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Al via i teatri, l’appello della danza Giuseppe Picone, Maria Grazia Garofoli, Sabrina Brazzo e Antonio Desiderio

Il manager dello spettacolo Antonio Desiderio e tanti altri artisti tra cui étoile e coreografi di
fama internazionale della Desiderio Management hanno lanciato un appello per chiedere la
riapertura dei teatri immediata.

La situazione per il mondo dello spettacolo è sempre più drammatica e le riaperture dei teatri
annunciate con numeri ridotti e modalità di accesso difficilmente sostenibili, si parla di
tampone obbligatorio prima dello spettacolo, potrebbero dare il colpo di grazia ad un settore
già martoriato. Antonio Desiderio e tantissime stelle della danza e dell’opera nazione ed
internazionale – di cui molti facenti parte della sua Desiderio Management – si sono voluti
riunire lanciando un accorato appello alle istituzioni.

Antonio Desiderio manager di opera lirica e balletto internazionale: “La riapertura dei teatri
sottoposta al solo pubblico vaccinato, è l’ennesima discriminazione di un luogo che dall’inizio
ha patito e sta ancora patendo la mal volontà ed un accanimento immotivato del nostro
governo. Non si è voluta trovare da un anno nessuna soluzione per i teatri e la cosa piu
semplice è stata per loro tenerli chiusi, portando allo sfinimento questo settore che da
sempre è motivo di vanto nel mondo ed infrangendo i dettami della nostra Costituzione
fondata sul lavoro e sulla democrazia.

I teatri vanno aperti, contingentando il pubblico proporzionalmente in base alla capienza del
teatro stesso (no con capienza uguale per tutti) nella stessa identica maniera in cui lo si è
fatto per i programmi televisivi che già da tempo hanno ripreso con pubblico in presenza.”
Kristian Cellini coreografo internazionale: “In attesa di essere tutti vaccinati e tornare alla
“normalità”, credo che una soluzione potrebbe essere quella di richiedere l’esito del tampone
rapido al pubblico fatto 72 ore prima dello spettacolo ( come già avviene per i viaggi di lavoro
e in alcune produzioni teatrali e televisive); oppure predisporre il giorno stesso dello
spettacolo un presidio medico all’interno del teatro per il tampone rapido considerando che
ci sarà ancora per un po’ un numero ridotto di pubblico.

Sabrina Borzaga docente Kino Centro Danza ed ideatrice del Metodologia Entolè:
“Personalmente credo che l’inserimento dell’obbligo vaccinale per entrare nei teatri
contribuirà ancora di più ad allontanare il pubblico, considerato che tutti coloro che non
accetteranno ricatti (me compresa) piuttosto che vaccinarsi rinunceranno; tra l’altro un ricatto
simile viola l’articolo 31 della costituzione italiana e non dimentichiamo quanti dei nostri
nonni sono morti per la nostra libertà. Inoltre non si comprende tutto questo accanimento nei
confronti dei teatri a fronte di luoghi molto più pericolosi dal punto di vista degli
assembramenti come i mezzi di trasporto o i centri commerciali…quindi si può entrare in un
centro commerciale o in un aereoporto senza vaccino ma in teatro no? Vista così sembra
una congiura nei confronti del mondo teatrale”.

Matteo Addino, coreografo della trasmissione tv Il Cantante Mascherato in onda su Rai 1 e
direttore della Compagnia Experience Danze Company: “Come si può vivere senza arte lo
abbiamo capito. E credo che si viva male. Male perché esprimere il nostro sentire attraverso
il movimento, la parola ci mette in comunione con qualcosa di più alto che non è solo
esibizione ed ego. Ci riconcilia con i rifiuti i lutti, la rabbia: le esperienze dure difficili si
incanalano e si risolvono. Oppure si celebra la vita, la forza, la determinazione. Tutto questo
in uno scambio con il pubblico che respira e vive con l’arte lo stupore. Chiedere i teatri
significa questo. Significa perimetrare la natura umana. Rinchiuderla. È un anno questo, di
nebbia. I professionisti sono monchi con bonus che servono solo a sopravvivere. Ti tengono
in piedi come un’impalcatura, l’arte chiede uno scheletro, la forza dei muscoli, la testa alta,
gli occhi rivolti all’orizzonte per sognare. E siamo stanchi, tutti, dentro questa cattività
forzata. Escludere i non vaccinati sarebbe una discriminazione, chiediamo un protocollo che
permetta buona sicurezza senza tagliare fuori nessuno”.

Andrea Volpintesta primo ballerino del Teatro Alla Scala di Milano: “Le richiesta dei vaccini
per la riapertura dei teatri potrebbe essere ulteriore freno alla ripresa, dovuto allo scetticismo
ancora imperversante nella popolazione e questo prevederebbe una platea poco nutrita e
che sarà contingentata; inoltre la popolazione è ancora indietro sulle tempistiche di
vaccinazione e di certo non si può attendere l’immunità di gregge. Il nlstro pensiero è più
orientato su misure preventive, come si era pensato da subito, e quindi sanificazione di
persone e ambiente e capienza contingentata, mascherine obbligatorie per tutta la durata
dello spettacolo. Forse il tampone sarebbe una buona soluzione, ma di certo non la
vaccinazione considerando le tempistiche per questo, no. E cmq il vaccino serve solo per
entrare in teatro?! E i supermercati e i centri commerciali?! Allora il vaccino per poter andare
ovunque non solo in teatro”.

Sabrina Brazzo, etoile Teatro alla Scala di Milano: “Ancora una volta la politica ci chiede di
dare esempio. Ma questo è strano, abbiamo tenuto duro definendoci soggetti che sanno far
divertire ma il messaggio non doveva essere questo. Ci daranno ora la possibilità di andare
avanti e riprendere? Ancora si parla di una falsa idea di settore elitario quando invece non è
cosi. Non si vuole dare il giusto rilievo alla Danza. Al di la di vaccinarsi per il bene di tutti,
non si può chiedere ancora di essere di esempio in questa situazione drammatica, non
avendo poi dei veri numeri di contagio sul quale fondare tutto questo”.

Maria Grazia Garofoli coreografa e già direttrice del Corpo di Ballo della Fondazione
Arena di Verona: “Friedrich Nietzsche diceva “Conta per perduto un giorno senza danza”
Quanti giorni ancora dobbiamo perdere della nostra vita, della nostra storia, del nostro
essere artisti. Fateci tornare a vivere e risorgere come la fenice più forti e più belli dalle
nostre ceneri. In Italia ogni piazza, borgo è un palcoscenico naturale, aspettateci stiamo arrivando!”

Giuseppe Picone étoile internazionale, già Direttore del Ballo del Teatro San Carlo di
Napoli: “Un famoso detto dice ” Impara l’arte e mettila da parte”. La mia paura è dover
testimoniare che l’arte può essere tranquillamente messa da parte”.

Redazione www.giornaledelladanza.com

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