
Si sente spesso parlare di amore per la danza. Ma che cosa significa esattamente? Come si esprime e quanto dura in realtà?
Fisiologicamente, l’amore è uno stato neurologico e chimico finalizzato alla sopravvivenza della specie. Ha origine nel cervello, dove una complessa interazione di neurotrasmettitori (dopamina e serotonina) e ormoni (ossitocina e testosterone) attivano il sistema di ricompensa, provocando sentimenti di attaccamento e piacere.
Questi processi cerebrali si riflettono sul corpo, influenzano il battito cardiaco, la pressione sanguigna e perfino la percezione del dolore.
L’amore dunque non è una questione poetica, coinvolge mente e il corpo, dando vita a un circolo virtuoso tra pensieri, emozioni e reazioni fisiologiche.
Quando questo sentimento si trasferisce nell’ambito della danza, però, cambia tutto, perché sfida e reinventa le regole della natura stessa, raggiungendo una dimensione più profonda.
Proprio perché non finalizzato alla funzione primaria di conservazione della specie, l’amore per la danza non è facile da spiegare: si nutre di prove costanti, di errori ripetuti, di confronto con se stessi e di una ricerca instancabile di autenticità.
Chi ama la danza non la sceglie per evasione, ma per una tensione al miglioramento, superando così il concetto di gratificazione neurologica.
La danza offre l’opportunità di trasformare il disagio e la fatica in forza, libertà e consapevolezza. Non concede scorciatoie, insegna a convivere con la frustrazione, a gestire l’energia, ad ascoltare i segnali fisici e mentali.
L’amore per la danza è una pratica quotidiana fatta di scelte. Amarla davvero non significa praticarla per superare un momento difficile o perché in un certo periodo della vita ci fa stare bene o ci diverte.
Significa avvertire una spinta interiore incontenibile che porta con sè sacrifici, fatica e talvolta delusioni i quali, anziché scoraggiare, rafforzano il legame tra il ballerino e la danza.
La danza trasforma la fatica in resilienza, l’errore in crescita, la paura in determinazione. Il danzatore abbraccia la propria vulnerabilità e la tramuta in forza creativa, ribaltando così la logica della mera sopravvivenza.
Il ballerino si affranca dai limiti imposti dalla biologia e dalla chimica e compie un salto evolutivo. Usa corpo e mente come strumenti di espressione. Vive l’amore biologico in tutt’altra accezione, accede a una dimensione in cui la volontà e la creatività diventano le forze motrici e consapevoli delle sue azioni.
L’amore per la danza dunque invita ad accogliere rischi e paure come parte integrante del percorso, dimostrando che la vera essenza dell’essere umano risiede nella capacità e nella volontà di andare oltre i propri limiti.
Stefania Napoli
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