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Buon compleanno a Dominique Khalfouni: l’arte della grazia

Nel calendario silenzioso della danza, vi sono date che non appartengono soltanto al tempo, ma alla memoria viva dell’arte. Il 23 giugno – giorno della nascita di Dominique Khalfouni – è una di queste: un’occasione per celebrare non solo una figura eminente del balletto del Novecento, ma una concezione stessa della danza come vocazione assoluta, come destino inscritto nel gesto. Nata nel 1951 a Charenton-le-Pont, alle porte di Parigi, Khalfouni appartiene a quella generazione che ha incarnato l’ultima stagione aurea del grande balletto classico europeo, sospesa tra tradizione accademica e rinnovamento coreografico. La sua formazione all’École de danse dell’Opéra di Parigi – iniziata all’età di nove anni – si inscrive in quella linea severa e luminosa che, da Carlotta Zambelli a Yvette Chauviré, ha plasmato il canone della scuola francese. Vi è, nella sua ascesa, qualcosa di quasi mitologico: entrata nel corpo di ballo giovanissima, Khalfouni giunge al titolo di danseuse étoile nel 1976, in circostanze che la leggenda della danza ama ricordare come eccezionali. Non già attraverso i consueti gradi gerarchici, ma per una consacrazione immediata, quasi inevitabile, che riconosceva in lei una qualità rara: la capacità di unire purezza tecnica e intensità drammatica in un equilibrio perfetto. Il ...

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Il Demi Solista Federico D’Ortenzi “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Il mio balletto preferito è Le Jeune Homme et la Mort di Roland Petit. Penso sia un balletto bellissimo e molto intenso, probabilmente uno dei sogni di tanti ballerini da interpretare. È davvero spettacolare, sia artisticamente che emotivamente, e spero un giorno di avere l’opportunità di danzarlo. Il balletto contemporaneo prediletto? Il mio balletto contemporaneo preferito è Petite Mort di Jiří Kylián. Anche se forse viene considerato più neoclassico che contemporaneo, è un balletto che amo davvero tantissimo. Penso abbia una combinazione incredibile di musicalità, eleganza ed emozione. Il Teatro del cuore? Come teatro del cuore, penso che per me rimarrà sempre il Palais Garnier. Non è soltanto uno dei teatri più belli al mondo, ma è anche un luogo pieno di storia, dove hanno danzato alcuni dei più grandi ballerini della danza classica. Ho avuto anche l’opportunità indimenticabile di esibirmi lì durante il periodo del Covid, ed è qualcosa che porterò sempre con me. Per me rimane davvero un teatro speciale e bellissimo. Un romanzo da trasformare in balletto? È una domanda molto interessante. La prima cosa che mi viene in mente è I Promessi Sposi, anche se probabilmente finirebbe per avere un’atmosfera simile a ...

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L’ex principal del SFB, maître e pedagogo Pascal Molat “allo specchio”

Balletto classico preferito? La Bayadère, per la tradizione del balletto esotico, il classicismo, la produzione e la musica. Balletto contemporaneo preferito? Molto difficile, ma direi In the Middle, Somewhat Elevated. Ha cambiato per sempre il linguaggio della danza: tagliente, impavido, architettonico e al tempo stesso profondamente musicale. Ho avuto la possibilità di danzarlo moltissime volte con diverse compagnie. Il teatro del cuore? Naturalmente il Palais Garnier. La sua storia, il suo mistero e la sua atmosfera incarnano ancora per me l’anima del balletto, oltre al fatto che lì ho trascorso la mia infanzia da studente, incrociando nei corridoi le étoiles. Ricordi magnifici. Un romanzo da trasformare in balletto? Il Piccolo Principe di Saint-Exupéry: poetico, filosofico, intimo. Potrebbe diventare un balletto profondamente emozionante e visivamente magico. E, in uno stile completamente diverso, I tre moschettieri di Alexandre Dumas. E invece un film da cui trarre uno spettacolo di balletto? Moulin Rouge. Il costume di scena che hai indossato e che hai preferito? Probabilmente “Brown Boy” in Dances at a Gathering: elegante, soffice, con pantaloncini marroni aderenti e cintura. E mi piaceva anche indossare gli stivali. A quale colore associ la danza? A un blu profondo di mezzanotte: nobile, infinito, misterioso, con ...

