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Vilnius riscrive Coppélia per il centenario [RECENSIONE]

In occasione del centenario del Balletto di Stato Lituano, il sipario del Teatro Nazionale Lituano dell’Opera e del Balletto si è alzato su una Coppélia (premiére il 4 dicembre 2025, disponibile attualmente in streaming) che non rappresenta soltanto un tributo alla memoria, ma una dichiarazione d’intenti sul futuro della compagnia. Il capolavoro di Léo Delibes, nato nel 1870 come perfetto congegno di grazia, ironia e brillantezza musicale, ritrova oggi una nuova tensione interpretativa nella visione del coreografo e direttore del balletto Martynas Rimeikis con l’arrangiamento musicale a cura di Jievaras Jasinskis. Rimeikis non altera l’impianto narrativo di Coppélia, ma ne approfondisce le stratificazioni psicologiche: la civetteria di Swanilda diventa percorso di consapevolezza, l’automa Coppélia si carica di significati che travalicano il semplice artificio teatrale, trasformandosi in riflessione sull’identità e sull’illusione del controllo. La pantomima tradizionale viene snellita, integrata in un flusso coreografico più continuo che dialoga con la partitura di Delibes, esaltandone le trasparenze orchestrali e i contrasti dinamici. Sul piano visivo, l’allestimento evita il pittoresco convenzionale e costruisce uno spazio sospeso tra fiaba e modernità: linee pulite, cromatismi misurati, un disegno luci sofisticato. Il laboratorio di Coppélius perde la dimensione meramente caricaturale e si configura come metafora di una ...

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Il Teatro alla Scala e Frédéric Olivieri ricordano Anna Razzi

Riceviamo e pubblichiamo: Anna Razzi è parte della storia e della tradizione del Teatro alla Scala e del suo Corpo di Ballo. Al nostro Teatro è infatti legata una splendente fase della sua carriera artistica: dal 1963 al 1986, da solista fino ad étoile, ha avuto una carriera a tutto tondo come protagonista dei grandi balletti del repertorio, da Romeo e Giulietta a Il lago dei cigni, Giselle, La Bella addormentata, Coppélia, fino al Novecento di Petruška, Apollon musagète di Balanchine e La signorina Giulia di Birgit Cullberg. Ha collaborato con Rudolf Nureyev e Paolo Bortoluzzi, sia come partner sia come protagonista delle loro coreografie. Alla Scala e in tour (la ricordiamo nel 1981 al Metropolitan Opera di New York in Giselle accanto a Nureyev), è stata anche creatrice di ruoli, protagonista di The Marriage of Heaven and Hell per Roland Petit. La ricorda Frédéric Olivieri, direttore del Corpo di Ballo e della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala: “Ho appreso la notizia della scomparsa di Anna con profondo dispiacere, una grande artista a tutto tondo che ha davvero dedicato con entusiasmo tutta la sua vita alla nostra arte. Ho avuto la possibilità di danzare con lei quando ero ...

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Yvette Chauviré: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Étoile del Balletto dell’Opéra di Parigi: Yvette Chauviré è diventata prima ballerina étoile dell’Opéra di Parigi nel 1941, a soli 21 anni. Questo titolo è il massimo riconoscimento per un ballerino in Francia, e la sua nomina segnava già il suo talento straordinario e la sua eleganza classica senza pari. Il fisico perfetto per il balletto classico: Chauviré era famosa per la sua linea armoniosa e la leggerezza in aria. Nonostante la sua statura relativamente alta per una ballerina (1,68 m), riusciva a muoversi con una leggerezza che dava l’impressione di fluttuare, guadagnandosi il soprannome di “la ballerina dei sogni”. Ruoli leggendari e collaborazioni: Ha interpretato ruoli iconici come Giselle, Odette/Odile in Il Lago dei Cigni e Coppélia, lavorando con coreografi del calibro di Serge Lifar e Roland Petit. La sua capacità di fondere tecnica impeccabile e intensità emotiva la rendeva unica, capace di rendere ogni ruolo indimenticabile. Carriera longeva e insegnamento: Anche dopo il ritiro dalle scene nel 1966, Yvette Chauviré ha dedicato la sua vita all’insegnamento e alla promozione del balletto classico, diventando maestra e mentore per molte generazioni di ballerini. La sua influenza sulla scuola francese è durata decenni. Riconoscimenti e onorificenze: Oltre ad essere étoile, è ...

