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“Danza chi, vieni e perché?” – La posta di Anna Maria Prina

La posta di Anna Maria Prina

Gentilissima, se dovesse dare un voto alla danza in Italia in una scala da 1 a 10, quale sarebbe?

(Gelsomina da Mantova)

Cara Gelsomina, penso che la Danza in Italia si meriti un 8 pieno. Naturalmente ci sono livelli differenti fra le varie realtà sia nel campo dello spettacolo, sia in quello dell’insegnamento. Nell’insegnamento si assiste sempre più all’apertura di pseudo scuole (palestre, centri di fitnesss ecc…) in cui spesso insegnano persone non solo non titolate, ma anche incompetenti e non dotate per l’insegnamento .D’altra parte abbiamo alcune  scuole, anche private, di ottimo livello. Nel settore spettacolo abbiamo sempre più piccole realtà di danza moderno-contemporanea che “sperimentano” senza però avere una base tecnica e/o culturale mentre quelle valide, che hanno una storia e creano con senso, sono sempre meno e faticano a tirare avanti. Per la danza classica abbiamo un netto miglioramento del Ballo alla Scala, seguito con qualche fatica da Roma e Napoli (Teatro dell’Opera e San Carlo). Ma malgrado la parte negativa che io evidenzio, il livello generale si sta alzando e mi piacerebbe che sempre più i  direttori, gli insegnanti, i maitres,i  coreografi  egli  operatori culturali credessero e investissero nella qualità italiana. Cordialmente.

Gentile Signora Prina, Lei pensa che in Italia dovrebbe esistere una legge che preveda, come all’estero, che la Danza sia insegnata solo nei Conservatori o in Istituti di Alta Formazione? (Alessandra da Follonica)

Cara Alessandra, da decenni si cerca di legiferare o perlomeno regolamentare l’insegnamento della Danza in Italia. Io stessa ho fatto parte di tantissime Commissioni facendo la spola fra Milano e Roma per anni. Ma tutto fu vano. Tuttora, come lei saprà, l’Accademia nazionale di Danza è l’unica Istituzione abilitata dallo Stato a rilasciare il Diploma e la Laurea per l’insegnamento. Vi sono altri diplomi rilasciati dalle varie Regioni italiane, che hanno valore legale, e altri corsi e corsetti che rilasciano diplomi, ma di nessun valore legale né didattico (soprattutto i famosi corsi del week end). L’esposizione del problema e delle possibili soluzioni sarebbe molto lunga e non per questa sede, ma cerco di dirle in poche parole che sarebbe necessario anzitutto codificare e regolamentare con precisione le competenze richieste agli insegnanti di danza e le finalità del suo insegnamento nei vari Istituti.  Semplificando, vorrei dire che non tutte le scuole sono in grado di formare professionisti di livello. Questo per ora mi sembra ingeneri  ancora confusione negli utenti, anche alla luce dell’apertura in tutta Italia dei Licei Coreutici. Chi insegna a chi? E che cosa e con quale finalità? Forse mi sono distratta?? Cari saluti.

 Cara Signora Prina, lavoro in una compagnia privata di danza dove ho la fortuna di poter partecipare a vari spettacoli ogni anno, ma ambirei ad entrare in un ente lirico. I miei mi dicono che la troppa ambizione potrebbe portarmi a perdere tutto, Lei che mi consiglia?

(Claudia da Roma)

Cara Claudia, credo che, in generale, l’ambizione sia uno stimolo per andare avanti e migliorare. Nel suo caso specifico vi sono però fattori determinanti da considerare: la sua età, il suo livello tecnico, il suo talento e la sua determinazione. In ogni modo partecipare alle Audizioni delle varie Fondazioni (ex Enti lirici) è una cosa da potersi fare. Basta averne i requisiti che vengono pubblicati man mano sui siti dei vari Teatri. Oppure fare Audizioni all’estero cercando su Internet le varie  Compagnie e vedendo se fanno Audizioni pubbliche o private. Tutto ciò senza perdere il suo attuale lavoro. Farsi vedere e girare un poco per capire il livello dei danzatori al di fuori del nostro piccolo mondo è, comunque, di grande giovamento! Coraggio e In bocca al lupo!

 

La posta di Anna Maria Prina

Scrivete a: redazione@giornaledelladanza.com

 

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