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PROSPETTIVE01 – KOR’SIA: una realtà emergente

Ph. Javier Cortes

“Prospettive01” è una rubrica rivolta ad artisti e contesti che rappresentano un mondo di talenti in continua evoluzione. Ideata e curata da Lorena Coppola, la rubrica si propone di raccogliere una serie di interviste e di articoli mirati a dar voce e spazio a tutte le fasce creative del mondo coreutico che costituiscono giovani realtà in via di sviluppo ed espansione, progetti innovativi, o realtà già consolidate, di spiccato talento, meritevoli di attenzione. Un luogo di rivelazione e di incontro di nuove prospettive.

Lo scorso agosto la compagnia italo/spagnola KOR`SIA ha vinto il II premio al Copenhagen International Choreography Competition (CICC), piattaforma di ricerca e promozione di coreografi contemporanei emergenti. I giovani coreografi e direttori artistici Mattia Russo e Antonio De Rosa si raccontano al giornaledelladanza.com

Quando e come nasce KOR’SIA e su che principi si basa?

Kor’sia é una compagnia creata nel 2014 a Madrid da quattro giovani artisti: Giuseppe Dagostino, Diego Tortelli, Antonio De Rosa, Mattia Russo. La nostra collaborazione come artisti nasce molto prima di essere Kor’sia. Già da anni siamo in pieno processo di investigazione e di ricerca del movimento, un intercambio professionale che ci ha portati a scoprire il nostro linguaggio più a fondo, e spaziare nei differenti concetti nella scena contemporanea. Difatti nel 2012 Russo/Tortelli crearono il primo pezzo coreografico, Descaminos de Dos (vincitore del premio Burgos-NY).

Che obiettivi si prefigge la compagnia?

La formazione di una compagnia di danza come Kor’sia risponde all’esigenza di creare un punto di riferimento concreto nel ambito dell’Arte e della Cultura Occidentale. L’esigenza nasce dalla voglia di voler creare e esprimere le nostre opinioni, informare, innamorare, lasciar pensare, donare una fresca e nuova esperienza al pubblico. Il progetto è ambizioso ed impegnativo ma il nostro obbiettivo principale e quello di rendere Kor’sia una compagnia Internazionale e poterla usare come mezzo di espressione per il nostro futuro.

“Yellow Place” è il lavoro che ha vinto il secondo premio al Copenhagen International Choreography Competition (CICC), come avete vissuto questo traguardo?

Il Copenhagen International Choreography Competition (CICC)  è senz’altro uno dei concorsi di coreografia più riconosciuto nell’ambito della danza contemporanea a livello mondiale, una piattaforma dove poter confrontare e mostrare il proprio lavoro. Il concorso ha presentato spettacoli provenienti da più di 35 paesi, un’esperienza indimenticabile ricca di emozioni e la vincita è stata un qualcosa di piacevolmente inaspettato.

Il colore è il punto di partenza di questo lavoro, la sua valenza simbolica?

Il colore è stato il punto di partenza per sviluppare quello che è il nostro Yellow Place. Controversa, la storia del giallo. Odiato, amato, bistrattato, sdoganato. Il giallo è nel mondo naturale un segnale di pericolo; un segnale ripreso anche dagli uomini per la sua luminosità e immediata riconoscibilità, tanto che gialli sono gli scuolabus, i taxi, i semafori. Colore primario e perciò base di innumerevoli sfumature di colore, il giallo era uno dei colori prediletti dagli impressionisti come Matisse e Gauguin, dai Fauves e da rappresentanti dell’arte astratta come Mirò. Ci sembrava appunto un colore che esprimesse varie sensazioni, varie emozioni e che trasmettesse positività ma anche gelosia, paura, proprio come nelle relazioni personali. Drammaturgicamente, il nostro lavoro si divide in tre parti, come tre le tappe della comune crescita e come tre sfumature dello stesso colore. Il primo e vero conflitto si realizza alla prima coscienza di stabilità e sintonia. Un versante si preoccupa di se stesso e specularmente l’altro acquista forza doppia, tanto da essere in grado di vivere la doppia essenza e continuare a sognare con l’ormai vecchia presenza. Il soggetto prova il desiderio di trovare una via d’uscita che gli consenta di rilassarsi e rivela anche un suo certo lato superficiale, il gusto del cambiamento per il cambiamento, il desiderio di vivere altre esperienze. Il suono, i gesti, il carrello che diventa monumento, casa, gabbia, sofà, tutto suggerisce una chiave di lettura intrinseca ed un’interpretazione libera.

Yellow Place

Il lavoro affronta anche il tema del tempo, cos’è per voi il tempo?

