
Danzò fino alla maturità: Molti ballerini classici si ritirano relativamente giovani, spesso intorno ai 35 anni. Fonteyn invece continuò a danzare da protagonista fino ai 60 anni. Questo grazie a una disciplina ferrea e a una tecnica impeccabile che le permise di adattare il suo stile alle capacità del corpo in età più avanzata. La sua longevità sulla scena è quasi unica nel balletto classico.
Partnership leggendaria con Rudolf Nureyev: La partnership con Nureyev iniziò quando lui era ancora un giovane defezionista sovietico nel 1961. L’alchimia tra i due fu immediata: Fonteyn, già una stella consolidata, e Nureyev, un talento emergente, crearono insieme interpretazioni memorabili di balletti come Giselle e Romeo e Giulietta. La loro collaborazione fu così intensa che molti spettatori li ricordano come “l’incarnazione del balletto stesso”.
Una vita privata sorprendentemente complessa: Fonteyn sposò Roberto Arias, un politico panamense, e visse esperienze difficili legate alla sua salute e alla politica. Durante il tentativo di colpo di stato in Panama nel 1964, il marito fu gravemente ferito. Fonteyn si dedicò a lui con estrema devozione, gestendo la famiglia e la carriera allo stesso tempo.
Un’icona della Royal Ballet: Fonteyn fu ballerina principale del Royal Ballet di Londra per decenni, contribuendo a rendere la compagnia famosa a livello internazionale. Il coreografo Frederick Ashton creò molti ruoli su misura per lei, valorizzando la sua capacità di esprimere delicatezza, grazia e potenza scenica. Il suo contributo è considerato fondamentale per il prestigio del balletto britannico.
Una tecnica e un’eleganza senza tempo: Oltre alla grazia, la sua tecnica era celebre per la precisione nei piedi e nelle linee del corpo, così come per la capacità di trasformare ogni movimento in narrazione emotiva. La sua arte non era solo esecuzione: Fonteyn raccontava storie attraverso ogni gesto, rendendo ogni performance una lezione di poesia in movimento.
Michele Olivieri
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