo Biblioteca Servando Cabrera Moreno, situato nel quartiere Vedado de L’Avana, con orario di visita dalle 10:00 alle 16:00, dal martedì alla domenica. L’ingresso è libero. Umbral Feliz raccoglie 32 fotografie – molte delle quali inedite – che documentano momenti intimi e quotidiani della vita condivisa di Alicia Alonso, leggendaria prima ballerina assoluta e fondatrice del Ballet Nacional de Cuba, e Pedro Simón, scrittore, giornalista e direttore del Museo Nacional de la Danza. Le immagini, tratte dal volume Memorias de un umbral feliz, firmato dallo stesso Simón, sono state selezionate e curate da Catherine Roque González, con direzione artistica di Lissette Solórzano, attuale direttrice della Fototeca de Cuba. L’esposizione segna un’occasione speciale: i 50 anni di matrimonio tra Alicia Alonso e Pedro Simón, celebrati nel mese di agosto 2025. Le ...

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La Reverence: un gesto di grazia, umiltà e tradizione

Nel mondo della danza classica accademica, ogni movimento, ogni gesto, ogni posizione porta con sé secoli di storia, estetica e significato. Tra questi, la reverence occupa un posto di rilievo, non tanto per la sua complessità tecnica, quanto per la sua carica simbolica e il suo valore rituale. Spesso relegata alla fine della lezione o dello spettacolo, la reverence è in realtà un momento profondamente significativo, dove si intrecciano rispetto, gratitudine e consapevolezza artistica. Il termine reverence deriva dal francese, lingua ufficiale della terminologia del balletto classico, e significa “riverenza” o “atto di rispetto profondo”. Storicamente, la reverence affonda le sue radici nelle corti europee del XVII secolo, dove la danza era parte integrante dell’educazione aristocratica. I ballerini, spesso nobili essi stessi, erano tenuti ad esprimere omaggio al re, alla corte e ai maestri attraverso gesti codificati, eleganti e misurati. Con il tempo, queste formule di saluto e ringraziamento si sono cristallizzate nella pratica della danza accademica. In ambito didattico, la reverence viene eseguita alla fine di ogni lezione, in particolare dopo il lavoro alla sbarra e dopo il centro. È un gesto semplice ma solenne, sovente accompagnato da una musica lenta e cerimoniale. Le ballerine inchinano il busto e ...

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Presentata la Stagione di danza 25-26 al Lirico di Cagliari

Da quest’anno il Teatro Lirico di Cagliari accende maggiormente i riflettori sulla grande danza classica e contemporanea dando ampio spazio ad un’arte così raffinata ma anche apprezzabile e raggiungibile da tutti, attraverso un’importante Stagione di danza 2025-2026 che prevede sei singoli spettacoli (suddivisi in quattro nuovi turni di abbonamento) in cui si potrà godere il gotha della coreografia mondiale: il classico Lo schiaccianoci, Il lago dei cigni di Angelin Preljocaj, Beethoven 7 di Sasha Waltz, Peer Gynt di Edward Clug, Béjart Ballet Lausanne, Roberto Bolle in Caravaggio. Si inizia, quindi, come titolo di apertura di stagione, con il ritorno della grande danza classica d’autore, dal 20 al 24 dicembre (cinque recite, di cui una fuori abbonamento), con Lo schiaccianoci, balletto in due atti, dal racconto Schiaccianoci e il re dei topi di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, e musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij (Kamsko-Votkinsk, governatorato di Vjatka, 1840 – San Pietroburgo, 1893), uno dei capolavori più amati dal pubblico, nella versione magica, colorata, onirica, effervescente portata in scena dal Corpo di Ballo e dai Solisti del TAM Ballet – Teatro Arcimboldi Milano e con la coreografia di Marius Petipa e Vasily Vainonen, ripresa da Ekaterina Dalskaya e Pierpaolo Ciacciulli e la direzione ...

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La prima ballerina Rachele Buriassi “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Il lago dei cigni. Il balletto contemporaneo prediletto? Wings of wax di Kylian. Il Teatro del cuore? Tutti i teatri dove ballo mi rimangono nel cuore. Un romanzo da trasformare in balletto? Tutti i migliori sono già stati fatti. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Il pianista. Il costume di scena indossato che hai preferito? La Dama delle Camelie. Quale colore associ alla danza? Rosso. Che profumo ha la danza? Il profumo che associo alla danza è quello dei teatri, del legno, delle punte e dei costumi. La musica più bella scritta per balletto? Il lago dei cigni di Tchaikovsky. Il film di danza irrinunciabile? White nights. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Baryshnikov e Makarova. Il tuo “passo di danza” preferito? Tutti i grandi salti. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita tra i ruoli del grande repertorio di balletto classico? Kitri. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? John Cranko. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Grazie, Le direi grazie! Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Sacrificio, persistenza, amore. Come ti vedi oggi allo specchio? Una ballerina felice, libera e soddisfatta. ...