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Il direttore artistico José Manuel Ghiso “allo specchio”

Il balletto classico preferito? La Bayadère. Il balletto contemporaneo prediletto? Minus 16. Il teatro del cuore? Municipal Theatre of Chile. Un romanzo da trasformare in balletto? Manon Lescaut. Un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Onegin. Il costume di scena che hai preferito indossare? Costume di Bayadère. Quale colore associ alla danza? Il colore carne. Che profumo ha la danza? Il sudore del lavoro. La musica più bella scritta per balletto? La Dame aux camélias. Il film di danza irrinunciabile? Il Sole di mezzanotte. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Marcia Haydée e Mikhail Baryshnikov. Il tuo passo di danza preferito? Doppio tour en l’air. Chi ti sarebbe piaciuto essere, nella vita reale, tra i personaggi del grande repertorio della danza? Sigfrido ne Il lago dei cigni. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? John Cranko e Kenneth MacMillan. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Grazie per l’arte della danza. Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Passione, impegno, soddisfazione. Come ti vedi oggi allo specchio? Mi vedo come un artista realizzato e felice che ha raggiunto il suo sogno. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com © Riproduzione riservata

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Natalia Osipova compie 40 anni: storia di un talento irripetibile

Nel firmamento rarefatto della danza, pochi nomi evocano un senso di vertigine e assolutezza quanto quello di Natalia Osipova. Nel giorno del suo compleanno, il 18 maggio, la memoria del pubblico e della critica torna inevitabilmente a quella ragazza nata a Mosca nel 1986 che, quasi contro ogni previsione, avrebbe trasformato la propria fisicità esplosiva in una delle più rivoluzionarie esperienze artistiche del balletto degli ultimi decenni. Non semplicemente una stella, non soltanto un’interprete eccezionale: Natalia Osipova è diventata negli anni un linguaggio, un’idea di libertà, un gesto che sembra sfuggire alle leggi della gravità e perfino alle convenzioni della tradizione accademica. Osservarla in scena significa assistere a qualcosa che va oltre la perfezione tecnica. La tecnica, nel suo caso, è soltanto il punto di partenza. Ciò che davvero colpisce è quella sensazione di urgenza interiore che attraversa ogni movimento, come se il corpo non riuscisse a contenere completamente l’emozione che lo anima. Fin dagli esordi al Bolshoi Ballet, il pubblico comprese di trovarsi di fronte a una presenza non assimilabile ai canoni consueti della ballerina classica. Le sue elevazioni avevano qualcosa di quasi animale, febbrile; i salti sembravano fenditure aperte nello spazio, mentre le diagonali percorrevano il palcoscenico con ...

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La Stagione d’Opera e di Balletto 26/27 al Regio di Torino

Quindici titoli, nove nuovi allestimenti, tre appuntamenti di danza e un prezioso capolavoro barocco Quindici titoli, nove nuovi allestimenti, tre appuntamenti di danza e un capolavoro barocco compongono la Stagione 2026/2027 del Teatro Regio di Torino. Fatale è il titolo e il tema di questo nuovo percorso nel segno dell’ineluttabilità del destino e delle passioni più estreme, dove la tensione tra amore e pericolo, eros e thanatos, rivela come proprio nell’incontro con l’inevitabile si misuri la libertà più profonda dell’essere umano. L’inaugurazione, il 15 ottobre, è affidata a un inedito progetto Verismo, che trasforma tutto il Regio in un vibrante laboratorio creativo per riscoprire le radici di un’estetica che appartiene anche al nostro tempo. Il celebre dittico Cavalleria rusticana e Pagliacci apre la strada a due titoli di rara esecuzione: La bohème di Ruggero Leoncavallo e Iris di Pietro Mascagni. Il Direttore musicale Andrea Battistoni guida l’intero progetto — 22 recite in poco più di un mese — e torna a febbraio per La traviata, confermandosi figura cardine del percorso artistico del Teatro. Ampio spazio alla danza, che esplora il corpo e il mito attraverso le eccellenze del gala Roberto Bolle and Friends, il viaggio stilistico del Tokyo Ballet — ...

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“La Bayadère” torna a Parigi nel classico di Rudolf Nureyev

Il Balletto dell’Opéra di Parigi si prepara a riportare in scena uno dei capolavori più affascinanti del repertorio classico: La Bayadère nella versione coreografica di Rudolf Nureyev, in programma dal 17 giugno al 14 luglio 2026 all’Opéra Bastille. Questo grande balletto, nato a San Pietroburgo nel 1877, è a lungo rimasto poco conosciuto in Francia nella sua forma completa, dove per anni ha circolato quasi esclusivamente la celebre scena delle Ombre, divenuta iconica per la sua potenza visiva e la sua ipnotica processione. Fu nel 1992 che Rudolf Nureyev, ormai alla fine della sua carriera, dedicò le ultime energie alla creazione di questa sontuosa produzione per il Balletto dell’Opéra di Parigi, costruendo un allestimento capace di restituire l’intera ricchezza narrativa dell’opera. Nei tre atti si intrecciano amore, tradimento e morte, in una dimensione sospesa tra sogno e tragedia, dove la danza si sviluppa con straordinaria intensità drammatica. Le coreografie si inseriscono in un universo visivo opulento, fatto di scenografie e costumi ispirati a un’India immaginata attraverso lo sguardo orientalista, mentre la partitura di Ludwig Minkus accompagna e amplifica l’emozione della narrazione. Il ritorno di La Bayadère rappresenta non solo un appuntamento centrale della stagione, ma anche un’occasione per il pubblico ...

