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86 anni fa, iniziava il viaggio di Pina Bausch

C’era un luogo dove il silenzio imparava a danzare. Tu lo hai abitato con passi fragili e necessari, come chi attraversa la pioggia senza chiedere al cielo di smettere. Non cercavi la perfezione, ma la verità nascosta in una mano che trema, in uno sguardo che sfugge, in un corpo che ricorda ciò che le parole dimenticano. Hai insegnato che ogni gesto porta il peso di una vita, che una caduta può essere un abbraccio, che ripetere è scavare fino a trovare il cuore delle cose. Sul palcoscenico hai seminato domande, mai risposte. E il pubblico, uscendo, portava addosso un pezzo di sé che prima non aveva visto. Ora il sipario si apre ancora, e in ogni danza che osa essere umana, nelle lacrime che diventano movimento, nei fiori sparsi sul pavimento, c’è ancora la tua voce. Perché alcuni artisti finiscono con il tempo. Tu, Pina, continui a nascere ogni volta che qualcuno ha il coraggio di danzare la propria verità. Nel cuore del Novecento, tra le rovine di una Germania che cercava di rialzarsi, nacque una voce capace di riscrivere il linguaggio del corpo: Pina Bausch. Coreografa, danzatrice e visionaria, Bausch ha rivoluzionato la danza contemporanea fondendo gesto, parola ...

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Su Rai 5 quattro coreografi contemporanei: Thierrée, Shechter, Pérez, Pite

Nel 2018 all’Opéra Garnier di Parigi quattro coreografi contemporanei di fama mondiale – lo svizzero James Thierrée, l’israeliano Hofesh Shechter, lo spagnolo Ivan Pérez e la canadese Crystal Pite – mettono insieme un programma coreografico che coinvolge i ballerini della compagnia parigina, innescando un vibrante e intenso incontro tra i danzatori classici e un repertorio moderno e travolgente. Uno spettacolo che Rai Cultura propone sabato 25 luglio alle ore 21.20 su Rai 5. Ad aprire la serata, James Thierrée che occupa gli spazi pubblici del Palais Garnier e presenta il suo mondo onirico. Hofesh Shechter, acclamato per le sue coreografie telluriche che evocano la trance, propone una nuova versione del suo lavoro The Art of Not Looking Back. Lo spagnolo Iván Pérez si esibisce per la prima volta sul palcoscenico dell’Opéra con una coreografia per dieci ballerini. Infine, Crystal Pite torna con The Seasons’ Canon, una straordinaria creazione nata nel 2016. Parigi continua a essere uno dei grandi laboratori della danza contemporanea internazionale. Nei suoi teatri si incontrano linguaggi artistici differenti, accomunati dalla volontà di superare i confini della coreografia tradizionale e di trasformare il movimento in un’esperienza emotiva, visiva e teatrale. Tra i protagonisti più significativi della scena contemporanea ...

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Il maître de ballet Marc-Emmanuel Zanoli “allo specchio”

Il tuo balletto classico preferito? The Dream di Sir Frederick Ashton. Il tuo balletto contemporaneo preferito? Sleight of Hand di Sol León e Paul Lightfoot. Il teatro del cuore? Il Grand-Théâtre di Bordeaux… Senza alcuna esitazione! Un romanzo da trasformare in un balletto? La Venere d’Ille di Prosper Mérimée. E un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Bolero, un film francese di Anne Fontaine. Racconta la storia della vita di Maurice Ravel. Il costume di scena che hai indossato e che hai preferito? Il mio costume preferito è quello di Carabosse nella versione di Charles Jude. A quale colore associ la danza? A tutti i colori. Che profumo ha la danza? Un mix di pece (colofonia), polvere e qualcosa di straordinario. La musica più bella mai scritta per un balletto? Sono indeciso tra il quarto atto de Il lago dei cigni e Romeo e Giulietta di Prokof’ev. Il film sulla danza da non perdere?Cantando sotto la pioggia… oppure Dirty Dancing. Due leggende della danza del passato, una donna e un uomo? Zizi Jeanmaire e Pierre Lacotte. Mi hanno sempre affascinato. Il tuo passo di danza preferito? Il grand jeté. Tra i personaggi del grande repertorio del balletto classico, ...

