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La Sylphide, un intramontabile sogno sulle punte

Sylphide 2

Un apprezzato e vivissimo successo ha ottenuto l’allestimento de La Sylphide in scena presso il Teatro Fraschini di Pavia sulla colta e raffinata musica di Herman Severin Løvenskiold, il libretto di Adolphe Nourrit e la sorprendente coreografia di Ilir Kerni rielaborata da Augusto Bournonville.

L’eleganza di questo titolo, si è confermata nell’allestimento in due atti a cura del Balletto dell’Opera di Tirana sottolineando tutto il fascino, di uno dei più antichi balletti della storia sulle punte di matrice romantica, ispirato al racconto Trilby ou le Lutin d’Argail di Charles Nodier rappresentato la prima volta il 12 marzo del 1832 all’Opéra National di Parigi e da sempre apprezzato da pubblico e critica.

La Sylphide è un titolo emblematico poco rappresentato e forse anche poco noto se non dagli appassionati e dai puristi accademici, per lungo tempo rimasto escluso dai repertori. Eppure questo balletto, anche nella versione del teatro nazionale albanese, ha confermato tutto l’incanto visivo per l’ambientazione, il gusto garbato delle scenografie, i colori accesi dei costumi e quel connubio misto tra disciplina e divertimento giocoso.

La coreografia di Ilir Kerni – già primo ballerino solista del Teatro dell’Opera e del Balletto, in seguito danzatore del Corpo di ballo dell’Opéra du Rhin di Strasburgo e attualmente Sovrintendente del Teatro Nazionale dell’Opera e del Balletto di Tirana – ha avuto il gran merito e il pregio dell’essenzialità, del ritmo e della freschezza del movimento sfociato in grazia e magia, in cui la danza è stata la protagonista impeccabile, sia dal punto di vista tecnico che da quello emotivo pur rispettando la versione di Bournonville, il quale a sua volta lo adattò da un balletto francese del 1832.

Il Balletto del Teatro dell’Opera di Tirana si è costituito nel 1950 e nel 1953 si è unito alla Filarmonica Albanese diventando Teatro dell’Opera e Balletto. Un grande impulso al corpo di ballo venne dato dai ballerini che studiarono a Mosca e una volta tornati in Albania divennero promotori della creazione di una Scuola di ballo. I primi maestri furono il russo Georgiy Perkun e gli albanesi Panaiot Kanaçi, Agron Aliaj e Skender Selimi, che diedero un notevole contributo alla formazione e al consolidamento della tecnica professionale. Dopo il 1990 numerosi solisti hanno abbandonato la scena albanese a causa del momento critico che attraversava il Paese. In seguito, grazie alle migliorate condizioni economiche, il corpo di ballo si è ricomposto con eccellenti danzatori. Attualmente il Balletto dell’Opera di Tirana è sinonimo di alta qualità, professionalità e assoluta capacità nel conservare la tradizione attualizzandola al contesto attuale, svecchiando e spolverando ogni minimo manierismo datato. Un composito ensemble impreziosito da talenti di ampio respiro internazionale.

Nel ruolo della Sylphide abbiamo ammirato la prima ballerina Ledia Sulaj, graziosa nella sua armonica teatralità ricca di spontaneità e leggerezza sulle punte; al suo fianco, nel ruolo di James, il primo ballerino Evis Nallbani il quale ha dato sfoggio di un’ottima espressività, sicurezza nei salti e maestrìa negli atterraggi con andatura ordinata e passionale. Da segnalare anche Luigi Durgjini, Erisa Gina, Alisa Gjoni ed Almira Kraja apprezzabilissimi e tutto il resto del Corpo di ballo che ha brillantemente superato la prova, con dignitosa capacità soprattutto negli insiemi della compagine femminile che ha fatto rivivere gli antichi fasti di una piccola comunità scozzese che intreccia la propria quotidianità con il regno spirituale delle silfidi incentrando il tutto sull’amore oltre i limiti della normalità tra un uomo e una creatura ultraterrena. Un’intensa storia di passione ma anche di disperazione in cui sopravvive lo charme del lungo tutù indossato dalla diafana silfide che arriva in sogno a James che nel giorno delle nozze abbandona la sua fidanzata Effie e fugge nella foresta per inseguirla, in un trionfo coreografico inciso dai dettami classici e tradizionali ma arricchito dal lavoro di Ilir Kerni con una successione ordinata mantenendo una frequenza ben calibrata, suddividendo il tempo della misura tra il movimento e le note con brio in cui il succedersi degli accenti coreografici ha accompagnato la cadenza della melodia con un grado di frequenza, di rapidità e di intensità tali da costruire un eccellente susseguirsi ritmico di sicura efficacia scenica.

La Sylphide vista nello storico teatro di Pavia con il Balletto dell’Opera di Tirana ha affrescato un bell’esempio di danza grazie al rigoroso Corpo di ballo che è riuscito in maniera fulgida a narrare un’intramontabile storia usando il ballo e la musica sostituendo le parole con l’evoluzione della gestualità sviluppata nel corso dei secoli, racchiudendo la poesia tipica del “movimento romantico” nato nella prima metà del XIX secolo che influenzò l’arte, la letteratura, la musica e bene appunto il balletto interessandosi al mondo soprannaturale dove aleggiava spiritismo, incanto e le arti occulte di natura malefica o benefica costruendo il tutto al fine di sviluppare un’espressività dove esternare le emozioni e controllare il linguaggio del corpo.

La Sylphide, ha emozionato il plaudente pubblico del Fraschini, conciliando realtà e sogno, confermando che la distanza e il tempo sono un tramite necessario per inseguire i propri desideri e conoscere profondamente il nostro essere condividendo con chi ci sta accanto la magia del nutrimento dell’anima… la Sylphide si può racchiudere in un celebre pensiero di D’Annunzio: “Ama il tuo sogno se pur ti tormenta”.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

 

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