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La Pachanga: il ballo cubano che spopolò in America. Il ballerino Vito Ranieri ci racconta segreti e tecniche di questa nuova moda di ballare

Vito Ranieri

La storia del ballerino Vito Ranieri sembra la trama di un film già visto in tv: un ragazzo che incontra una campionessa di Latin Ballroom per essere catapultato nel mondo della danza di coppia. Tra le tante vittorie segnaliamo il primo Runner up all’Asia Open Championships di Honk Kong ed una serie impressionante di partecipazioni a congressi in giro per il mondo, dalla Turchia alla Corea, dall’India agli Emirati Arabi. La favola di Vito Ranieri con la ballerina Stefania Errende, sua attuale compagna, conquista il cuore degli Italiani al punto che diventano protagonisti di un bel servizio nel programma Verissimo in onda su Canale 5. Ma sentiamo com’è nata questa storia d’amore per la danza e scopriamo cos’è la Pachanga.

 

Conosciamo il maestro Vito Ranieri, artisticamente parlando.

Prima di avvicinarmi alla danza ero un giocatore professionista di basket. Purtroppo un infortunio, all’età di 17 anni, mi ha costretto a lasciare questo sport al culmine di una buona carriera. Per poter studiare danza ho lavorato come venditore di giornali, come cameriere, pur di portare avanti un sogno cercavo di guadagnare, tutto per danzare. Ed ho seguito molte discipline diverse tra loro: il tango, il jazz, l’hip hop.

La Pachanga è un genere musicale sviluppatosi da piccoli gruppi musicali, le charangas.

La pachanga trova le sue origini a Cuba, esattamente a Santiago De Cuba, dove inizialmente veniva chiamata Chivo, Capra. Gli Strumenti utilizzati per suonarla erano il tres, la clave, una latta di carburante usata come bongò, un tino con un cavo che faceva le veci del contrabbasso. Nella Pachanga risiedono molte influenze musicali, dal merengue al Son Montuno, dal Mambo fino ad altri ritmi caraibici più movimentati come il Seis Chorreao e lo Zapateo Cubano, danze folcloristiche basata sul battito dei piedi.

Questo ballo è tipico dell’America degli anni sessanta. È così?

È un tipico ballo di New York. È incominciato come un ballo di pazzi per poi diffondersi in tutti i locali della Grande Mela. Anche se di origine cubana, la Pachanga raggiunge il suo massimo splendore a N.Y. City, città multietnica dove si mischiavano e si incontravano generi differenti. Nel 1964, quando il  Palladium Ballroom chiude al pubblico latino, la Pachanga si suonava in piccoli locali dove le big band lasciarono il posto a formazioni più modeste chiamate Charanga, con l’introduzione anche del flauto che aveva un ruolo predominante. 

Per quello che è possibile, spiegaci come si balla una Pachanga. Quali sono i passi principali?

La Pachanga la balli con il cuore prima che con i piedi. Devi sentire e provare gioia, allegria, festa. L’espressione vamos a pachangar significa andiamo a far festa. Essenzialmente il passo basico della pachanga è il brinquito, cioè un passo cadenzato caratterizzato dal trasferimento del peso corporeo prima sulla gamba destra e poi su quella sinistra. Volendoci spostare, il piede (quello con il peso) compie un’azione swing e l’altro esercita delle pressioni sul pavimento come conseguenza del movimento pelvico.

Qual’ è la situazione in Italia dei balli di coppia, secondo il tuo punto di vista?

Credo che i balli di coppia abbiamo vissuto una rinascita, perché socialmente impattanti. Anche negli anni novanta il liscio, i balli da sala ed il latino americano andavano tantissimo ma erano finalizzati piuttosto alle competizioni, oltre che onerosi perché si potevano studiare per lo più in maniera privata.

Parliamo del tuo stile di ballo, sia come singolo ballerino sia in coppia.

Premesso che amiamo influenzare e sperimentare, tra le nostre coreografie più celebri, che hanno chiuso numerosi eventi in tutto il mondo, troviamo proprio Pachanga Bronx e Pachanga Miramare. Non mancano coreografie con Tango, Flamenco, Rumba Latina, Passo a due. Ad ora, però, siamo al 100% mirati sul genere Pachanga. Posso darti uno scoop sul nostro nuovo show: abbiamo una coreografia su musica di Tito Puente dal titolo Pachnaga si, Charanga No che porteremo in giro per il mondo prossimamente.

Progetti futuri? Pachanga ed altri generi di ballo?

In cantiere ci sono progetti con televisioni estere e una maggiore diffusione della Pachanga in Italia, sfatando il luogo comune che sia un qualcosa di difficile e non per tutti. Trasmettere alla gente delle emozioni, delle vibrazioni è un qualcosa che ci pulsa dentro. La nostra missione è proprio quella di non insegnare solo dei passi ma di trasmettere l’amore che proviamo per questo ballo.

Un consiglio a chi vuole avvicinarsi al mondo delle danze di coppia.

Di certo quello che posso consigliare è di intraprendere la strada con una persona che abbia la stessa voglia, la stessa energia e la stessa passione. Quando si balla bisogna essere presenti in due e soprattutto bisogna farlo con una persona con cui si ha feeling, non parlo solo di amore ma di vibrazioni positive.

Un tuo pensiero per concludere

Il Ballo è vita. Ci sono tantissime rinunce, sacrifici, privazioni ma tutto questo viene ripagato. Tanti anni fa partivamo con un paio di scarpette e tanti sogni, ci abbiamo creduto e con le nostre forze abbiamo trasformato quei sogni nella nostra realtà. Un saluto a te da parte mia Vito e dalla mia partner Stefania e a tutti i lettori del Giornale della danza.

 

Massimiliano Raso 

www.giornaledelladanza.com

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