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Kledi Kadiu: spero che il governo aiuti la danza da questa terribile crisi

Come stai? Come vivi queste giornate di lockdown?

Io e la mia famiglia stiamo bene per fortuna. Da due anni vivo a Rimini insieme a mia moglie Charlotte e a mia figlia Léa, e devo dire che possiamo ritenerci assolutamente fortunati. Sono molte le persone che stanno vivendo un periodo drammatico, perché hanno problemi di salute o di altra natura in seguito a questa situazione, o magari hanno familiari malati o ricoverati. Credo che mai come in queste giornate possiamo usare la parola fortuna per definire la nostra situazione.

Come trascorri le tue giornate?

Léa occupa la maggior parte del nostro tempo, ed è una distrazione bellissima. È una bimba vivace, si sveglia presto la mattina, è subito attiva e noi cerchiamo di tenerla impegnata, di giocare con lei, anche se i limiti della casa sono a volte costrittivi.

Secondo te come usciremo da questa esperienza? Saremo più freddi, diffidenti e distanti rispetto al prossimo?

Non eravamo affatto preparati a vivere una situazione del genere. Non voglio essere pessimista, ma temo che le cose non torneranno come prima per un bel po’ di tempo, ci vorranno dei mesi probabilmente.

Kledi: “Il governo dovrebbe supportare le scuole di danza in difficoltà”

Se potessi lanciare un appello, cosa vorresti dire a chi ci governa?

Vorrei che le istituzioni capissero la situazione, dessero un sostegno almeno parziale al nostro settore, destinassero dei fondi alla danza. Non teniamo conto solo di teatri lirici che sono già sostenuti dallo Stato; la vera forza la fanno le scuole private. Sarebbe utile anche fare un richiamo a tutti i proprietari delle strutture cui i direttori delle scuole di danza pagano l’affitto: sarebbe necessario dargli un po’ di tempo, permettergli di ritardare il pagamento delle pigioni, perché è questa la cosa che, altrimenti, li costringerà a chiudere.

Qualche giorno fa il premier albanese Edi Rama ha pronunciato un discorso davvero toccante, annunciando l’invio, in supporto all’Italia, di una trentina tra medici e infermieri.  Ha dichiarato: “Non siamo privi di memoria, non possiamo non dimostrare all’Italia che l’Albania e gli albanesi non abbandonano mai un proprio amico in difficoltà. Oggi siamo tutti italiani, e l’Italia deve vincere e vincerà questa guerra anche per noi, per l’Europa e il mondo intero”. Ti sei emozionato ascoltando queste parole?

Sì, mi sono emozionato molto e mi sono rivisto. Siamo abbastanza giovani per ricordarci quello che è accaduto quasi 30 anni fa. In tempi diversi l’Italia ha dato a me, e a tanti miei connazionali, un grandissimo aiuto: questo non deve essere contraccambiato per forza, ma è una questione di sentimento molto importante. Ci siamo sempre sentiti fratelli minori dell’Italia, siamo vicini e uniti da sempre. Ciò che ha detto e fatto il nostro premier è stato molto toccante, in un momento in cui l’Europa unita, invece, ha girato le spalle all’Italia. La solidarietà dimostrata dall’Albania nell’inviare medici e infermieri a supporto dell’Italia è stato un gesto spontaneo e sincero.

Sara Zuccari

Direttore www.giornaledelladanza.com

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