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“Sogno di una notte di mezza estate” al Teatro di San Carlo

Il Teatro di San Carlo saluta il pubblico prima della pausa estiva con Sogno di una notte di mezza estate per la Stagione di Danza 2025/2026. La creazione di Paul Chalmer, su musica di Felix Mendelssohn Bartholdy, torna al Lirico di Napoli dopo sette anni dall’ultima rappresentazione. La prima è in programma sabato 25 luglio (ore 20:00), con cinque recite fino a venerdì 31 luglio. Protagonisti saranno il Balletto e la Scuola di Ballo del Teatro di San Carlo, sotto la direzione di Renato Zanella che, 30 minuti prima di ogni rappresentazione, accoglierà il pubblico per l’Incontro agli specchi: un’introduzione allo spettacolo, nel Salone degli Specchi, con ospiti a sorpresa e musica dal vivo. Philippe Béran guida l’Orchestra e il Coro del Teatro di San Carlo, quest’ultimo preparato da Fabrizio Cassi. L’assistente alla coreografia è Duilio Ingraffia con Guido Sarno in qualità di Maître de Ballet. In questa produzione del Lirico di Napoli Pasqualino Marino firma le scene, con i costumi di Elena Mannini e le luci di Nunzio Perrella. Fabio Marroncelli è aiuto scenografo. Le voci soliste sono del soprano Juliette Di Bello e del mezzosoprano Gabriela Korzystka. Favola estiva per eccellenza, Sogno di una notte di mezza estate occupa ...

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Analisi coreografica e stilistica del Don Chisciotte di Nureyev

Il Don Chisciotte di Rudolf Nureyev rappresenta una delle più compiute sintesi tra il rispetto della grande tradizione accademica e una concezione moderna della drammaturgia coreografica. Lontano dall’essere una semplice ripresa del celebre balletto ottocentesco concepito da Marius Petipa su musica di Ludwig Minkus, la versione di Nureyev si configura come una vera e propria rifondazione interpretativa del capolavoro, capace di esaltarne tanto la brillantezza virtuosistica quanto la profondità teatrale. La recente ripresa al Teatro alla Scala ha confermato, ancora una volta, la straordinaria vitalità di una produzione che continua a rappresentare uno dei vertici del repertorio classico internazionale. L’approccio coreografico di Nureyev si fonda su un principio fondamentale: il balletto classico non è una successione di variazioni virtuosistiche, ma un organismo drammatico in cui ogni passo, ogni gesto e ogni costruzione spaziale partecipano alla definizione del racconto. In questa prospettiva, Don Chisciotte perde qualsiasi carattere puramente decorativo per assumere una dimensione teatrale estremamente articolata, nella quale il virtuosismo diventa linguaggio espressivo e non semplice esibizione tecnica. Ciò che distingue immediatamente la scrittura coreografica di Nureyev è la densità del movimento. Le sequenze si sviluppano secondo una continuità quasi ininterrotta, evitando qualsiasi staticità compositiva. I tempi morti vengono eliminati attraverso ...

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Addio a Dulce Wohner, pioniera del balletto cubano

Con la scomparsa di Dulce Wohner, poi conosciuta come Dulce Anaya, il mondo della danza perde una delle protagoniste della generazione che contribuì alla nascita e all’affermazione della scuola cubana di balletto. Nata a L’Avana il 26 dicembre 1931 e scomparsa a Jacksonville il 13 luglio 2026, ha dedicato l’intera vita all’arte coreutica, distinguendosi sia come interprete sia come apprezzata insegnante, lasciando un’eredità destinata a vivere attraverso i suoi allievi e la storia del balletto internazionale. La sua carriera attraversò alcuni dei momenti più importanti della danza del Novecento: dagli esordi accanto ad Alicia, Fernando e Alberto Alonso alla consacrazione nei maggiori teatri europei, fino alla lunga attività didattica negli Stati Uniti, dove formò nuove generazioni di danzatori. Nata come Dulce Wohner Ventayol nei pressi dell’Avana, era figlia di un pianista di origine austriaca stabilitosi a Cuba e di un’insegnante cubana. L’ambiente familiare favorì sin dall’infanzia la sua inclinazione artistica e la indirizzò verso lo studio della danza classica. La sua formazione ebbe inizio presso la prestigiosa Sociedad Pro-Arte Musical, la più importante istituzione cubana dedicata alla diffusione della cultura musicale e coreutica prima della rivoluzione. Qui studiò inizialmente sotto la guida del maestro bulgaro Georges Milenoff, figura fondamentale nella ...

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Silvio Oddi, un artista rimasto nel cuore della danza

