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Roberto Lori: “D.OFF, un festival da vivere e attraversare con consapevolezza”

Dal 31 agosto al 6 settembre 2025, Matelica ospiterà D. Off – InArt, la tappa marchigiana della rassegna nazionale di danza diffusa D. OFF – Incontro tra la danza e la città, realizzata a cura di Art Hub in collaborazione con Pro Loco Matelica, Comune di Matelica, AMAT Marche e Compagnia degli Istanti, con la direzione artistica di Roberto Lori e la direzione organizzativa di Marika Errigo. Un evento che, sin dalla sua nascita nel 2013 come Face OFF, ha saputo evolversi e affermarsi come uno dei punti di riferimento della danza contemporanea in Italia. L’intervista con Roberto Lori, ideatore della rassegna, ci guida in un viaggio che racconta la sua visione dell’arte, del corpo e dello spazio, nonché l’importanza di un evento che si rinnova ogni anno, portando la danza nei luoghi più affascinanti e lontani dalle tradizionali strutture teatrali. Dalla relazione tra arte e comunità alla valorizzazione dei giovani talenti, passando per la ricerca e la sperimentazione, Lori ci parla di un progetto che non solo riflette sul presente, ma che, nel guardare al futuro, sogna di crescere e di coinvolgere sempre più persone, nelle piazze e nei borghi d’Italia.

Dal 31 agosto al 6 settembre 2025, Matelica ospiterà D. Off – InArt, la tappa marchigiana della rassegna nazionale di danza diffusa D. OFF – Incontro tra la danza e la città, di cui Lei cura la direzione artistica. Cosa significa per Lei portare questa rassegna in un borgo medievale e come la location contribuisce al messaggio artistico dell’evento?

Il Festival D.Off nasce con l’obiettivo di portare la danza contemporanea nei luoghi più suggestivi dei piccoli borghi, creando un dialogo profondo con il territorio e con le comunità che lo abitano. Il festival promuove la danza e le sue espressioni più innovative sia nei suoi spazi convenzionali, sia fuori da essi, con l’obiettivo di valorizzare luoghi della quotidianità̀ cittadina: dai teatri alle piazze, dai vicoli ai parchi, dalle biblioteche ai grandi mercati coperti, gli scorci dei borghi italiani si trasformano in quinte e scenografie.
D. OFF unisce la danza contemporanea con la vita urbana e mette in comunione la danza emergente italiana con le compagnie affermate del territorio nazionale ed internazionale.

D.OFF è iniziato come Face OFF nel 2013. Qual è stato il percorso che ha portato alla trasformazione del nome e del concetto di questa rassegna e alla sua evoluzione negli anni?

Sono passati dodici anni dalla prima edizione del Festival Face Off, nato nel piccolo borgo marchigiano di Matelica, in provincia di Macerata. All’inizio si trattava di un evento intimo, della durata di un solo giorno, che accoglieva circa 30-40 allievi interessati ai laboratori coreografici. Con il tempo, il festival è cresciuto, ampliando la sua durata fino a una settimana — e in alcuni casi anche due, considerando le residenze artistiche — nel tempo si è trasformato in una piattaforma sempre più strutturata e riconosciuta nel panorama della danza contemporanea. Dal 2021 Face Off ha superato i confini regionali, diventando un festival diffuso che oggi coinvolge, oltre alle Marche, anche la Toscana, il Friuli-Venezia Giulia, la Puglia e la Calabria. Non solo la durata e la geografia del festival si sono ampliate: da un singolo spettacolo si è passati a una programmazione che conta tra i 6 e i 9 spettacoli a settimana, con la partecipazione di compagnie di danza di rilievo nazionale e internazionale, accanto a un lavoro continuo di valorizzazione e sostegno dei giovani danzatori e coreografi.

La danza contemporanea è al centro della rassegna. In che modo gli spettacoli che ne fanno parte cercano di esplorare e reinterpretare la relazione tra corpo, spazio e territorio?

