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Storia e Cultura

Le Loup (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Le Loup è un balletto in un atto creato nel 1953 da Roland Petit per la sua compagnia, Les Ballets de Paris. La prima rappresentazione ebbe luogo al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, uno spazio simbolo dell’avanguardia artistica del Novecento. Il balletto nasce dall’incontro di alcune tra le menti più brillanti della cultura francese del tempo. La musica fu commissionata a Henri Dutilleux, che compose una partitura raffinata e modernissima, capace di fondere lirismo, tensione e ironia. Il soggetto e il libretto furono firmati da Jean Anouilh e Georges Neveux, drammaturghi di primo piano del teatro francese, e conferiscono all’opera un tono ambiguo, sospeso tra fiaba, simbolismo e psicologia. Con Le Loup, Petit si allontana dal balletto puramente narrativo ottocentesco e propone un teatro danzato essenziale, incisivo, profondamente moderno, in cui gesto, musica e dramma sono inscindibili. Il balletto presenta pochi personaggi, fortemente caratterizzati: Il Lupo: figura centrale e ambigua, incarnazione del desiderio, dell’istinto e della trasgressione. Non è solo una bestia, ma una presenza seducente e minacciosa. La Ragazza: giovane promessa sposa, divisa tra innocenza e attrazione verso l’ignoto. Il Fidanzato (o Giovane): rappresenta l’ordine sociale, la normalità e la sicurezza. Personaggi del villaggio: comparse che definiscono il contesto ...

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L’importanza della propedeutica nella danza classica

La danza classica è un’arte che unisce rigore e poesia, disciplina e leggerezza. Dietro l’apparente naturalezza dei movimenti, si nasconde un lavoro lungo e meticoloso, fatto di preparazione, ascolto e consapevolezza. In questo percorso, la propedeutica rappresenta una fase fondamentale e irrinunciabile: è il terreno su cui germoglia il danzatore, il momento in cui il corpo e la mente vengono educati al linguaggio della danza. La propedeutica nella danza classica non è una “danza semplificata”, ma un processo educativo profondo. Attraverso esercizi mirati, il corpo impara a riconoscere l’asse, l’equilibrio, la coordinazione e la relazione con lo spazio. Prima ancora di affrontare posizioni codificate e passi complessi, l’allievo sviluppa una percezione chiara del proprio corpo e delle sue possibilità. Questo lavoro preliminare permette di costruire una base funzionale, evitando forzature e compensazioni. Ogni movimento nasce così da una struttura corretta, rendendo la danza più fluida, armoniosa e sicura. Uno degli aspetti più importanti della propedeutica è la prevenzione degli infortuni. Nella danza classica, dove precisione e ripetizione sono essenziali, un’impostazione errata può causare tensioni, dolori e problematiche fisiche nel tempo. La propedeutica educa al rispetto del corpo, insegnando ad ascoltarlo e a riconoscerne i limiti. Attraverso un lavoro graduale su ...

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Dalle cinque posizioni accademiche alla sesta e alla settima

La danza classica è una disciplina che unisce tecnica, grazia e rigore, costruita su fondamenta precise che ne definiscono l’estetica e il movimento. Alla base di questa arte troviamo le cinque posizioni fondamentali dei piedi, codificate nel XVII secolo alla corte del Re Sole, Luigi XIV, e ancora oggi immutate nei metodi delle principali scuole di balletto del mondo. Queste posizioni non sono semplici pose, ma rappresentano il punto di partenza di ogni passo, salto o rotazione. Vediamole una per una: Prima posizione: la prima posizione è l’essenza della danza classica: i talloni si toccano e le punte dei piedi si aprono verso l’esterno, idealmente formando una linea retta. Il peso è distribuito equamente su entrambi i piedi e il corpo si eleva verso l’alto con leggerezza. È una posizione di stabilità e controllo, ma anche di apertura verso il movimento. Seconda posizione: a partire dalla prima posizione, i piedi si allontanano lateralmente mantenendo le punte rivolte all’esterno. La distanza tra i talloni è di circa una lunghezza di piede. Questa posizione offre maggiore stabilità e prepara il corpo ai movimenti ampi, come plié o port de bras, favorendo una postura ben radicata ma fluida. Terza posizione: un piede si ...

