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Paola Catalani: “I giovani danzatori? Devono trascorrere un periodo di formazione all’estero…e poi rientrare in Italia. Il nostro paese ha bisogno di loro!”

Un carattere molto forte e una passione infinita: sono questi i talenti che hanno distinto la carriera di Paola Catalani, danzatrice e direttrice artistica. Una verve incontenibile, che non lascia spazio a incomprensioni: lei ha sempre fatto quello che amava fare, senza mai risparmiarsi e soprattutto senza mai sentire il peso della fatica e del dovere. Ha sempre danzato perché amava studiare, migliorarsi e stancarsi, proprio perché è sempre stata questa la vita da sempre inseguita. La si ascolta e si rischia di rimanervi incantati, tanto forte è la sua personalità. Cosa le ammiro in assoluto? La forza di ammettere che, a volte, avrebbe agito diversamente ma che, nonostante tutto, è fiera e felicissima di essersi sempre fidata del suo essere un po’ “ribelle”. Più che ribelle, io la definirei “se stessa”.

La Sua storia di danzatrice inizia a Roma, mai in breve tempo diventa protagonista di un volo pindarico, che La vede studiare e poi danzare a Montecarlo. Un salto molto forte per una ragazza altrettanto giovane…

Assolutamente, ma è stata una delle esperienze più belle e importanti della mia vita. A dir la verità, quel passaggio è stato fondamentale, proprio perché mi ha dato l’opportunità di partire, studiare in un mondo principesco, in tutti i sensi. In quel periodo, infatti, a Montecarlo danzavano i grandi del balletto, uno su tutti Rudolf Nureyev: trovarsi in un ambiente così diverso ma al contempo così stimolante e soprattutto a 16 anni, non ha fatto altro che tirare fuori il meglio di me e della mia passione per la disciplina che da sempre è stata parte della mia vita. Sono rimasta nel Principato di Monaco per alcuni anni ed è un’avventura che ancora ricordo con molto piacere, proprio perché mi ha dato qualcosa in più che, probabilmente, non sarei stata in grado di assorbire ed ottenere se fossi rimasta in Italia, al Teatro dell’Opera. È stato bellissimo, ma non rinnego anche di essere spesso tornata in Italia, proprio perché nel mio paese c’erano gli affetti a cui ero legata, la mia famiglia, i miei amici e qualcuno di speciale. Non appena mi si è presentata l’occasione, infatti, sono rientrata a Roma e ho iniziato a danzare con la Compagnia del Teatro dell’Opera di Roma, con cui mi sono esibita molto e ho potuto danzare ruoli importanti.

Ha lasciato il balletto “danzato” molto presto e si è spostata in breve tempo dalla parte degli insegnanti: è stata, infatti, assistente di grandi coreografi, Roland Pétit in primis. Un nome che fa rabbrividire tale è la sua bravura e importanza nel mondo della danza. Che cosa serba di quel periodo?

Smettere di ballare e poi spostarsi dall’altra parte è stato un passaggio quasi naturale: volevo smettere e l’ho fatto al massimo della mia forma fisica, e sono felice di averlo fatto. Diventare, poi, assistente di grandi coreografi mi ha fatto capire quanta passione può guidare così tanti giovani a faticare, stancarsi…per raggiungere la perfezione di singoli movimenti! Può sembrare un discorso paradossale ma fino a quando non ti metti dall’altra parte non lo si riesce a comprendere fino in fondo. L’esperienza con Roland Pétit è stata a dir poco fantastica: una persona meravigliosa, bella, pulita, un grande danzatore in grado di dare tantissimo a chi studia con lui. Non scorderò mai quei mesi trascorsi accanto a lui, come sua assistente.

Ha, poi, insegnato danza anche a giovani attori, all’Accademia di Moda e Costume: un altro volo pindarico…doveroso chiederLe: com’è andata?

È stata un’avventura ma ho raggiunto l’obiettivo che mi ero prefissata sin dall’inizio del corso: guadagnare la fiducia dei ragazzi e soprattutto far capire loro che la danza era dentro ciascuno di loro e che doveva semplicemente essere tirata fuori. Inizialmente mi guardavano con sospetto ma, dopo classi e iniezioni di fiducia, sono riuscita ad instaurare un bellissimo rapporto con tutti i partecipanti alle lezioni. La stagione è stata molto interessante ma la si è dovuta interrompere per mancanza di fondi, purtroppo. Se si potesse ricominciare, però, non mi tirerei assolutamente indietro…e mi butterei a capofitto in un’esperienza così importante!

Che cosa ci può raccontare, invece, della compagnia “I’Mperfect Dancers”?

È sempre stato un mio desiderio avere una compagnia di giovani danzatori, talentuosi e soprattutto guidata da un bravo coreografo italiano, in grado di valorizzare i colleghi: sono questi i principi-guida del gruppo “I’Mperfect dancers”. Walter Matteini è un bravissimo coreografo che crea tutti i balletti della compagnia: sceglie personalmente i danzatori e delinea per ciascuno di loro ruoli che ne valorizzino le caratteristiche fisiche. Sa unire talento e tecnica, che mai devono mancare in un gruppo di danzatori professionisti: li guida nelle lezioni, li studia e li fa esibire. È in grado di riconoscere chi ha qualcosa in più, il lato artistico di una persona che si presenta sul palco. Credo che in Italia ci siano molte persone come lui ma, mio malgrado, non vengono valorizzate come dovrebbero.

La Sua è stata una carriera breve ma molto intensa. C’è qualcosa che avrebbe voluto fare ma che non è nella lista degli obiettivi raggiunti?

Probabilmente non mi sarei rinchiusa al Teatro dell’Opera e avrei perseguito una carriera più internazionale: avrei voluto studiare di più all’estero. Roma mi ha dato tantissimo e non rinnego nulla del periodo che ho trascorso nella mia città ma…lo studio della danza in altri paesi d’Europa, forse, avrebbe potuto farmi crescere molto di più.

Ad una ragazza di 16 anni, piena di verve com’era Lei e che ama danzare, cosa vorrebbe dire?

Studia, danza, fatica, cerca sempre il meglio ma trascorri un periodo di formazione all’estero: al termine ti sentirai meglio e potrai rientrare nel tuo paese conscia di aver fatto di più. L’Italia ha bisogno di giovani danzatori che si formano in compagnie straniere e che, poi, rientrano a casa…il nostro paese ha bisogno di voi, non fate cadere nell’oblio una nazione così ricca di tradizione e passione come la nostra, mi raccomando!

Valentina Clemente

Foto gentilmente concesse da Paola Catalani

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