Un’étoile internazionale, uno dei simboli dell’eccellenza italiana all’estero, una grande innovatrice che, però, è sempre in grado di tenere fisse le punte nel repertorio classico: tutti questi aspetti creano Sabrina Brazzo, talento della danza nostrana in grado di farsi valere oltralpe e oltreoceano nonché desiderosa di andare ben oltre gli standard classici. Un’innovatrice che, però, ha molti anni di duro lavoro alle spalle: una giovane donna che non si ferma a quello che ha imparato ma va avanti, proprio per conoscere quello che non sa. Sabrina Brazzo si racconta al Giornale della Danza: dagli studi in accademia, i primi lavori all’estero, il marito danzatore e le attività che insieme conducono proprio per innovare e rinnovare il mondo della danza. Perché, si sa, chi non cambia è perduto. Un percorso iniziato in uno dei teatri più importanti d’Italia e ente lirico riconosciuti nel mondo: la Scuola del Teatro alla Scala, a Milano. Cosa ricorda dei primi anni, del diploma e poi, delle prime esperienze lavorative? Sì, ho iniziato studiando proprio in questa Mecca della danza, in accademia: ero molto piccola, avevo dieci anni e, data proprio la giovane età e il fatto che abitavo con la mia famiglia nella provincia di ...
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