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Tag Archives: Théophile Gautier

Recensione del libro “Giselle nostra contemporanea”

  Ci sono balletti che il tempo consegna alla storia e balletti che, al contrario, sembrano sottrarsi alla storia proprio per continuare a interrogarla. Giselle appartiene a questa seconda, più rara categoria. Ogni epoca che l’ha incontrata ha finito per riconoscervi qualcosa di sé: il Romanticismo vi proiettò il desiderio dell’assoluto, la fascinazione per il soprannaturale e la morte, il Novecento ne fece un banco di prova per la grande tradizione accademica, mentre la contemporaneità ha scoperto nel suo fragile fantasma una materia sorprendentemente disponibile alla reinvenzione. È da questa inesauribile capacità di mutare senza cessare di essere Giselle che prende le mosse Giselle nostra contemporanea. Conversazioni, ricostruzioni e riletture, il volume curato da Roberta Albano e Maria Venuso, pubblicato da Piretti Editore (348 pagine con numerosi contributi critici in italiano e inglese e fotografie). Il titolo contiene già una dichiarazione di poetica. Quel “nostra” non indica soltanto la vicinanza cronologica, né pretende di attualizzare artificiosamente un capolavoro dell’Ottocento. Indica piuttosto un’appartenenza: Giselle continua a essere nostra perché ogni generazione è costretta a ridefinire il proprio rapporto con la memoria della danza. E proprio la memoria, in questo libro, assume un valore tutt’altro che nostalgico. È materia viva, instabile, continuamente ...

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Théophile Gautier, il poeta che fece danzare la parola

Il 30 agosto 1811 nasceva a Tarbes Théophile Gautier, poeta, scrittore, giornalista e critico d’arte, figura tra le più originali del Romanticismo francese. Ma ricordarlo significa anche tornare a uno degli aspetti più moderni della sua sensibilità: il rapporto con la danza. Gautier fu infatti tra i primi grandi intellettuali dell’Ottocento a riconoscere al balletto una piena dignità artistica, intuendo che il corpo in movimento poteva diventare una forma di poesia. In un’epoca in cui il balletto romantico stava conquistando i teatri europei, la danza assumeva un nuovo linguaggio fatto di leggerezza, sogno e dimensione soprannaturale. La ballerina sulle punte sembrava liberarsi dalla gravità, trasformandosi in una creatura quasi immateriale. Gautier seppe cogliere la forza di quella rivoluzione estetica e guardò alla scena con gli occhi del poeta, più che con quelli del semplice cronista teatrale. Nei suoi scritti la ballerina non è soltanto un’interprete: è una figura capace di incarnare la bellezza, il desiderio, la malinconia e persino la morte. Il suo nome è indissolubilmente legato a Giselle, uno dei massimi capolavori del balletto romantico, rappresentato per la prima volta all’Opéra di Parigi nel 1841. Gautier contribuì alla concezione del libretto insieme a Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges, su musica ...

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Giselle: il capolavoro romantico torna alla Scala

Il Balletto del Teatro alla Scala diretto da Frédéric Olivieri inaugura il ritorno in palcoscenico dopo la pausa estiva con uno dei massimi capolavori della storia della danza: Giselle, titolo imprescindibile del repertorio romantico che dall’1 al 23 ottobre torna a vivere sul palcoscenico scaligero in una delle produzioni più rappresentative della tradizione classica internazionale. L’allestimento, che sarà inoltre oggetto di una registrazione realizzata da Rai Cultura, consentirà di documentare e diffondere una delle pagine più significative del patrimonio coreutico custodito dal Teatro alla Scala, contribuendo alla valorizzazione di un’opera che da oltre un secolo e mezzo continua a rappresentare il paradigma del balletto romantico. Assente dalla programmazione milanese dal 2022, ma accolta con grande entusiasmo dal pubblico internazionale durante la tournée del Corpo di Ballo a Shanghai nel 2024, Giselle ritorna nella storica coreografia di Jean Coralli e Jules Perrot, proposta nella celebre ripresa di Yvette Chauviré, interprete leggendaria e custode della più autentica tradizione dell’École française. La sua versione rappresenta uno dei più autorevoli punti di riferimento nella trasmissione dello stile romantico, capace di preservarne la purezza formale, l’equilibrio drammatico e quella particolare qualità poetica che continua a renderla un modello interpretativo per generazioni di ballerini. Presentato all’Opéra ...