Nel mondo della danza ci sono figure che non vengono ricordate soltanto per i passi eseguiti su un palcoscenico o davanti a una telecamera, ma per ciò che riescono a trasmettere: passione, rigore, sensibilità e amore per l’arte. Silvio Oddi è stato uno di questi interpreti. La sua carriera, pur conclusa troppo presto, ha lasciato un segno profondo nella danza e nello spettacolo italiano. Nato nel 1970, Silvio Oddi scoprì la danza da giovane, trasformando quella che inizialmente era una passione in una vera scelta di vita. La sua formazione e il suo talento lo portarono rapidamente ad affacciarsi al mondo professionale, fino ad arrivare alla grande televisione. La sua preparazione tecnica, unita a un’eleganza naturale nei movimenti, attirò l’attenzione degli addetti ai lavori e lo rese presto un volto apprezzato dal pubblico. La grande popolarità arrivò grazie alla partecipazione a Fantastico, uno dei programmi simbolo della televisione italiana dell’epoca. In quella cornice incontrò Lorella Cuccarini, con la quale nacque un importante rapporto artistico: Oddi divenne uno dei suoi partner di scena più riconoscibili, contribuendo al successo di numerose esibizioni che sono rimaste nella memoria degli spettatori. Nel corso della sua carriera lavorò in diverse produzioni televisive e teatrali, collaborando ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Igor Moiseev

Nella danza di Igor Moiseev si manifesta una vitalità che non conosce rigidità, una energia che attraversa il corpo collettivo e lo trasforma in un organismo pulsante, capace di raccontare senza bisogno di parole. Il suo linguaggio nasce da una radice profonda, popolare, ma si eleva attraverso una costruzione rigorosa, in cui ogni dettaglio è pensato con precisione quasi coreografica nel senso più architettonico del termine. Il movimento si espande nello spazio con una chiarezza immediata, ma non per questo semplice. Dietro l’apparente spontaneità si nasconde una struttura complessa, una sapienza del ritmo che organizza l’insieme come una partitura vivente. I gruppi si formano e si dissolvono con fluidità, creando immagini che mutano continuamente, senza mai perdere coerenza. È una danza che respira all’unisono, in cui l’individualità non scompare, ma si integra in un disegno più ampio. C’è una gioia evidente, quasi luminosa, ma mai ingenua. È una gioia consapevole, costruita, capace di contenere al suo interno anche una disciplina severa. I passi si articolano con precisione, le dinamiche si alternano con un senso del contrasto che mantiene viva l’attenzione, evitando ogni forma di monotonia. L’energia non è mai dispersa: viene guidata, modellata, resa leggibile. Nel suo modo di concepire ...

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La coreografia Pelican di Rauschenberg: l’errore che diventò performance

La storia di Pelican occupa un luogo singolare e quasi mitico all’interno delle avanguardie artistiche americane degli anni Sessanta. Non si tratta soltanto di una coreografia, ma di un episodio in cui errore, caso e gesto creativo si intrecciano fino a generare una delle esperienze più eccentriche e fugaci del rapporto tra arti visive e danza. L’opera nasce nel 1963 da una circostanza accidentale: un errore di programma attribuì a Robert Rauschenberg la qualifica di coreografo in un contesto performativo legato al circuito della danza sperimentale newyorkese. L’artista, già profondamente immerso nell’ambiente del Judson Dance Theater e vicino a coreografi e danzatori come Trisha Brown, decise di non correggere l’errore ma di assumerlo come possibilità creativa, trasformandolo in un’opera vera e propria. Pelican viene così concepita come una performance ibrida, costruita su una struttura aperta e non narrativa, in cui il movimento nasce dall’interazione tra corpi, oggetti e spazio. I performer utilizzano pattini a rotelle, biciclette e grandi elementi scenici, tra cui imponenti “ali” in forma di paracadute che diventano dispositivi di trasformazione del corpo nello spazio. L’idea non è quella di rappresentare qualcosa, ma di mettere in atto una condizione di instabilità controllata, dove il rischio fisico diventa parte ...

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Non bastano i passi: nella danza conta prima la mente

C’è un errore che molti fanno quando osservano un ballerino sul palcoscenico: pensano che tutto dipenda dal fisico, dalla leggerezza dei movimenti, dalla tecnica perfetta o dalla forza muscolare. In realtà, dietro un passo elegante e dietro un’esibizione capace di emozionare il pubblico, esiste un universo molto più profondo. La danza non educa soltanto il corpo: forma la mente, il carattere, la sensibilità e persino il modo di stare al mondo. Diventare ballerini significa intraprendere un percorso complesso, fatto di disciplina, sacrificio e studio continuo. Non basta ripetere esercizi davanti allo specchio o memorizzare una coreografia. La vera arte coreutica nasce dall’unione tra pratica e teoria, tra sudore e conoscenza, tra tecnica ed emozione. È un cammino che accompagna l’allievo nella sua crescita umana prima ancora che artistica. La Danza Classica, in particolare, rappresenta una delle forme artistiche più rigorose e complete mai create. Ogni movimento possiede una storia, ogni posizione segue regole precise tramandate nei secoli. Nulla è lasciato al caso. Dietro la grazia di un arabesque o dietro la perfezione di una pirouette si nasconde uno studio severo, costruito giorno dopo giorno attraverso pazienza, ascolto e dedizione. Il ballerino, infatti, non lavora solamente sui muscoli. Deve imparare a ...

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