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Lo Schiaccianoci accademico, simbolo di perfezione

Serata Ciaikovskij - Accademia alla Scala

Una gioia tutta da ammirare nella “grande bellezza” dello Schiaccianoci a cura di Frédéric Olivieri, maestro e direttore di raffinato gusto poetico. A grande richiesta, è ritornato in scena “Lo Schiaccianoci”, un classico dei classici della Scuola di Ballo del Teatro alla Scala in occasione dello spettacolo natalizio alternando sul palcoscenico oltre 150 allievi. Il pregio dell’allestimento coreografico di Olivieri inizialmente vige proprio nella comunicazione visiva in cui si rivela netta la trasmissione con l’incanto delle immagini tradotte in sequenze corporee, rappresentando metaforicamente la realtà nell’intento creativo di raggiungere, fin da pochi minuti dopo l’apertura del sipario, il massimo effetto comunicativo grazie al richiamo della “compagine accademica scaligera” nel pieno rispetto delle cifre stilistiche e manieristiche con una totale immediatezza alla comprensibilità dell’azione scenica e nella gestualità tipica dei balletti di fine Ottocento. Costumi di rarissima eleganza e maestose scenografie (a cura di Roberta Guidi di Bagno con la collaborazione dei Laboratori di Scenografia del Teatro alla Scala) in cui troneggia il racconto fantastico e l’ampio sviluppo narrativo dove le ambientazioni e le ricostruzioni si riconoscono nelle tracce di creature magiche, antiche credenze e leggende nel pieno rispetto di un rito antichissimo che rientra nelle “classiche” tradizioni e usanze del Santo Natale.

L’Accademia Teatro alla Scala è la scuola del Teatro milanese. La sua storia ha visto la luce nel lontano 1813, anno di apertura dell’Imperial Regia Accademia di Ballo Teatro alla Scala, attualmente si divide in quattro dipartimenti: musica, danza, palcoscenico-laboratori e management ed è da considerarsi l’“eccellenza” dove formarsi ai mestieri e alle arti dello spettacolo dal vivo, in particolare al teatro d’opera lirica e al balletto. Il Dipartimento Danza, è diretto dal maestro Frédéric Olivieri, stimato scopritore di talenti che grazie al suo alto profilo di esperienze, competenze, collaborazioni hanno reso la sua autorità un sommo pregio e il risultato si è visto nell’acclamato Schiaccianoci: impeccabile e di elevato livello che ben si addice a una grande Accademia internazionale come quella della Scuola di Ballo della Scala, vista anche la giovane età degli allievi/ballerini, sinonimo di disciplina e di un fervente presente e futuro costellato di tanto lavoro in sala danza, appassionati e perfettamente in sintonia pur con le “naturali incertezze” dettate dalla tenera età.

Il celebre balletto di Hoffmann con la soavità delle musiche di Cajkovskij hanno reso tutto lo splendore sia per le dinamiche espressive e teatrali che per la qualità tecnica. La fiaba, ambientata nella notte di Natale, ha pervaso di profumi, colori, sensazioni, sentori magici il grande palcoscenico del Piccolo Teatro Strehler di Milano nella replica di giovedì 17 dicembre, mettendo in risalto l’emozione del pas de deux, eseguito con assoluta grazia e misura da Veruska Composto (Clara) e Francesco Sardella (Principe/Schiaccianoci). Ogni singola presenza – a partire da Danilo Lo Monaco (efficace nel ruolo di Drosselmeyer) – ha portato una ventata di vitalità, freschezza e leggerezza usando un linguaggio neoclassico restituendo dal palcoscenico alla platea fin su in galleria la netta percezione di una solida preparazione indirizzata e votata unicamente all’attitudine e all’inclinazione coreutica.

Sempre coinvolgenti, da vedere e rivedere gli estetici e letterari quadri danzati del primo atto i quali donano sensibilità artistica ai galop e alle variazioni fino al mitico Valzer dei fiocchi di neve (ricreato in chiusura con una indimenticabile nevicata, nell’allestimento del Teatro alla Scala e il coordinamento alle scene di Angelo Sala) cui segue l’allegro e coinvolgente divertissement del secondo atto con l’affascinante danza spagnola, araba, cinese, russa e pastorale per giungere all’apoteosi del Valzer dei fiori che sboccia nel grand pas de deux tra la Fata Confetto e il Principe, attimo supremo di virtuosismo portato in scena, rispettivamente da Maria Chiara Bono e Gabriele Lucci, per affidare la conclusione al delicato Valzer finale, dopo il quale Clara si ritrova sprofondata sul suo divano accanto all’adorato Schiaccianoci, gioiosa nella fantasia del Sacro Natale.

Frédéric Olivieri ha confermato tutta la passione e l’immortalità di uno tra i più celebri balletti fantastici del grande Repertorio classico in cui, nella sua inedita versione creata nel 2011 ispirandosi a quella originale di Lev Ivanov, ha saputo suggerire uno stato d’animo maggiormente intessuto e un’adattabilità ad ogni singolo allievo narrando l’amore, il sogno, la fantasia e rinnovando il precedente successo tributato sempre al Piccolo Teatro Strehler con affetto da un variegato pubblico, nel pieno rispetto dei temi portanti che trasportano gli astanti all’interno della fiaba il cui ricordo è destinato a durare nel tempo.

Una rappresentazione densa di significati e risvolti umani, il tutto condito dai più gustosi ingredienti dell’infanzia come i dolciumi, i soldatini, l’albero natalizio, i giocattoli, le decorazioni, la neve, i portenti, il desiderio del principe azzurro, la fatina… per lasciarsi prendere per mano in un fantastico viaggio verso un mondo sorprendente di forte impulso apologico. Chapeau!

Michele Olivieri

 

www.giornaledelladanza.com

 

Foto di: Alessia Santambrogio e Norman Rinaldi

 

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