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Intervista a Oriella Dorella: elegante, iconica, ispiratrice [ESCLUSIVA]

Oriella Dorella nasce a Milano, dove inizia a frequentare la Scuola di Ballo del Teatro alla Scala. Diplomatasi nel 1969, entra a far parte del Corpo di Ballo dell’Ente Lirico Scaligero, divenendo dapprima Solista nel 1972, poi Prima Ballerina nel 1977 ed infine Étoile nel 1986. Artista versatile, ricca di sensibilità e dotata di una tecnica rigorosa interpreta alcuni ruoli del grande repertorio classico e contemporaneo tra cui Giselle di Jean Coralli-Jules Perrot, Il giardino religioso di Felix Blaska, Specchio a tre luci di Mario Pistoni, Le Silfidi di Michel Fokine, Ricercare a nove movimenti di Amedeo Amodio, Take Five di Mario Pistoni, Specchio a tre luci di Mario Pistoni, Esoterik Satie di Llorca Massine, Coppélia di Enrique Martinez, Cinderella di Paolo Bortoluzzi, Don Juan di Aurel M. Milloss, Il Figliuol Prodigo di Mario Pistoni, Concerto Barocco di George Balanchine, Romeo e Giulietta di John Cranko, Lo Schiaccianoci di Rudolf Nureyev, Excelsior di Ugo Dell’Ara, La Jeune Fille et la Mort di Robert North, Square Dance di George Balanchine, Carmina Burana di John Butler, Miss Julie di Birgit Cullberg, La bisbetica domata di John Cranko, La strada di Mario Pistoni, Troy Game di Robert North, The Lesson di Flemming Flindt, Canzoni d’infanzia di Laszlo Seregi, L’Après-Midi d’un Faune di Jerome Robbins, Il lago dei cigni di Rosella Hightower, L’Histoire de Manon di Kenneth McMillan, Onegin di John Cranko, Le ...

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L’étoile e docente di repertorio Gabriella Cohen “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Da ballare, Giselle, in generale Il Lago dei Cigni. Il balletto contemporaneo prediletto? Apollon Musagète di George Balanchine, L’Enfant et les Sortileges di Jiří Kylián, Steps in the Street di Martha Graham. Il Teatro del cuore? La Scala per la mia giovinezza, il San Carlo per la mia crescita artistica, sempre grata ad Ugo Dell’Ara che per primo mi aprì le porte di questo grandioso Teatro. Un romanzo da trasformare in balletto? Novembre alle Porte di Chaim Potok e La promessa dell’Alba di Roman Gary. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Rebecca – La prima moglie di Alfred Hitchcock. Il costume di scena indossato che hai preferito? Tutti…Ognuno recava in sé il mistero ed il fascino del Personaggio. Quale colore associ alla danza? Banale e scontato ma, il rosa! Che profumo ha la danza? Pece mista a fatica ed impegno. La musica più bella scritta per balletto? I tre masterpieces ciaikovskiani… Il film di danza irrinunciabile? Il sole a Mezzanotte e l’intramontabile Scarpette Rosse. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Michail Baryšnikov e Natalija Makarova e, ovviamente Carla Fracci! Il tuo “passo di danza” preferito? Pas de basque scenico; ...

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Ettorina Mazzucchelli: l’arte del balletto come destino

Milano, in un giorno qualunque del primo Novecento, una bambina osserva in silenzio le tende mosse dal vento. Ha le dita tese, già affilate, e nel cuore una chiamata che non sa ancora nominare. La danza non è ancora un mestiere, né un’arte: è una spinta. È quell’urgenza segreta che vibra nelle caviglie anche quando si sta fermi. Ettorina Mazzucchelli nasce così: nel silenzio, nel rigore, nella disciplina che solo i corpi più puri sanno accettare. Entra giovanissima alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala. Là, tra le ombre dei corridoi e le ginocchia sbucciate sull’assito, apprende che la bellezza richiede obbedienza. Ma Ettorina non è una semplice esecutrice: lei ascolta. Ascolta con il corpo, con la schiena, con la punta delle scapole. Negli anni Venti il mondo inizia a muoversi a una velocità che la danza classica fatica a seguire. Ma lei, con la calma di chi conosce il proprio posto, si fa strada. È Londra a chiamarla per prima: all’Hippodrome, nella rivista Joybells, tra piume, costumi e musiche sincopate, Ettorina danza con una compostezza che sembra stonare — e invece incanta. Torna in Italia, e il suo nome comincia a farsi bisbigliare nei foyer. Torino, Roma, ancora ...

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New York City Ballet 2026: bellezza e innovazione

Nel cuore del Lincoln Center, il David H. Koch Theater si trasforma nel 2026 in un laboratorio di bellezza e innovazione coreografica, dove il classico convive con la sperimentazione contemporanea. Ogni spettacolo offre un’esperienza unica, fatta di precisione tecnica, poesia visiva e pura emozione. La stagione invernale apre le sue danze il 20 gennaio con un omaggio alle radici neoclassiche della compagnia. Il repertorio alterna le opere iconiche di Balanchine, come Serenade e Prodigal Son, con la moderna eleganza di Paquita di Alexei Ratmansky. Il pubblico si immerge nella musica e nella narrazione del movimento, vivendo un perfetto equilibrio tra passato e presente. Tra i momenti più attesi ci sono le prime mondiali: il 29 gennaio Justin Peck presenta una nuova creazione, mentre il 5 febbraio Alexei Ratmansky porta la sua visione innovativa, rinnovando continuamente il linguaggio del balletto. L’inverno vede anche il trionfo dei grandi classici: The Sleeping Beauty domina il palcoscenico con quattordici repliche, un caleidoscopio di virtuosismo e sontuosità scenica. Con l’arrivo della primavera, il palcoscenico si veste di luce e novità. Il 21 aprile l’inaugurazione è affidata a Symphonie Concertante di Balanchine, una coreografia rara e raffinata. Il Gala del 7 maggio offre al pubblico la ...