Il tempo è la principale categoria del nostro modo di essere: il calendario, l’orologio, la memoria, l’immaginazione e infine la nostra morte non sono altroché derivazioni concettuali del tempo. Molti filosofi, poeti, letterati e anche scienziati, come Einstein, hanno cercato di definire, esaminare e addirittura catturare il tempo. Noi, con la danza, trasmettiamo il sentimento del ritmo non solo attraverso le vibrazioni del corpo che già di per sé ha un ritmo interno ed un tempo oggettivo, ma in questo lavoro lo inchiodiamo nel presente, facendo vivere ai personaggi quel momento nel modo più soddisfacente possibile, interpretando una fase della vita in cui tutto rimane da scoprire, scena dopo scena.

Il corpo è fisicità o linguaggio?

Linguaggio e di conseguenza fisicità. Il nostro linguaggio corporale è ricco di gesti e geometrie armoniche che si sviluppano con  varie intenzioni coreografiche dipendendo dalla  drammaturgia o dal concetto che vogliamo rappresentare. La nostra base è la decomposizione del geometrico, ricerchiamo dentro la pura e perfetta bellezza estetica un esagerazione delle curve e degli angoli, costruendo una base ritmica che varia dallo staccato al fluido, variando in diverse qualità di movimento che caratterizzano il personaggio.

Il concetto di specularità nella vostra danza?

KOR’SIA propone un lavoro di investigazione sul movimento condividendo le proprie radici e capacità che si vanno sviluppando nel processo di creazione. Esplorare il movimento in ogni sua singola possibilità attraverso la ricerca di una inquietudine e di un linguaggio personale. Proporsi limiti fisici e mentali, contraddizioni, luoghi di memoria, trasformazioni di idee, spingendo così il corpo all’estremo per incontrare nuove soluzioni. Partendo da una realtà, la finzione si convertirà in una forma di ricerca del movimento.

Il ruolo dell’immaginazione?

L’immaginazione è molto importante per noi, è dove nasce tutto. Si stabilisce un concetto, una situazione e da lì si inizia a viaggiare con la mente, perdendosi e scambiando l’immaginario  che ci porta a scegliere immagini che sono il motore di quello che vogliamo comunicare.

Ph. Stefano Montesi

Avete vinto numerosi premi internazionali con il vostro lavoro in più di un’occasione, qual è la chiave creativa che vi contraddistingue?

Cerchiamo di essere noi stessi, ci confrontiamo tanto, guardiamo film, foto, andiamo a teatro, alle mostre per ispirarci. Siamo molto curiosi su tutto quello che succede intorno e appunto grazie a questi premi e festival che ci aiutano a crescere cerchiamo di capire in che direzione vogliamo andare.

Cos’è la danza contemporanea secondo voi in questo preciso momento storico nel contesto nazionale ed internazionale?

Non è facile dare una risposta a questa domanda! La danza contemporanea è qualcosa di difficilmente “classificabile” e definibile in modo chiaro e univoco. Sono numerosissime le ramificazioni. Lo stile di ogni insegnante e coreografo è in relazione alle caratteristiche personali e alla ricerca di ognuno di essi nell’apertissimo campo del movimento. Una delle caratteristiche essenziali della danza contemporanea è la sua duttilità, la sua apertura nel ricercare in ogni direzione. Il linguaggio che ne deriva è estremamente vario, multiforme; si avvicina talvolta al teatro e alla sua essenzialità del gesto, altre volte approda invece a soluzioni di movimento complesse e sorprendenti. Un’altra caratteristica è quella di rifuggire in genere dal virtuosismo fine a se stesso: la danza è al servizio del comunicare ed è quello che noi cerchiamo di fare, comunicare, denunciare, creare suggestioni ed evocare immagini, ricercando una relazione non stereotipata ma originale fra forma e contenuto.

 Progetti futuri?

Continuiamo con il nostro tour che quest’ anno ci ha portato in giro in Spagna in molti festival come CADIZ EN DANZA, FEX FESTIVAL INTERNACIONAL DE MUSICA Y DANZA DE GRANADA, LEKUZLEKU FESTIVAL,M CUADERNOS ESCENICOS FESTIVAL, MES DE DANZA FESTIVAL, FESTIVAL EQUILIBRIO, EXPO VENICE PROZACT, EXPO MILANO. Il prossimo 3 ottobre  saremo ospiti al Festival de Sens in Francia con un nuovo lavoro ispirato  nelle statue di un artista spagnolo Juan Muñoz, dal titolo Cul de Sac in collaborazione  con AGNES LOPEZ RIO. Il 2 novembre saremo a Siviglia, ospiti del Festival “Mes de Danza” e il 5 e 6 NOVEMBRE  al  “Gender Bender Festival” a Bologna. L’ Italia ci manca un po’ e sarebbe bello un giorno poter creare o trasferire il nostro gruppo lì. Stiamo lavorando ad uno spettacolo di 50 minuti tutto nostro per il 2016 ma per ora è solo un progetto bisogna trovare fondi e spazi per poterlo realizzare. Stiamo lavorando duro e tutti insieme come una grande famiglia: KOR’SIA.

Lorena Coppola

www.giornaledelladanza.com

Foto Javier Cortes,  Stefano Montesi, J.C. Arévalo

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