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Analisi del personaggio di Nikiya: tecnica, interpretazione e storia

Nikiya è una delle figure più emblematiche del repertorio classico, protagonista de La Bayadère, balletto che incarna l’estetica e le contraddizioni del grande teatro ottocentesco. Analizzare questo ruolo significa entrare in un territorio complesso in cui tecnica accademica, sensibilità interpretativa e stratificazione storica si intrecciano in modo indissolubile. Nikiya non è soltanto una danzatrice del tempio: è un archetipo tragico, una presenza sospesa tra sacro e umano, tra amore e morte, tra realtà e visione. Dal punto di vista storico, La Bayadère nasce nella Russia imperiale del XIX secolo, in un contesto artistico fortemente influenzato dall’orientalismo europeo. L’immaginario dell’India, filtrato attraverso uno sguardo occidentale, diventa lo sfondo esotico per una vicenda di amore proibito e destino ineluttabile. Nikiya, devadasi consacrata al tempio, rappresenta una figura idealizzata, quasi simbolica, che riflette più le fantasie romantiche europee che una realtà culturale autentica. Tuttavia, proprio questa distanza tra realtà e rappresentazione contribuisce alla sua forza scenica: Nikiya diventa un’icona, una figura universale di purezza e sacrificio. Tecnicamente, il ruolo di Nikiya è tra i più esigenti del repertorio classico. Richiede una padronanza assoluta della tecnica accademica, ma anche una qualità del movimento che trascenda la mera esecuzione. Le linee devono essere morbide e ...

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Il ballerino e coreografo Vincenzo Veneruso “allo specchio”

Il balletto classico preferito? La Bayadère. Il balletto contemporaneo prediletto? Shoot the Moon di Sol Leon & Paul Lightfoot. Il teatro del cuore? Teatro San Carlo di Napoli. Un romanzo da trasformare in balletto? Non un romanzo, ma un personaggio della letteratura: Luigi Pirandello. Un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? C’è ancora domani di Paola Cortellesi. Il costume di scena che hai preferito indossare? I pantaloni di tulle dello spettacolo TUTU. Quale colore associ alla danza? Bianco. Che profumo ha la danza? Fiori d’arancio. La musica più bella scritta per balletto? La Bayadère. Il film di danza irrinunciabile? Center Stage. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Violette Verdy e Rudolf Nureyev. Il tuo passo di danza preferito? Les pirouettes. Chi ti sarebbe piaciuto essere, nella vita reale, tra i personaggi del grande repertorio della danza? L’idolo d’oro ne La Bayadère. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? George Balanchine. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Porta la danza ovunque nel mondo, nessun escluso. Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Amore, perseveranza e passione. Come ti vedi oggi allo specchio? In pace con me stesso, follemente innamorato della danza ...

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Marius Petipa, il maestro per eccellenza del Balletto Classico

Nel panorama della storia della danza, pochi nomi possiedono il peso e l’eredità di Marius Petipa, il coreografo che più di ogni altro ha definito l’estetica e la grammatica del balletto classico. Nel giorno dell’anniversario della sua nascita — avvenuta a Marsiglia l’11 marzo 1818 — il mondo della danza celebra non soltanto un artista straordinario, ma l’architetto di un linguaggio scenico che continua a vivere nei teatri di tutto il mondo. Figlio di una famiglia di artisti itineranti, Petipa crebbe immerso nell’atmosfera del teatro europeo dell’Ottocento. Tuttavia, fu nella Russia imperiale che il suo talento trovò il terreno più fertile. Trasferitosi a San Pietroburgo a metà del secolo, divenne progressivamente la figura centrale del balletto dei Teatri Imperiali, trasformando la compagnia in una delle istituzioni artistiche più prestigiose d’Europa. Il suo nome è indissolubilmente legato ad alcuni dei capolavori assoluti del repertorio. Tra questi spiccano La Bayadère, il monumentale Don Quixote e soprattutto The Sleeping Beauty, creato nel 1890 sulle musiche di Pyotr Ilyich Tchaikovsky. In quest’ultima opera Petipa raggiunse una sintesi perfetta tra coreografia, musica e spettacolo scenico, stabilendo uno standard estetico che avrebbe definito il balletto classico per generazioni. Il suo contributo non fu soltanto artistico, ma ...

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