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Carla Fracci e Giselle: l’identificazione perfetta

Esistono grandi ballerine che interpretano un ruolo e, più raramente, artiste che finiscono per incarnarlo fino a diventarne il riferimento storico. Carla Fracci appartiene senza alcun dubbio alla seconda categoria. Se la sua carriera è stata straordinariamente vasta – comprendendo i grandi titoli del repertorio classico, neoclassico e contemporaneo – è in Giselle che la ballerina milanese ha raggiunto una forma di identificazione artistica pressoché assoluta, tanto da essere universalmente riconosciuta come la Giselle del Novecento. Il balletto di Adolphe Adam, su libretto di Théophile Gautier, Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Jean Coralli, rappresenta probabilmente la più alta espressione del Romanticismo coreutico. La sua protagonista attraversa una trasformazione drammatica senza eguali: giovane contadina ingenua e innamorata nel primo atto, spirito ultraterreno e incarnazione del perdono nel secondo. È un percorso che richiede non soltanto una tecnica impeccabile, ma anche una profondissima maturità interpretativa. Carla Fracci seppe fondere entrambe le dimensioni con una naturalezza che pochi artisti hanno mai raggiunto. Diplomatasi alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala nel 1954, Carla Fracci si impose rapidamente come una delle maggiori promesse della danza italiana. Fu proprio il repertorio romantico a rivelare pienamente la sua personalità artistica. Negli anni Sessanta la sua ...

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La Giselle di Vienna, coerenza e controllo interpretativo [RECENSIONE]

La diretta del 26 aprile dalla Wiener Staatsoper ha offerto una Giselle costruita con coerenza e senso della misura, capace di integrare con naturalezza gli elementi produttivi e artistici in un disegno unitario. L’appuntamento in streaming con il Balletto di Stato di Vienna ha reso evidente come questa produzione, firmata da Elena Tschernischova, si muova lungo una linea di equilibrio tra fedeltà al testo e attenzione alla sua tenuta nel presente, senza ricorrere a soluzioni forzate. La struttura coreografica e drammaturgica si sviluppa nel rispetto dell’impianto tradizionale su musiche di Adolphe Adam, qui integrate con intermezzi di Friedrich Burgmüller, ma ciò che emerge è soprattutto una volontà di lavorare sulle transizioni emotive più che sugli snodi narrativi. Il riferimento al libretto di Théophile Gautier, Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Jean Coralli (da Heinrich Heine) resta saldo, ma viene attraversato da una sensibilità che tende a smussare i contrasti più marcati per privilegiare una continuità espressiva più sfumata. In questo contesto, la direzione musicale di Luciano Di Martino, alla guida dell’Orchestra dell’Opera di Stato di Vienna, si distingue per una gestione attenta delle dinamiche e dei colori, orientata verso la chiarezza del tessuto sonoro piuttosto che verso effetti di ampiezza. La ...

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Giselle in diretta da Vienna: la fragilità del corpo romantico

Il 26 aprile 2026 alle ore 20, la trasmissione in diretta gratuita dalla Wiener Staatsoper di Giselle si presenta come un appuntamento che non si limita a riproporre uno dei capolavori fondativi del balletto romantico, ma ne riattiva la stratificazione emotiva e simbolica attraverso una lettura contemporanea firmata da Elena Tschernischova. In un’epoca in cui il repertorio classico viene continuamente interrogato sul piano della sua attualità, questa produzione si colloca nel punto di equilibrio fragile e necessario tra conservazione e reinvenzione. Il balletto, su musica di Adolphe Adam, continua a rappresentare uno dei vertici della scrittura romantica per la danza: un’opera in cui il confine tra vita e morte, amore e perdita, realtà e trascendenza viene attraversato non attraverso la parola, ma attraverso il corpo. Il libretto, originariamente concepito da Théophile Gautier, Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Jean Coralli, costruisce una narrazione che ha segnato in profondità l’immaginario occidentale del balletto: quello di una giovane donna tradita, Giselle, che dopo la morte entra in una dimensione ultraterrena popolata dalle Villi, spiriti di fanciulle morte prima delle nozze. In questa versione, la regia e coreografia di Elena Tschernischova non si limitano a ripercorrere la tradizione, ma sembrano interrogare il mito dall’interno, lavorando ...