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La scarpetta da punta è il cuore pulsante dell’estetica

Le scarpette da punta rappresentano uno degli elementi più emblematici e affascinanti della danza classica accademica. Non sono soltanto una calzatura tecnica, ma il mezzo attraverso cui la ballerina realizza l’ideale estetico di leggerezza, verticalità e sospensione che caratterizza il balletto classico. Dietro l’apparente semplicità di queste scarpette si cela una complessa combinazione di storia, artigianato, scienza del movimento e preparazione fisica. La pratica della danza sulle punte nasce tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, in un periodo in cui il balletto romantico cercava un linguaggio sempre più etereo. Le prime ballerine si sollevavano sulle estremità delle dita senza alcun supporto strutturato, utilizzando calzature morbide simili a pantofole. Questo approccio richiedeva grande forza ma esponeva i piedi a notevoli rischi. Con il tempo, la necessità di sostenere il corpo in modo più sicuro portò allo sviluppo delle prime scarpette da punta rinforzate. Nel corso del XIX secolo, grazie al perfezionamento dei materiali e delle tecniche costruttive, queste calzature assunsero una forma sempre più definita, dando origine al modello che, con alcune evoluzioni, è giunto fino ai giorni nostri. Dal punto di vista strutturale, la scarpina da punta è un oggetto altamente specializzato. La parte anteriore, comunemente chiamata punta ...

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Rudolf Nureyev: l’uomo che volava oltre il salto

  Quando Rudolf Nureyev si lanciava nello spazio del palcoscenico, non era semplicemente un corpo che obbediva a un impulso muscolare. Era come se la terra, per un istante, rinunciasse al suo diritto di reclamare peso. La gravità esitava, confusa, e il tempo si assottigliava fino a diventare un filo impercettibile. In quell’attimo sospeso, il pubblico smetteva di respirare: non per educazione, ma per istinto, come si fa davanti a un miracolo che non osa essere disturbato. Il salto di Nureyev non era mai un gesto isolato. Era un atto di rottura. Un’affermazione feroce di esistenza. Un grido muto lanciato contro i limiti imposti al corpo, alla storia, all’identità. Ogni elevazione era una dichiarazione d’indipendenza: da uomo che rifiutava la docilità, da artista che non accettava confini, da figlio dell’Asia centrale che si sarebbe fatto emblema dell’Occidente senza mai dissolversi in esso. Fu per questo che il mondo iniziò a chiamarlo Il tartaro volante. Un nome che sembrava nascere più dalla leggenda che dalla cronaca. La stampa europea lo scolpì con un gusto vagamente esotico, intriso di fascinazione e distanza. Tartaro evocava steppe infinite, cavalli lanciati al galoppo, popoli nomadi e indomabili. Una parola che sapeva di vento e di ...

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La danza come medicina della giovinezza

Non è un mito né un’esagerazione: la danza può davvero farci sentire più giovani, dentro e fuori. Chi ha mai osservato una persona che balla sa che non si tratta solo di movimenti eleganti o spettacolari: c’è qualcosa di invisibile che scorre nei gesti, un’energia che sembra respingere il tempo. Secondo numerosi studi sul benessere fisico e mentale, muoversi al ritmo della musica non è solo un piacere, ma un vero toccasana per corpo e mente. Ogni passo, ogni giro, ogni salto stimola il sistema cardiovascolare, migliora la flessibilità, rafforza i muscoli e aumenta l’equilibrio. La danza, infatti, richiede coordinazione e concentrazione costanti: il cervello lavora insieme al corpo, creando nuove connessioni neurali e favorendo plasticità e memoria. Non a caso molti psicologi la definiscono fitness per la mente. Ma i benefici non si fermano alla salute fisica. Chi danza regolarmente sviluppa maggiore autostima e benessere emotivo. La musica e il movimento combinati liberano endorfine e serotonina, le cosiddette “molecole della felicità”, che riducono stress e ansia e accendono un senso immediato di gioia. In un mondo dove le giornate sono spesso scandite da impegni e ritmi frenetici, la danza diventa una pausa vitale: un momento in cui il corpo ...

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Edgar Degas, il respiro segreto della danza

Nessun artista ha saputo ascoltare la danza come Edgar Degas. Non l’ha semplicemente osservata: l’ha inseguita, studiata, trattenuta nel silenzio febbrile dei suoi pastelli. Nei corpi sospesi delle ballerine, nei loro equilibri provvisori, si apre un universo fragile e potente, dove la grazia non cancella la fatica ma ne nasce, dove la bellezza non è un dono ma una conquista quotidiana. La danza, per Degas, non è illusione: è esercizio, disciplina, resistenza. Egli non dipingeva la danza come spettacolo, ma come esperienza vissuta. La spiava da dietro le quinte, la respirava nel sudore degli allenamenti, la seguiva nei momenti in cui il corpo cede e si ricompone. In quel movimento regolato, severo, trovava il riflesso più autentico della vita moderna: una vita fatta di ripetizione, di sforzo, di sogni trattenuti. Degas non amava esporsi. Preferiva l’ombra alle luci della ribalta, le quinte dell’Opéra di Parigi al centro della scena. È lì che la verità si fa visibile, dove il sogno teatrale si sfalda e lascia spazio alla realtà nuda. Le sue ballerine non sono apparizioni eteree, ma giovani lavoratrici del gesto. Le vediamo stirarsi, allacciare le scarpette con dita pazienti, massaggiarsi i piedi gonfi, attendere il proprio turno sotto lo ...

