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Collo del piede: dove nasce la linea nella danza classica

Nella danza classica il collo del piede è un elemento strutturale fondamentale, in cui funzione ed estetica si incontrano. Non è un semplice dettaglio anatomico, ma una zona chiave attraverso cui il corpo organizza equilibrio, spinta e continuità del movimento. Il collo del piede non coincide con una singola struttura, bensì con la relazione dinamica tra gamba e piede: ossa, articolazioni e muscolatura collaborano per creare una linea fluida che prolunga la gamba nello spazio. La sua qualità non dipende esclusivamente dalla predisposizione genetica, ma soprattutto da una mobilità guidata, da forza profonda e da un uso tecnico corretto fin dalle prime fasi della formazione. Nel linguaggio accademico è costantemente coinvolto, dal tendu al salto, dalla mezza punta alla punta. Un collo del piede debole o rigido altera l’equilibrio, riduce l’efficacia del movimento e aumenta il rischio di sovraccarichi articolari. L’estetica autentica nasce solo quando la funzione è rispettata: una linea apparentemente bella ma priva di sostegno rivela spesso instabilità e controllo insufficiente. La sua educazione richiede precisione e consapevolezza, non forzature. Il lavoro alla sbarra diventa uno spazio di ascolto e costruzione, in cui il piede impara a sostenere il corpo mantenendo allineamento e fluidità. Nel tempo, il collo ...

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La danza Bollywood: un linguaggio tra tradizione, cinema e identità

  La danza Bollywood non nasce su un palcoscenico né in una scuola accademica: nasce davanti alla macchina da presa. È figlia del cinema popolare indiano e, come il cinema da cui prende il nome, vive di eccesso, emozione e trasformazione continua. Più che uno stile codificato, la danza Bollywood è un linguaggio ibrido, capace di unire tradizione e modernità, ritualità e spettacolo, racconto e intrattenimento. A differenza di molte forme di danza, la Bollywood dance non precede il mezzo che la diffonde, ma nasce con esso. A partire dagli anni Quaranta e Cinquanta, il cinema hindi inizia a integrare numeri musicali sempre più elaborati, in cui il movimento diventa parte essenziale della narrazione. Le coreografie non servono solo a stupire: raccontano sentimenti, conflitti, sogni, spesso ciò che non può essere detto apertamente. Nel tempo, la danza Bollywood si è evoluta insieme al pubblico, assorbendo influenze esterne senza mai perdere la sua funzione principale: comunicare emozioni in modo diretto e collettivo. Alla base della danza Bollywood ci sono le danze classiche e popolari indiane. Il Kathak fornisce la precisione ritmica, i giri veloci, il rapporto con la musica percussiva. Il Bharatanatyam contribuisce con l’uso espressivo delle mani e del volto, ...

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L’energia che attraversa il gesto danzato

Ogni gesto è attraversato da un’energia, ma non ogni gesto la rivela. Esiste una differenza sostanziale tra il movimento che occupa lo spazio e quello che lo trasforma; tra l’azione eseguita e l’azione abitata. La qualità dell’energia che attraversa il gesto è ciò che distingue la forma dalla presenza, la tecnica dall’esperienza, il visibile dal percepibile. Nell’osservare un gesto, spesso si è portati a giudicarne la precisione, l’ampiezza, la chiarezza formale. Tuttavia, ciò che realmente colpisce — anche quando non sappiamo nominarlo — è la qualità dell’energia che lo sostiene. Un braccio che si solleva può apparire leggero, teso, fluido, spezzato, trattenuto. La traiettoria è la stessa, ma il significato cambia radicalmente. L’energia non è un’aggiunta al gesto: è la sua sostanza. È ciò che dà al movimento una temperatura, un peso, una direzione interiore. Senza questa qualità, il gesto resta vuoto, funzionale, replicabile; con essa, diventa unico, irripetibile, carico di senso. La qualità dell’energia dipende dalla sua origine. Un gesto che nasce dalla periferia del corpo — una mano, un piede — avrà una dinamica diversa da uno che scaturisce dal centro, dal respiro o dal bacino. Cambia la continuità del movimento, la sua capacità di attraversare il corpo ...