Il corpo danzante entra negli spazi della quotidianità — piazze, cortili, vicoli, luoghi della memoria — e li trasforma, portando con sé un linguaggio fisico e poetico capace di generare meraviglia. In questo incontro tra arte e vita, il gesto coreografico diventa un atto di condivisione, nella speranza di regalare momenti di bellezza, gioia e spensieratezza alle comunità che accolgono il festival.

La rassegna coinvolge anche laboratori con giovani danzatori. Qual è l’importanza di questi workshop per la crescita del panorama della danza in Italia, e come contribuiscono a rafforzare il legame tra arte e comunità?

Crediamo fermamente che l’accesso all’arte debba essere un diritto e non un privilegio. Per questo incentiviamo la partecipazione ai workshop attraverso costi accessibili e soprattutto a borse di studio totali erogate grazie ai preziosi contributi delle attività locali che sostengono così tanti giovani allievi, con l’obiettivo di avvicinare sempre più giovani al linguaggio della danza contemporanea. Questi laboratori non sono solo momenti di studio, ma veri e propri strumenti per creare connessioni: tra artisti e pubblico, tra arte e territorio. La danza, infatti, esce dai luoghi tradizionali e si inserisce con delicatezza negli spazi del vivere quotidiano — piazze, cortili, giardini pubblici — diventando parte integrante del tessuto urbano e sociale. Spesso sono i cittadini stessi, magari per caso, a imbattersi in una performance e a lasciarsi sorprendere, scoprendo la bellezza di un linguaggio espressivo nuovo e coinvolgente. È così che la danza contemporanea entra nella vita delle persone: con discrezione, senza invadere, ma lasciando un segno.

La programmazione di D.OFF include una varietà di spettacoli e performance con tematiche molto diverse. Come vengono selezionati gli spettacoli e come riflettono la missione di D.OFF?

Ogni artista porta con sé un colore, una visione, una poetica differente. Ed è proprio questa molteplicità a rendere unico un festival diffuso come D.OFF, che vive in luoghi diversi, con pubblici diversi, ma uniti dal desiderio di incontro e condivisione. La selezione degli spettacoli avviene attraverso percorsi differenti: in alcuni casi lanciamo bandi aperti, mentre in altri, soprattutto quando si tratta di giovani coreografi, accogliamo proposte di primi studi o lavori in divenire. Offriamo così uno spazio prezioso per la sperimentazione, dove il lavoro può crescere in dialogo con il pubblico. Un aspetto che ci sta particolarmente a cuore è il coinvolgimento attivo degli allievi dei laboratori: durante il giorno partecipano alla formazione, e la sera assistono agli spettacoli. Favoriamo momenti di confronto tra loro e gli artisti, creando occasioni di dialogo in cui riflettere insieme su ciò che si è visto, analizzarne i linguaggi, comprenderne le intenzioni. In questo modo, D.OFF non è solo un festival da guardare, ma anche da vivere ed attraversare con consapevolezza.

Gli spettacoli in programma affrontano temi sociali e psicologici complessi. C’è un messaggio che spera di comunicare al pubblico attraverso le opere che fanno parte della rassegna?

Lasciamo piena libertà agli artisti di esprimersi secondo la propria sensibilità. Le scelte tematiche sono infatti a loro discrezione. Il nostro intento è quello di offrire uno spazio che stimoli la ricerca artistica e poetica, aiutando al tempo stesso a rispettare i canoni estetici e narrativi. In questo percorso, aspiriamo alla bellezza come valore condiviso: una bellezza che non si limita alla forma, ma che nasce dalla verità, dall’autenticità e dalla capacità di toccare le corde più profonde dell’animo umano.

Una delle Sue ultime coreografie, “Terra Mia”, è dedicata proprio a Matelica, celebrandone la storia e la tradizione. Qual è il significato di questo lavoro per Lei e quali emozioni o ricordi ha voluto trasmettere attraverso di esso?

