
Dal 25 al 28 febbraio 2026 l’Anfiteatro Olivier Messiaen dell’Opéra Bastille torna a essere un laboratorio creativo privilegiato con il ritorno del programma Danseurs Chorégraphes, un appuntamento che mette in primo piano la voce autoriale dei danzatori del Balletto dell’Opéra national de Paris.
Più che una semplice rassegna, Danseurs Chorégraphes rappresenta da anni uno spazio di sperimentazione e di passaggio: un luogo in cui l’interprete si trasforma in creatore, esplorando nuovi linguaggi e mettendo alla prova la propria visione coreografica.
Per l’Opéra di Parigi è anche un gesto strategico e culturale forte, volto a far emergere – o consolidare – talenti interni alla Compagnia che potrebbero, in futuro, firmare creazioni di più ampia portata sui grandi palcoscenici internazionali.
Per questa edizione 2026 sono sette i danzatori coinvolti: Adèle Belem, Félicia Calazans, Yvon Demol, Manuel Garrido, Charlotte Ranson, Rubens Simon e Maxime Thomas.
Artisti provenienti da percorsi, sensibilità e immaginari differenti, accomunati dal desiderio di interrogare il corpo danzante oltre i confini dell’interpretazione classica.
Le loro creazioni nascono da ricerche personali che intrecciano movimento, musica, spazio e identità, offrendo al pubblico uno sguardo diretto sui processi creativi interni al Balletto.
L’Anfiteatro Olivier Messiaen, per dimensioni e atmosfera, si conferma il luogo ideale per questo tipo di proposta: uno spazio raccolto che favorisce la prossimità tra artisti e spettatori, amplificando l’impatto emotivo e la percezione dei dettagli coreografici.
Qui la danza si fa più intima, quasi confidenziale, e invita lo spettatore a seguire da vicino il nascere di nuove scritture del movimento.
In un panorama coreutico spesso dominato da grandi nomi e produzioni monumentali, Danseurs Chorégraphes si distingue per la sua funzione di incubatore artistico.
È un programma che guarda al futuro del Balletto dell’Opéra di Parigi, scommettendo sulla creatività delle sue stesse forze e ribadendo che l’evoluzione della danza passa anche dalla capacità di ascoltare chi la vive ogni giorno, dal palcoscenico.
Michele Olivieri
Foto di Agathe Poupeney
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