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Il vero amore per la danza è un legame profondo che travalica il semplice piacere estetico

La danza è un mezzo di comunicazione con se stessi e con gli altri. Trascende le barriere culturali, fonde corpo e mente in un’espressione artistica. Per chi la ama veramente, la danza non è una semplice scelta, è una necessità, un’urgenza. Questo amore è visibile nel luccichio negli occhi del danzatore, nel sorriso e nella serenità impressi sul suo volto, anche dopo ore di allenamento estenuante. Coloro che sono innamorati della danza trovano gioia nelle ripetizioni, negli errori, nelle correzioni e nei miglioramenti costanti. C’è una bellezza intrinseca in questo processo, un piacere nel percorso che spinge a dare il meglio di sé. E per riuscirci, bisogna conoscersi, altra grande lezione impartita dalla danza. Quando si danza tutto il resto svanisce, le tensioni, la fatica e il dolore, mentre emerge e si consolida la sensazione di libertà, autenticità e completezza. L’amore per la danza è totalizzante e non conosce età. Può nascere nell’infanzia e crescere fino a rendere la danza una fedele compagna per tutta la vita, anche quando il corpo cambia e non è più quello di una volta. Questo amore si nutre di impegno, dedizione, pazienza e qualche sacrificio, ma restituisce ricompense incommensurabili. Insegna che, nonostante le difficoltà, ...

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Su Rai5 il balletto “Mediterranea” di Mauro Bigonzetti

Dal Teatro degli Arcimboldi di Milano viene trasmessa la registrazione di Mediterranea (venerdì 8 agosto alle ore 18.05 su Rai5) balletto che unisce alle culture e alle musiche popolari che si affacciano sul Mare nostrum, i componimenti di Mozart e György Ligeti. La coreografia porta la firma di Mauro Bigonzetti. Sul palcoscenico danzano Massimo Murru e Antonino Sutera. Regia tv di Lorena Sardi. C’è un luogo che non è terra né acqua. Un confine liquido, un battito tra le sponde. È lì che prende vita Mediterranea, coreografia divenuta rito, canto e corpo collettivo. Le onde del Mediterraneo si fanno carne, respiro, scontro e abbraccio. Nato nel 1993 per il Balletto di Toscana, Mediterranea si presenta come una mappa sensoriale del Sud. La danza diventa geografia pulsante di popoli, luci, suoni. Il corpo dei danzatori si fa tramite di una storia collettiva, senza parole. Quando approda alla Scala di Milano nel 2008, Mediterranea si espande. Bigonzetti non si limita a un riallestimento: rivede il tessuto coreografico. Il cast si triplica e inedite dinamiche si innestano sulle precedenti. Il duetto tra l’Uomo di Terra e l’Uomo di Mare, interpretati da Massimo Murru e Antonino Sutera, diventa il centro magnetico della rappresentazione: la ...

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Mata Hari: la ballerina che incantò e lasciò un mistero

Nata il 7 agosto 1876 nei Paesi Bassi, Mata Hari si trasformò in un’icona della Belle Époque grazie alle sue performance teatrali che mescolavano esotismo, sensualità e tecnica raffinata. Quando si parla di Mata Hari, il pensiero corre subito alla figura leggendaria di spia e femme fatale, ma pochi ricordano che il suo vero talento risiedeva in un’arte più sottile: la danza. Sul palcoscenico del Théâtre des Champs-Élysées e dei cabaret parigini, Mata Hari portava in scena coreografie ispirate ai rituali orientali, creando illusioni di sensualità e di trasgressione che catturavano il pubblico europeo. La danza di Mata Hari era un equilibrio tra eleganza e provocazione. I suoi movimenti sinuosi, studiati nei minimi dettagli, riuscivano a raccontare storie senza parole, mescolando tradizione orientale e interpretazione personale. Era una pioniera nell’uso del costume come parte integrante della coreografia: veli fluttuanti, copricapi sofisticati, gioielli scintillanti e abiti leggeri diventavano strumenti per accentuare ogni gesto. Nonostante la fama di spia che tragicamente, la portò alla condanna a morte nel 1917, Mata Hari rimane soprattutto una figura simbolo della danza teatrale e dell’esotismo scenico. Oggi Mata Hari resta un simbolo di arte performativa e innovazione artistica, un esempio di come il corpo e il ...

