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Danza: emozione in movimento

Le emozioni costituiscono una parte essenziale della pratica e della performance di un danzatore che condivide molto di sé in sala danza con i compagni e sul palcoscenico con il pubblico, nel quale suscita forti emozioni.

Le emozioni risiedono nel sistema limbico, noto anche come cervello emotivo, un complesso di strutture encefaliche aventi un ruolo chiave nelle reazioni emotive, nelle risposte comportamentali e nei processi di memoria. Tali strutture sono interconnesse tra loro e coordinano numerose attività, quali percepire e acquisire consapevolezza di noi stessi e di ciò che ci accade, e controllare ed esprimere le emozioni. In particolare, l’ippocampo, sede della memoria emotiva, permette di ricordare le informazioni sensitive-sensoriali relative agli eventi vissuti. L’amigdala partecipa all’elaborazione di stati emozionali come paura, rabbia, felicità, eccitazione, tristezza e aggressività, e favorisce il ricordo di ciò che ha procurato dolore. L’ipotalamo provvede al mantenimento dell’omeostasi corporea, ossia la condizione di stabilità biochimica, fisica e comportamentale, ed è coinvolto nella secrezione di neurormoni indispensabili al funzionamento dell’ipofisi, ghiandola endocrina che produce ormoni fondamentali alla vita e al benessere. Infine, la corteccia limbica articolata in tre aree riveste un ruolo importante nella risposta emotiva, nella presa di decisioni volte a una determinata ricompensa e nella memoria e percezione del tempo.

Le emozioni sono connesse anche con il sistema nervoso autonomo che concerne le reazioni fisiologiche indipendenti dalla nostra volontà. Quando una persona prova una determinata emozione, a livello fisiologico, infatti, si innescano reazioni su cui non si ha alcun controllo: quando abbiamo paura, per esempio, la sudorazione aumenta e il battito cardiaco accelera. Esiste inoltre un vero e proprio circuito nervoso dedicato alla bellezza, che si attiva quando osserviamo qualcosa che ci appare bello, un dipinto, un panorama o uno spettacolo. Stimoli visivi e uditivi ci provocano quindi un’esperienza unica e fondamentale per il nostro benessere, la sensazione del sublime.

É in tutto ciò che si inserisce la danza, sia dal punto di vista di chi la pratica sia da quello di chi la guarda. La parola ‘emozione’ deriva dal latino emovere che significa muoversi, uscire, quindi il movimento è pura espressione delle nostre esperienze emotive. La danza, nella sua essenza, consiste quindi nell’esprimere l’emozione profonda. Mentre danziamo, comunichiamo fisicamente le sensazioni interiori, cui consentiamo di fluire attraverso il corpo, fuori da noi e raggiungere gli altri.

Spesso, tuttavia, nel formare un danzatore si attribuisce meno importanza alla carica e all’espressione emotiva che alla perfezione stilistica. Sganciare la tecnica dall’espressività e concentrarsi quasi esclusivamente sugli elementi fisici di forza, flessibilità, forma e linea sono atteggiamenti che relegano in secondo piano la creatività e l’intensità espressiva, elementi indispensabili per rendere la danza una forma d’arte unica. Certo, soltanto una volta padroneggiata la tecnica, le emozioni trovano il corretto modo di esprimersi ed è così che nasce la magia della danza. Tuttavia, non possiamo dimenticare postura ed emozioni sono strettamente collegate, il corpo esprime e incarna fisicamente l’interiorità, quindi tali sensazioni producono effetti sulle linee, i passi, la coordinazione del movimento e addirittura sulla possibilità di procurarsi lesioni.

Insegnando ai ballerini a capire, possedere e rivelare l’interazione tra emozioni e corpo, gli insegnanti possono consentire loro di sviluppare una reale passione, stimolando perfino quegli allievi che talvolta perdono motivazione. Un insegnante quindi dovrebbe iniziare quasi ogni lezione con un check-in emotivo, chiedendo agli allievi come si sentono quando svolgono un determinato passo o una coreografia, dove e come percepiscono una sensazione emozionale e come la suddetta emozione può uscire dal sé tramite il corpo per giungere all’altro. Qualunque sia l’umore di un ballerino, felice, triste, frustrato, annoiato, impaurito e via dicendo, questi stati d’animo possono essere incanalati nella creatività, e comunicati e superati attraverso il movimento danzato.

É altresì fondamentale rendere la sala di danza un ambiente sicuro, avulso da ridicoli e sorpassati pregiudizi fisici, un luogo in cui i ballerini abbiano l’opportunità di confrontarsi con la loro vulnerabilità, superare paure e insicurezze, e sviluppare ciò di cui la danza si nutre, amore e una vera e incontenibile passione.

Stefania Napoli
Fotografia: Alexander Yakovlev
www.giornaledelladanza.com

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