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Guerra in Ucraina, la lettera di Mikhail Baryshnikov

“Tra poco saranno cinquant’anni che non vivo più in Russia: ho trascorso tutti questi anni della mia vita in una società libera, ma sono cresciuto in Lettonia, figlio di un ufficiale russo di quella che ai tempi era l’Urss. La mia famiglia prese parte a un’occupazione. Nonostante ciò, perfino la Lettonia occupata era più aperta e più europea della Russia di allora. Di conseguenza, sono un prodotto dell’Europa, della Russia e, ovviamente, degli Stati Uniti. Per quello che valgono, le mie riflessioni sono influenzate da questa triplice ottica”, sono le parole del ballerino russo Mikhail Baryshnikov, della lettera pubblicata sul quotidiano francese Le Figaro e tradotta da Repubblica.

“Fin dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina ho provato uno sgomento enorme e la certezza che sarebbe stato un conflitto sanguinoso e tremendo. Ho capito subito che questa offensiva dell’esercito russo sarebbe stata più destabilizzante dell’“annessione” della Crimea e dell’insurrezione separatista nella regione del Donbass. Gli ucraini sono sempre stati amici, vicini, membri di famiglia – e lo sono ancora. Il rapporto tra popolo russo e popolo ucraino è una relazione fluida tra lingue, culture e frontiere. I due Paesi sono straordinariamente intrecciati tra loro, ma nella consapevolezza e con l’apprezzamento di sottili differenze culturali”, scrive il danzatore.

“Non riesco proprio a comprendere come alcune persone possano fidarsi e seguire leader come Putin, nonostante i russi stessi abbiano sofferto, nel corso della Storia, per la sottomissione a regimi brutali e oppressivi. Non riesco proprio a spiegarmi come si sia arrivati a questo punto; probabilmente, su questo argomento si scriveranno decine di libri. Non dimentichiamo, tuttavia, che perfino nella società libera e democratica nella quale vivo una percentuale sconvolgente di americani pare credere in teorie contorte a proposito di un’elezione che si ritiene sia stata “rubata” nel 2020. Questo ci insegna che l’ignoranza della Storia e il fervore nazionalista non sono esclusivi di nessun Paese”.

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