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Nunzio Perricone: “Sogno di vincere un contratto di lavoro”

 

Nunzio Perricone studia danza dall’età di 10 anni e dopo una lunga esperienza nella scuola di Amici di Maria De Filippi si è classificato al terzo posto nel girone danza. Soddisfatto del suo percorso ci ha raccontato i momenti più importanti della sua avventura nel programma ed i sogni per il futuro.

Nell’ultima puntata sei stato eliminato classificandoti così al terzo posto. Come hai vissuto la serata di sabato?  

Anche se a dire la verità me lo aspettavo, è stata una serata molto particolare. Una cosa è avere delle sensazione altro è poi ritrovarsi a viverle. Devo ammettere che inizialmente è stato un bello scossone, poi però valutando il mio lungo percorso in trasmissione il mio bilancio è comunque positivo.

Suddividendo in momenti questa tua esperienza quali sono state le tappe per te più importanti?

La mia avventura ad Amici è stata quest’anno quella forse più travagliata. Sin dall’inizio mi sono trovato ad essere appoggiato ed apprezzato solamente dal mio maestro Garrison mentre gli altri due insegnati, Luciano Cannito ed Alessandra Celentano, non hanno mai creduto nelle mie capacità. Tra i momenti più significativi del mio percorso ricordo il mio esame di sbarramento, che è stato il momento in cui mi sono reso conto che anche al di fuori della trasmissione c’erano persone che vedevano in me un potenziale, e sicuramente, il serale di Amici, in cui ho vinto parecchie sfide contro i miei compagni, ha rappresentato per me una sorta di rivincita nei confronti di chi dubitava di me.

Come tu stesso hai raccontato, Garrison ti ha sempre sostenuto, che rapporto hai con lui?

Non mi era mai capitato di incontrare una persona, oltre i miei genitori, che credesse così tanto in me e questo è stato davvero sorprendente. Con lui abbiamo instaurato un rapporto che andava oltre la sala di danza, oltre la stima professionale è subentrato un bene personale che è stato per me fondamentale. In quel contesto, con due insegnanti su tre che non mi apprezzavano artisticamente, mi sono spesso sentito da solo ma l’affetto di Garrison ha ricompensato tutto questo.

Ritieni sia giusto che in finale siano arrivati Giuseppe e Francesca?

Assolutamente si. Ovviamente escludendo me stesso trovo che entrambi meritino la finale del programma. Francesca è una ballerina eccezionale, grande tecnica ed ottima interpretazione, mentre Giuseppe rappresenta una ventata di freschezza e novità come non se ne vedevano da anni. Hanno tutti e due delle ottime capacità.

Cosa ti auguri adesso che la tua esperienza televisiva si è conclusa?

Io ho partecipato ad Amici principalmente per riuscire ad ottenere un contratto di lavoro, la vittoria del programma sarebbe stata eventualmente una cosa in più. Com’è noto la trasmissione offre la possibilità di avere dei contratti di lavoro con delle compagnie internazionali molto importanti e quello che sogno è proprio di riuscire ad ottenerne uno. Significherebbe realizzare i miei sogni e ricompensare i sacrifici fatti per me dalla mia famiglia.

E se questo non dovesse accadere?

Se non fosse così riprenderei a fare quello che facevo prima, mi rimetterei subito in gioco partecipando alle audizioni e poi proverei a fare delle esperienze all’estero anche perché il tipo di danza che faccio io, la danza contemporanea, fuori dall’Italia può offrire delle possibilità più ampie.

Cosa vuol dire per te ballare?

Ballare vuol dire raccontarmi. Non sono un ragazzo che racconta molto di sé con le parole e ballando ho la possibilità di esprimere le mie emozioni. La danza è l’unico mezzo con cui riesco a parlare di me e far capire come sono fatto.

Come hai iniziato a danzare?                                                         

Ho cominciato all’età di 10 anni in una scuola privata di Catania studiando principalmente hip hop e breakdance. Poi però a 15 anni ho partecipato ad un concorso in cui sono stato notato da due grandi nomi della danza, Alessandro Molin e Andrè De la Roche, i quali mi assegnarono una borsa di studio per la scuola di ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Ho così cominciato lo studio della danza classica che ho portato avanti in quella scuola per due anni. Una volta lasciata la scuola ho poi scoperto il mondo della danza contemporanea a cui mi sono appassionato ed è quello che faccio oggi.

Un tuo pregio ed un tuo difetto artistico

Il pregio può essere la capacità di riuscire ad esprimere esattamente una coreografia. Quando ballo penso di essere abbastanza chiaro, limpido. Un difetto invece è che tendo ad usare spesso lo stesso tipo di energia rischiando di appiattire il pezzo, forse questo.

 

 

                                                                                           Alessandro Di Giacomo 

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