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La danza delle geishe: storia, ritualità e grazia senza tempo

La danza delle geishe è molto più di un intrattenimento: è un linguaggio codificato, un rituale, un’arte millenaria che fonde corpo, musica e cultura in una sintesi raffinata. Dietro l’eleganza dei kimono, il lento ondeggiare dei ventagli e il passo misurato, si cela una tradizione che racconta la storia sociale e culturale del Giappone, tra rituale, intrattenimento e disciplina estetica. La figura della geisha emerge tra il XVII e il XVIII secolo, durante il periodo Edo, come interprete e custode di raffinate arti tradizionali. La parola geisha significa letteralmente persona dell’arte: il loro compito principale era intrattenere con musica, canto e danza nelle case da tè, nei teatri e negli incontri sociali. La danza delle geishe, nota come Mai, si distingue da altre forme giapponesi per la sua lentezza controllata, la postura eretta e la gestualità simbolica. Non è improvvisazione: ogni movimento è studiato, codificato e legato a significati culturali, stagionali e narrativi. In un’epoca in cui il Giappone era rigidamente gerarchico, la danza delle geishe rappresentava un equilibrio tra bellezza, discrezione e disciplina sociale. La danza delle geishe è lenta, armoniosa e misurata. I passi sono brevi, gli spostamenti composti, i movimenti delle mani e delle braccia altamente stilizzati. ...

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Dalle cinque posizioni accademiche alla sesta e alla settima

La danza classica è una disciplina che unisce tecnica, grazia e rigore, costruita su fondamenta precise che ne definiscono l’estetica e il movimento. Alla base di questa arte troviamo le cinque posizioni fondamentali dei piedi, codificate nel XVII secolo alla corte del Re Sole, Luigi XIV, e ancora oggi immutate nei metodi delle principali scuole di balletto del mondo. Queste posizioni non sono semplici pose, ma rappresentano il punto di partenza di ogni passo, salto o rotazione. Vediamole una per una: Prima posizione: la prima posizione è l’essenza della danza classica: i talloni si toccano e le punte dei piedi si aprono verso l’esterno, idealmente formando una linea retta. Il peso è distribuito equamente su entrambi i piedi e il corpo si eleva verso l’alto con leggerezza. È una posizione di stabilità e controllo, ma anche di apertura verso il movimento. Seconda posizione: a partire dalla prima posizione, i piedi si allontanano lateralmente mantenendo le punte rivolte all’esterno. La distanza tra i talloni è di circa una lunghezza di piede. Questa posizione offre maggiore stabilità e prepara il corpo ai movimenti ampi, come plié o port de bras, favorendo una postura ben radicata ma fluida. Terza posizione: un piede si ...

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La danza invita a guardarsi dentro con onestà e ad accogliere i propri limiti

  ‘Imparare a danzare troppo faticoso’, ‘Non ci riesco, quindi non ci provo nemmeno.’ In una società che impone di conformarci, di azzerare le possibilità di errore e di diventare schiavi del giudizio altrui, queste frasi sono all’ordine del giorno. Eppure, affermare di non poter danzare è come dire di non poter respirare: la danza, nel suo senso più originario, è espressione spontanea e istintiva di ciò che siamo. Ogni passo e ogni gesto portano con sé un messaggio unico e personale che poi viene codificato in tecnica e disciplina, e reso più comprensibile al danzatore stesso. Quando si danza, non si può mentire: le tensioni, le esitazioni, la gioia, la paura, tutto viene tradotto in gesti che parlano una lingua immediata. La danza, in questo senso, diventa un atto di coraggio e autenticità. Chi dichiara ‘non posso danzare’ è limitato dal giudizio, proprio e altrui, non da un effettivo limite fisico e si rifugia dietro una ‘scusa’ che non esiste. Accettare di ballare, anche impacciati all’inizio, significa concedersi un’occasione rara: esprimere ciò che non trova parole, ascoltare la voce interna che la routine zittisce, imparare a mettersi alla prova. Così si impara anche a liberarsi da remore infondate che ...

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La danza vissuta come esplosione di assoluta libertà

C’è un momento, preciso e quasi impercettibile, in cui il corpo smette di obbedire alle regole del quotidiano e comincia a parlare un linguaggio tutto suo. È il momento in cui la danza diventa libertà pura: una scintilla che supera la tecnica, la logica, la gravità, e si trasforma in un gesto carico di verità. La danza, in fondo, non è solo arte. È una dichiarazione di indipendenza. Ogni passo è un atto di coraggio, ogni salto una sfida, ogni vibrazione un messaggio che nasce da dentro e si riversa nello spazio. Il ballerino non è più contenuto, trattenuto o definito: diventa un flusso inarrestabile, un’energia che scardina le costrizioni e afferma la propria presenza nel mondo. Quando si danza, il corpo non mente. Racconta ciò che le parole non riescono ad afferrare: la nostalgia, il desiderio, il bisogno di superare i limiti imposti dall’esterno o dall’interno. In un’epoca che ci vuole ordinati, rapidi e prevedibili, la danza rompe la linea retta. Ci ricorda che possiamo curveggiare, esplorare, rallentare o accelerare secondo il nostro ritmo. In pista, in sala, sul palco o nel silenzio di una stanza, il movimento diventa liberazione emotiva. 
È come aprire una finestra quando l’aria manca. ...

