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I grandi coreografi nella storia della danza: Auguste Bournonville

Auguste Bournonville rappresenta una delle figure più alte e originali della storia della danza europea dell’Ottocento. La sua eredità non appartiene soltanto al teatro di danza danese, ma si inserisce in quella più ampia vicenda culturale che, nel corso del XIX secolo, trasformò il balletto da spettacolo di corte a forma d’arte capace di esprimere caratteri, sentimenti, conflitti sociali e aspirazioni individuali. Coreografo, maestro di ballo, danzatore e direttore artistico, Bournonville seppe costruire un linguaggio personale, immediatamente riconoscibile, nel quale la raffinatezza della tecnica accademica conviveva con una sorprendente naturalezza espressiva. La sua opera divenne il fondamento della grande tradizione del balletto danese e, ancora oggi, costituisce uno dei patrimoni più preziosi della cultura coreutica europea. Nato a Copenaghen il 21 agosto 1805, August Bournonville proveniva da un ambiente profondamente legato al teatro e alla danza. Suo padre, Antoine Bournonville, era un celebre danzatore e pedagogo di origine francese, stabilitosi in Danimarca dopo una carriera che lo aveva portato a lavorare nei principali ambienti teatrali europei. Il giovane Auguste crebbe dunque in un mondo nel quale la danza non era un semplice mestiere, ma una disciplina rigorosa, una forma di educazione del corpo e, soprattutto, un linguaggio artistico. Fin dagli ...

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Carla Fracci e Giselle: l’identificazione perfetta

Esistono grandi ballerine che interpretano un ruolo e, più raramente, artiste che finiscono per incarnarlo fino a diventarne il riferimento storico. Carla Fracci appartiene senza alcun dubbio alla seconda categoria. Se la sua carriera è stata straordinariamente vasta – comprendendo i grandi titoli del repertorio classico, neoclassico e contemporaneo – è in Giselle che la ballerina milanese ha raggiunto una forma di identificazione artistica pressoché assoluta, tanto da essere universalmente riconosciuta come la Giselle del Novecento. Il balletto di Adolphe Adam, su libretto di Théophile Gautier, Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Jean Coralli, rappresenta probabilmente la più alta espressione del Romanticismo coreutico. La sua protagonista attraversa una trasformazione drammatica senza eguali: giovane contadina ingenua e innamorata nel primo atto, spirito ultraterreno e incarnazione del perdono nel secondo. È un percorso che richiede non soltanto una tecnica impeccabile, ma anche una profondissima maturità interpretativa. Carla Fracci seppe fondere entrambe le dimensioni con una naturalezza che pochi artisti hanno mai raggiunto. Diplomatasi alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala nel 1954, Carla Fracci si impose rapidamente come una delle maggiori promesse della danza italiana. Fu proprio il repertorio romantico a rivelare pienamente la sua personalità artistica. Negli anni Sessanta la sua ...

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La coreografia Pelican di Rauschenberg: l’errore che diventò performance

La storia di Pelican occupa un luogo singolare e quasi mitico all’interno delle avanguardie artistiche americane degli anni Sessanta. Non si tratta soltanto di una coreografia, ma di un episodio in cui errore, caso e gesto creativo si intrecciano fino a generare una delle esperienze più eccentriche e fugaci del rapporto tra arti visive e danza. L’opera nasce nel 1963 da una circostanza accidentale: un errore di programma attribuì a Robert Rauschenberg la qualifica di coreografo in un contesto performativo legato al circuito della danza sperimentale newyorkese. L’artista, già profondamente immerso nell’ambiente del Judson Dance Theater e vicino a coreografi e danzatori come Trisha Brown, decise di non correggere l’errore ma di assumerlo come possibilità creativa, trasformandolo in un’opera vera e propria. Pelican viene così concepita come una performance ibrida, costruita su una struttura aperta e non narrativa, in cui il movimento nasce dall’interazione tra corpi, oggetti e spazio. I performer utilizzano pattini a rotelle, biciclette e grandi elementi scenici, tra cui imponenti “ali” in forma di paracadute che diventano dispositivi di trasformazione del corpo nello spazio. L’idea non è quella di rappresentare qualcosa, ma di mettere in atto una condizione di instabilità controllata, dove il rischio fisico diventa parte ...

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Due rivoluzioni parallele: Rudolf Nureyev e Paolo Bortoluzzi

Nella storia della danza del Novecento esistono figure che non si limitano a eccellere, ma che spostano l’asse stesso del linguaggio coreutico. Rudolf Nureyev e Paolo Bortoluzzi appartengono a questa rara categoria: artisti diversi per geografia, temperamento e destino, ma sorprendentemente affini nella loro funzione storica. Il parallelismo tra loro non è immediato, e proprio per questo è fecondo: entrambi hanno incarnato una idea nuova del danzatore, capace di farsi autore, interprete totale e simbolo culturale. Prima di Nureyev, il balletto classico occidentale era ancora fortemente gerarchico: la ballerina come fulcro lirico, il danzatore come sostegno. Nureyev spezza questa simmetria con una forza quasi brutale. Il suo corpo non accompagna: domina, racconta, seduce, sfida. Il virtuosismo non è ornamento, ma affermazione di identità. Ogni salto, ogni giro diventa una dichiarazione di libertà. Paolo Bortoluzzi, in un contesto diverso e meno mitizzato, compie un gesto analogo in Italia. Formatosi in una tradizione solida ma ancora legata a modelli ottocenteschi, porta in scena un danzatore che non è più solo esecutore ma interprete pensante, capace di attraversare stili, epoche e linguaggi. Come Nureyev, anche Bortoluzzi ridefinisce il baricentro della scena: il danzatore non è più funzione, ma presenza. Il corpo di Nureyev ...

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Sviluppo della tecnica: en dehors, port de bras, aplomb

La tecnica accademica del balletto si fonda su tre principi cardine — en dehors, port de bras e aplomb — che non sono solo elementi tecnici, ma veri e propri pilastri estetici e funzionali dell’arte della danza. La loro costruzione richiede tempo, metodo, consapevolezza anatomica e un approccio progressivo. 1. En dehors: la rotazione come linea e come funzione Che cos’è l’en dehors? è la rotazione esterna dell’anca che orienta piedi, ginocchia e cosce verso l’esterno. Non è un semplice “girare i piedi”, ma un allineamento muscolo-scheletrico coordinato. Come si sviluppa: Potenziamento dei rotatori profondi dell’anca: muscoli piccoli ma fondamentali (piriforme, otturatori, gemelli). Consapevolezza posturale: la rotazione deve venire dall’anca, non dal ginocchio o dalla caviglia, per evitare infortuni. Progressione dalla sbarra al centro: la stabilità data dalla sbarra permette di perfezionare la rotazione prima di affrontare equilibri e trasferimenti di peso. Errori comuni: “Aprire” i piedi senza coinvolgere l’anca (porta a pronazione e instabilità). * Forzare la rotazione oltre le proprie capacità anatomiche. 2. Port de bras: eleganza, respiro e musicalità Che cos’è il port de bras? è il movimento armonioso delle braccia, unito a testa e busto, che crea linee e fluidità. Come si sviluppa: Coordinazione con il ...

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