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Ettorina Mazzucchelli: l’arte del balletto come destino

Milano, in un giorno qualunque del primo Novecento, una bambina osserva in silenzio le tende mosse dal vento. Ha le dita tese, già affilate, e nel cuore una chiamata che non sa ancora nominare. La danza non è ancora un mestiere, né un’arte: è una spinta. È quell’urgenza segreta che vibra nelle caviglie anche quando si sta fermi. Ettorina Mazzucchelli nasce così: nel silenzio, nel rigore, nella disciplina che solo i corpi più puri sanno accettare. Entra giovanissima alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala. Là, tra le ombre dei corridoi e le ginocchia sbucciate sull’assito, apprende che la bellezza richiede obbedienza. Ma Ettorina non è una semplice esecutrice: lei ascolta. Ascolta con il corpo, con la schiena, con la punta delle scapole. Negli anni Venti il mondo inizia a muoversi a una velocità che la danza classica fatica a seguire. Ma lei, con la calma di chi conosce il proprio posto, si fa strada. È Londra a chiamarla per prima: all’Hippodrome, nella rivista Joybells, tra piume, costumi e musiche sincopate, Ettorina danza con una compostezza che sembra stonare — e invece incanta. Torna in Italia, e il suo nome comincia a farsi bisbigliare nei foyer. Torino, Roma, ancora ...

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Vittoria Ottolenghi e i grandi spettacoli televisivi della danza

Vittoria Ottolenghi è stata una delle figure più importanti della televisione culturale italiana, capace di trasformare il piccolo schermo in un grande palcoscenico dedicato alla danza. Critica, giornalista e raffinata divulgatrice, Ottolenghi ha utilizzato la televisione non solo come mezzo di intrattenimento, ma come strumento di educazione artistica, portando la danza classica e contemporanea nelle case di milioni di spettatori. Oltre alla celebre Maratona d’estate, appuntamento fisso dei sabati mattina estivi per oltre vent’anni, dal 1978 al 1999, un altro momento centrale della sua attività televisiva fu la collaborazione con Rai Uno e con Vittoria Cappelli, dalla quale nacque una serie di grandi spettacoli-evento ambientati in luoghi simbolici dell’Italia e d’Europa. Queste produzioni univano danza, musica, architettura e storia, valorizzando il patrimonio artistico e paesaggistico attraverso il linguaggio del corpo. Tutti gli spettacoli furono trasmessi in Eurovisione, ottenendo una risonanza internazionale. Il percorso ebbe inizio con Le Divine, realizzato nel 1987 dalla suggestiva Piazza dei Miracoli di Pisa, seguito da Mantova – Festa a Corte nel 1988, che richiamava l’atmosfera delle corti rinascimentali, e da Festa da Napoli nel 1989, omaggio alla vitalità culturale della città partenopea. Nel 1990 andò in onda Il gioco dell’Eroe, ambientato a Roma, mentre nel ...

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Stop ai tabù: la danza maschile è coraggio quotidiano

Per decenni, la danza maschile è stata intrappolata dentro un immaginario riduttivo, fatto di luoghi comuni e giudizi sbrigativi. Un’arte millenaria, praticata da uomini in ogni epoca e cultura, è stata spesso raccontata come non adatta, non virile, non per tutti. Eppure, oggi più che mai, è evidente quanto questi preconcetti siano non solo infondati, ma anche fuori tempo massimo. La danza maschile sta vivendo una stagione di apertura e rinnovamento, ma soprattutto sta rivelando — lontano dai riflettori — un gesto di coraggio quotidiano. IL CORAGGIO DI SCEGLIERE IL PROPRIO LINGUAGGIO Per molti ragazzi, iniziare a danzare significa scontrarsi con il giudizio altrui prima ancora di imparare un passo. È nelle palestre scolastiche, negli spogliatoi, nelle conversazioni tra amici che nasce il primo ostacolo: La danza non è per maschi. Questo muro invisibile, ripetuto in mille varianti, è ciò che rende la scelta di danzare un atto di libertà. Un atto che richiede forza, più ancora della tecnica. La realtà, però, racconta altro: la danza maschile è fisicità, resistenza, coordinazione. È espressione, studio, dedizione. È un linguaggio completo, che chiede al corpo di essere potente e sensibile allo stesso tempo. È tutto fuorché debolezza. SCUOLE E PALCHI CHE CAMBIANO ...

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