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Le scene più famose nei balletti classici del grande repertorio

Immaginate di entrare in un teatro illuminato da luci calde, dove il sipario si apre lentamente, e davanti a voi prende vita un mondo sospeso tra sogno e realtà. Nel grande repertorio classico, alcune scene rimangono indelebili nella memoria, non solo per la loro tecnica impeccabile, ma per la loro capacità di farci sentire la poesia del movimento. Si comincia con Giselle. Nel primo atto, il villaggio idilliaco sembra normale e reale, ma la tragedia si avvicina. Quando Giselle crolla consumata dalla follia e dalla disperazione, il silenzio cala sul pubblico. E poi, nel secondo atto, le Willi emergono come fantasmi eterei: linee perfette, movimenti sospesi, braccia leggere come piume. Giselle danza tra loro, ora spirito, ora figura umana, e il contrasto tra la sua pietà e l’energia implacabile di Myrtha crea una tensione che lascia senza fiato. È la quintessenza del romanticismo, un equilibrio tra terrore e bellezza. Allo stesso modo, nel secondo atto de Il Lago dei Cigni, Odette fluttua sul lago insieme alle sue sorelle cigni. Le loro linee perfettamente sincronizzate, la leggerezza dei salti, il port de bras che sembra sfidare la gravità, tutto contribuisce a un effetto ipnotico. Poi arrivano i piccoli cigni, con le ...

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Indimenticabile “Maratona di Danza” di Vittoria Ottolenghi

Per decenni, il nome di Vittoria Ottolenghi ha rappresentato una delle voci più autorevoli, lucide e appassionate del panorama critico italiano dedicato alla danza. Con la sua Maratona d’Estate, trasmessa in diverse edizioni televisive e concepita come un grande evento collettivo, Ottolenghi ha compiuto un gesto rivoluzionario: portare la danza fuori dai teatri elitari e collocarla al centro della cultura popolare, in uno spazio aperto, accessibile e condiviso. Una visione oltre il tempo La Maratona d’Estate non era solo una trasmissione televisiva; era un manifesto culturale. Ottolenghi intuì con anticipo che il mezzo televisivo poteva essere un alleato potente per diffondere l’arte coreutica, troppo spesso relegata ad una nicchia. Nel farlo, combatté due pregiudizi radicati: da un lato l’idea che la danza fosse un linguaggio “minore”, dall’altro che la televisione non potesse essere veicolo di contenuti alti. Con eleganza, rigore e una passione visibile, la critica romana costruiva maratone che erano veri e propri viaggi dentro la storia, l’evoluzione tecnica e l’emozione del movimento. Le sue introduzioni, colte e accessibili, davano al pubblico strumenti critici senza cadere nella pedanteria: un raro equilibrio che contribuì alla sua notorietà e al suo seguito fedele. L’inclusione come missione Uno dei valori più profondi della ...

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Tantissime idee regalo di Natale per chi ama la danza

Il Natale è il momento perfetto per regalare emozioni, e per chi ama la danza non c’è dono più bello di qualcosa che richiami il palcoscenico, il movimento e la poesia del corpo in musica. Che si tratti di una giovane ballerina, di uno studente di danza, di un insegnante o di un appassionato di balletto, ecco una selezione di idee regalo originali e raffinate, capaci di unire utilità, bellezza e ispirazione. Regali per chi danza davvero Abbigliamento e accessori da sala: Scaldamuscoli, coprispalle e maglie in lana o cotone: eleganti e indispensabili per il riscaldamento. * Borse da danza capienti e curate nei dettagli, con scomparti per scarpette e accessori. * Calzini tecnici, calzamaglie, collant e body di qualità: un regalo sempre utile e apprezzato. * Elastici, forcine e reti per chignon in versioni professionali o decorative. * Oggetti pratici per l’allenamento * Elastici fitness e piccoli attrezzi per il potenziamento. * Tappetini per stretching e yoga in materiali antiscivolo. * Diari di allenamento o quaderni di danza per annotare progressi, sensazioni e obiettivi. Libri e cultura della danza Per leggere e sognare: Biografie di grandi ballerini e coreografi, ideali per chi ama conoscere le storie dietro il palcoscenico. ...

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