“Terra Mia” è un omaggio sentito alla mia città natale, Matelica. È uno spettacolo liberamente ispirato al libro Carlone di Libero Bigiaretti, che mi ha riportato con forza all’infanzia e ai luoghi dove sono cresciuto. Un piccolo paese, sì, ma ricco di umanità, di persone sincere, di amicizie autentiche e affetti familiari. Questo lavoro nasce proprio da quel legame profondo tra memoria e identità. Attraverso la danza, cerco di dare corpo e voce a quei ricordi che continuano a vivere dentro di me: i volti, le strade, le emozioni di un tempo che ancora oggi mi accompagna. Terra Mia è il tentativo di connettere il presente con il passato, la tradizione con il linguaggio contemporaneo del corpo. È una dichiarazione d’amore per le mie radici e per tutto ciò che mi ha formato.

D.OFF ha sempre dato spazio ai giovani coreografi e artisti emergenti. In che modo l’inclusione di giovani talenti contribuisce all’evoluzione della rassegna?

Il festival nasce proprio con l’intento di essere uno spazio aperto, dinamico e in continua trasformazione, capace di accogliere nuove voci e prospettive. Offrendo un palcoscenico ai talenti emergenti, D.OFF non solo rinnova costantemente la propria proposta artistica, ma si pone come ponte tra generazioni, creando un dialogo fertile tra giovani creativi e artisti affermati.

Nel corso degli anni, D.OFF ha attraversato molte città italiane. Qual è stato l’impatto della rassegna sulle diverse comunità e quali sfide ha incontrato nel portare la danza contemporanea in piccoli comuni o borghi?

Nel corso degli anni, D.OFF ha lasciato un segno profondo e delicato nelle comunità che ha incontrato. Portare la danza contemporanea in piccoli comuni e borghi è stata una sfida affascinante. L’impatto è stato “dolce nel tempo”: ogni nuova tappa è stata un percorso di avvicinamento, in cui il progetto ha dovuto farsi conoscere, farsi comprendere, prima di essere pienamente accolto. Le comunità locali, inizialmente curiose o persino diffidenti, hanno dimostrato una straordinaria apertura una volta compreso il valore umano e culturale della rassegna. Quando ciò accade, ti fanno davvero sentire a casa. È anche grazie alla sensibilità e alla disponibilità di assessori e amministrazioni comunali, che hanno avuto la pazienza e l’intelligenza di ascoltare e accogliere un progetto. Questa capacità di ascolto, questo desiderio di confronto e crescita culturale nei territori, è ciò che mi fa ben sperare per il futuro.

Guardando al futuro, quali sono gli obiettivi di D.OFF per le prossime edizioni? Ci sono nuove sfide o progetti in cantiere che vorrebbe esplorare, e in che modo immagina che la rassegna evolverà nei prossimi anni?

Guardando al futuro, uno degli obiettivi principali di D.OFF è consolidare il percorso costruito negli ultimi anni insieme ad alcune amministrazioni che hanno creduto nel progetto sin dall’inizio. Mantenere viva questa rete di relazioni e continuare a far crescere ciò che è stato avviato rappresenta una priorità, nella speranza che questo dialogo possa proseguire nel tempo. Allo stesso tempo, c’è il desiderio di aprirsi a nuovi territori, di incontrare luoghi che condividano la nostra visione: quella di una cultura basata sulla relazione, sullo scambio e sulla costruzione di legami autentici soprattutto con la cittadinanza. Le sfide future riguardano proprio questo: mantenere viva l’identità del progetto pur aprendosi a nuove possibilità. È con questo spirito che immaginiamo l’evoluzione di D.OFF: come un viaggio che unisce, che semina legami, che continua a cercare e a costruire un senso insieme agli altri.

Lorena Coppola

Photo Credits: Giampaolo Becherini – Alessandra Gaioni

www.giornaledelladanza.com

© Riproduzione riservata

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