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Le scene più famose nei balletti classici del grande repertorio

Immaginate di entrare in un teatro illuminato da luci calde, dove il sipario si apre lentamente, e davanti a voi prende vita un mondo sospeso tra sogno e realtà. Nel grande repertorio classico, alcune scene rimangono indelebili nella memoria, non solo per la loro tecnica impeccabile, ma per la loro capacità di farci sentire la poesia del movimento. Si comincia con Giselle. Nel primo atto, il villaggio idilliaco sembra normale e reale, ma la tragedia si avvicina. Quando Giselle crolla consumata dalla follia e dalla disperazione, il silenzio cala sul pubblico. E poi, nel secondo atto, le Willi emergono come fantasmi eterei: linee perfette, movimenti sospesi, braccia leggere come piume. Giselle danza tra loro, ora spirito, ora figura umana, e il contrasto tra la sua pietà e l’energia implacabile di Myrtha crea una tensione che lascia senza fiato. È la quintessenza del romanticismo, un equilibrio tra terrore e bellezza. Allo stesso modo, nel secondo atto de Il Lago dei Cigni, Odette fluttua sul lago insieme alle sue sorelle cigni. Le loro linee perfettamente sincronizzate, la leggerezza dei salti, il port de bras che sembra sfidare la gravità, tutto contribuisce a un effetto ipnotico. Poi arrivano i piccoli cigni, con le ...

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Uno dei primi “passi a due” nella storia mondiale della danza

Il periodo storico (fine Settecento – inizio Ottocento) Tra XVIII e XIX secolo il balletto stava attraversando una trasformazione profonda. Sotto l’influenza di Jean-Georges Noverre e della sua teoria del ballet d’action, l’enfasi si spostava dalla pura ornamentazione tecnica alla narrazione espressiva. In questo contesto, il pas de deux non era ancora la forma codificata che conosciamo oggi (Adagio, variazioni, coda), ma un momento di danza a due destinato soprattutto a esprimere sentimenti e a portare avanti la trama. L’evento del 1804 costituisce uno degli esempi più antichi e chiari della nascita del duetto narrativo. Il “Ballet Pantomime d’Achille et Deidamie” (1804) Il balletto si basava sull’episodio mitologico in cui Achille, nascosto alla corte di Sciro e travestito da donna per evitare il proprio destino in guerra, incontra e si innamora di Deidamia, figlia del re Licomede. Il soggetto offriva un terreno ideale per esplorare ruoli maschili e femminili in contrasto (Achille travestito), creare scambi espressivi tra i protagonisti, inserire momenti di danza a due con forte valenza narrativa. I protagonisti: M. Deshayes e M. d’Egville Il nome Deshayes potrebbe riferirsi ad uno dei ballerini attivi a Parigi e Londra tra fine Settecento e primo Ottocento. Alcuni Deshayes erano allievi ...

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Il fascino delle danze spagnole nei balletti classici di repertorio

Tra i diversi stili che popolano il grande repertorio del balletto classico, le danze spagnole occupano un posto speciale. Brillanti, colorate e ritmicamente complesse, esse rappresentano un ponte tra tradizione folklorica e virtuosismo teatrale, inserendosi in opere classiche come momenti di esotismo e spettacolo. Origine e funzione delle danze spagnole Le danze spagnole nei balletti classici non nascono come vera danza folklorica, ma come reinterpretazione teatrale dei ritmi e dei movimenti della Spagna, filtrati dalla sensibilità europea ottocentesca. Sono spesso introdotte come danze caratteriali, inserite nel secondo atto o come divertissement, per aggiungere varietà e colore al balletto. Il pubblico europeo del XIX secolo era affascinato dall’esotismo: l’“altro” culturale veniva rappresentato attraverso passi codificati, costumi suggestivi e musica dai ritmi incisivi. Tra le funzioni principali troviamo l’evidenziare la tecnica dei danzatori: battements, pirouettes e footwork ritmici sono tipici delle danze spagnole. Creare contrasto con le scene liriche o romantiche: il ritmo serrato e la precisione del movimento generano un effetto di spettacolo puro. Colorare la narrazione con un tocco esotico senza modificare la trama principale. Caratteristiche coreografiche delle danze spagnole Le danze spagnole nei balletti classici sono riconoscibili per alcuni elementi distintivi: Ritmo e dinamica: marcato, vivace, con accenti sincopati ...

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