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Parade (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Il balletto Parade, creato dai Sergej Djagilev per i Ballets Russes nel 1917, rappresenta uno dei momenti più rivoluzionari e provocatori della storia della danza del Novecento, un’opera che nasce dall’incontro tra musica, pittura, teatro e avanguardia in un’unica visione estetica radicale. La sua genesi si colloca nel pieno della Parigi in guerra, dove l’arte cercava nuove forme di sopravvivenza e di scandalo, e dove Djagilev riuscì ancora una volta a riunire alcune delle menti più audaci del suo tempo per dare vita a un esperimento senza precedenti. L’idea di Parade prende forma dall’incontro tra il poeta e visionario Jean Cocteau e il compositore Erik Satie, con la decisiva partecipazione del pittore Pablo Picasso, chiamato a concepire scene e costumi in uno stile cubista che avrebbe sconvolto il pubblico. La coreografia fu affidata a Léonide Massine, che interpretò il progetto come una rottura definitiva con il balletto classico, trasformando la scena in uno spazio ibrido tra circo, teatro di strada e modernità urbana. L’opera debuttò al Théâtre du Châtelet di Parigi il 18 maggio 1917 e suscitò immediatamente reazioni contrastanti, tra entusiasmo e scandalo, soprattutto per la sua estetica considerata troppo “americana” e dissonante rispetto ai gusti dell’epoca. Al centro ...

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Léonide Massine: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Léonide Massine appartiene a quella rara aristocrazia dell’arte capace di trasformare il movimento in linguaggio. Danzatore, coreografo, interprete visionario, Massine ha attraversato il Novecento con una presenza inconfondibile, sospesa tra disciplina e libertà. Nella sua opera il corpo non è mai semplice forma: diventa carattere, ritmo, materia scenica. Con i Ballets Russes di Sergej Diaghilev contribuì a ridefinire l’identità stessa del balletto, intrecciando danza, musica, arti visive e teatro in una concezione profondamente moderna dello spettacolo. La sua firma rimane legata a una danza colta ma istintiva, sofisticata senza perdere il senso del gesto. Massine non cercava l’effetto. Cercava la misura, la tensione, quella precisione che rende un movimento memorabile. È forse qui la sua vera eleganza: nell’aver compreso che la grandezza, sulla scena come nell’arte, non ha bisogno di essere dichiarata. Ha bisogno soltanto di apparire. Alcune citazioni attribuite a Massine, in traduzione italiana, ruotano intorno a questi temi: «La danza è l’espressione più diretta dell’anima attraverso il corpo.» «Il movimento deve avere un significato, non essere soltanto movimento.» «La coreografia è un’arte di equilibrio tra musica, spazio e corpo.» «Un danzatore deve essere, prima di tutto, un artista.» Cinque curiosità su Léonide Massine: Fu il successore di Nijinskij ...

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Il maître de ballet Marco Bellone “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Lago dei cigni. Il balletto contemporaneo prediletto? Decadence di Ohad Naharin. Il Teatro del cuore? Teatro Massimo di Palermo (non solo perché è il teatro della mia città natale, ma principalmente per le esperienze che mi ha regalato). Un romanzo da trasformare in balletto? Il ritratto di Dorian Grey di Oscar Wilde. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? La città incantata di Hayao Miyazaki. Il costume di scena indossato che hai preferito? Il Cinese in Parade disegnato da Pablo Picasso. Quale colore associ alla danza? Tutti per le sue infinite sfaccettature. Che profumo ha la danza? L’odore del dietro le quinte. La musica più bella scritta per balletto? Romeo e Giulietta di Sergej Prokof’ev. Il film di danza irrinunciabile? Il sole a mezzanotte (White Nights) di Taylor Hackford, con protagonista Michail Baryšnikov. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Rudolf Nureyev e Carla Fracci. Il tuo “passo di danza” preferito? Tour en l’air. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Mercuzio. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Pina Baush. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Grazie. ...

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Addio a Simona Onidi, una stella della danza

Si è spenta a soli 36 anni, per una malattia incurabile. Simona Onidi, stella della danza e parmigiana d’adozione, aveva un sorriso dolcissimo, quasi sorprendente per chi era abituato ad osservarla in sala o sul palco: quando provava, quando doveva ballare, era di una serietà così intensa da dare l’impressione che attorno a lei non esistesse più nulla. Proprio come la danza classica, che esige sforzi durissimi ma impone di restituire al pubblico solo bellezza. Con la stessa forza con cui è riuscita ad arrivare ai vertici del panorama artistico italiano, Simona Onidi ha affrontato una malattia che in pochi mesi l’ha portata via: senza mai auto-compiangersi né rinchiudersi in sè, con una tenacia che ha contagiato anche chi l’ha avuta vicina.  GUARDA IL VIDEO: Simona Onidi e Mario Marozzi in “Parade” – Teatro dell’Opera di Roma 2008 http://www.youtube.com/watch?v=gFYJfJG92bs Redazione www.giornaledelladanza.com  

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