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La Maestra Maina Gielgud “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Tutti tranne “Bayadère”! (escluso “Il Regno delle Ombre”). Il balletto contemporaneo prediletto? Flight Pattern di Crystal Pite. Il Teatro del cuore? Maryinski, La Scala, Royal Opera House, Coliseum di Londra, Champs Élysée, Staatsoper di Monaco. Un romanzo da trasformare in balletto? David Copperfield. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Meglio inventarselo da soli un balletto. Il costume di scena indossato che hai preferito? Juliet di Jürgen Rose, Pas de Quatre. Quale colore associ alla danza? Tutti. Che profumo ha la danza? Ahahah, dipende! La musica più bella scritta per balletto? Quella di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Il film di danza irrinunciabile? Romeo e Giulietta con Francesca Hayward e William Bracewell, Royal Ballet, girato in Ungheria. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Ol’ga Spessivtzeva e Vaclav Nijinsky. Il tuo “passo di danza” preferito? Dipende da come viene eseguito e in quale contesto. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita tra i ruoli del grande repertorio classico? Preferirei averli interpretati! Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Marius Petipa e Lev Ivanov. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Aiutaci ad avere il tempo di prova che meriti! Tre ...

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Le eteree ballerine romantiche dell’800: Lucille Grahn

Nata Lucile Alexia Grahn-Young (Copenaghen, 30 giugno 1819 – Monaco di Baviera, 4 aprile 1907) è stata la prima ballerina danese di fama internazionale e una delle ballerine più popolari dell’era del balletto romantico. Da giovanissima Lucille Grahn iniziò lo studio coreutico presso la Royal Danish Theatre School di Copenaghen con il Maestro August Bournonville. Il suo debutto sulle scene avvenne con il ruolo principale di Astrid nel Valdemar di Bournonville nel 1835. In seguito Lucille Grahn serbò l’ardente desiderio di esibirsi a Parigi con il Balletto dell’Opéra e questo fatto creò una rottura con Bournonville. Alcuni giornali dell’epoca riportano che Grahn avesse modificato alcuni passi in Valdemar per far ammirare il suo virtuoso gioco di gambe, attirando su di sé il disappunto di Bournonville che segnalò questo sgarbo alla direzione del teatro. Nel 1836, Grahn creò il ruolo principale ne La Sylphide di Bournonville, una inedita versione che vide la commissione di una nuova partitura musicale ad Herman Severin Løvenskjold. Poco dopo a Lucille venne accordato il permesso di trasferirsi a Parigi. La sua partenza avvenne nel 1836, non tornò mai più in Danimarca, tanto che nel 1839 il suo nome venne cancellato dall’organigramma del Royal Danish Ballet per scaduti termini ...

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Maria Antonietta e il linguaggio silenzioso della danza

Nel cuore sfarzoso della Reggia di Versailles, quando i rintocchi del clavicembalo sfioravano l’aria come dita leggere su una superficie d’acqua, Maria Antonietta danzava. La madre, Maria Teresa d’Austria, garantì alla giovane arciduchessa una formazione completa. Tra maestri di musica, di etichetta e di francese, Maria Antonietta apprese anche le basidella danza di corte, esercizio indispensabile per brillare sotto i candelabri del potere europeo. Maria Antonietta non era solo la regina, né soltanto la figura controversa di intrighi politici: in quei momenti, era una ragazza viennese che non aveva mai smesso di cercare uno spazio di libertà. La danza era il suo rifugio. Fin da bambina, alla corte degli Asburgo, aveva imparato i passi del minuetto e della gavotta, ma fu a Versailles che trasformò il rituale in qualcosa di più. Nella dorata residenza reale alle porte di Parigi, la danza era più di un passatempo: era una forma codificata di politica. Il ballo di corte, erede del balletto rinascimentale francese, serviva a stabilire gerarchie, a mostrare favori e ad affermare identità. Lontana dagli occhi rigidi dei ministri e dalla lingua tagliente dei cortigiani, Maria Antonietta trovava nella danza un linguaggio senza parole, dove nessuno poteva interromperla, correggerla o giudicarla. ...

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