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Le Spectre de la Rose: storia, personaggi, curiosità e trama

Il balletto Le Spectre de la Rose è una delle creazioni più suggestive e poetiche del primo Novecento, capace di condensare in pochi minuti un intero universo fatto di sogno, desiderio e memoria. Nato nel 1911 per i Ballets Russes, rappresenta perfettamente quello spirito innovativo che trasformò profondamente il linguaggio della danza, allontanandolo dalla rigidità accademica per avvicinarlo a una dimensione più espressiva e simbolica. Alla base del balletto c’è una poesia di Théophile Gautier, mentre la coreografia porta la firma di Michel Fokine e la musica è tratta da un brano di Carl Maria von Weber, orchestrato da Hector Berlioz. Questo intreccio di arti diverse contribuisce a creare un’atmosfera sospesa tra realtà e immaginazione. La scena si apre su una giovane ragazza appena rientrata dal suo primo ballo. Ancora avvolta nell’emozione della serata, tiene tra le mani una rosa, simbolo di quell’esperienza nuova e intensa. Si muove nello spazio con un misto di timidezza e nostalgia, come se volesse trattenere il ricordo di ciò che ha appena vissuto. Lentamente, la stanchezza prende il sopravvento e si addormenta su una poltrona, lasciandosi scivolare in una dimensione onirica. È a questo punto che il balletto si trasforma: dalla finestra entra lo ...

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La femminilità sdoppiata nell’illusione del balletto romantico

Il balletto romantico non nasce come semplice trasformazione stilistica all’interno della storia della danza, ma come fenomeno intimamente legato alla riorganizzazione politica, sociale e tecnologica dell’Europa post-rivoluzionaria. Ridurlo a un repertorio di immagini — la ballerina in bianco, le punte, la foresta notturna — significa isolarlo dal sistema di forze che ne ha reso possibile l’emergere. Per comprenderne la portata occorre collocarlo dentro la Parigi degli anni Trenta dell’Ottocento, in quel momento in cui la città diventa simultaneamente capitale finanziaria, laboratorio industriale e centro simbolico della modernità europea. Dopo il 1830, con l’ascesa al trono di Luigi Filippo d’Orléans, la Francia entra in una fase che la storiografia ha definito monarchia borghese. Non è soltanto un mutamento dinastico: è la consacrazione politica di una classe sociale che aveva già conquistato un ruolo determinante nell’economia. Questa borghesia urbana, alfabetizzata, imprenditoriale, attenta alle dinamiche del mercato e della rispettabilità sociale, costruisce nuovi spazi di visibilità e di autorappresentazione. Il teatro, e in particolare l’Académie Royale de Musique, diventa uno di questi spazi privilegiati. L’Opéra parigina non è un semplice luogo di spettacolo. È un’istituzione ibrida, sostenuta dallo Stato ma costretta a confrontarsi con la logica del profitto, regolata da gerarchie interne rigide, ...

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Angelina Fioretti: la danzatrice milanese che incantò Parigi

In un’epoca in cui la danza classica stava attraversando una delle sue trasformazioni più affascinanti, tra romanticismo e virtuosismo tecnico, una giovane ballerina italiana si fece largo con grazia e determinazione: il suo nome era Angelina Fioretti. Nata probabilmente a Milano intorno al 1843, Angelina crebbe nella capitale lombarda, dove si formò artisticamente sotto la guida di uno dei maestri più influenti dell’epoca: Carlo Blasis, noto per il suo approccio rigoroso e quasi scientifico alla tecnica della danza. Fu proprio grazie a questa solida base che Fioretti riuscì a entrare giovanissima nel prestigioso corpo di ballo del Teatro alla Scala, tempio della musica e della danza. Il talento non tardò a farsi notare, e ben presto varcò i confini nazionali. Parigi, con la sua Opéra, l’attendeva. Il debutto parigino avvenne il 28 dicembre 1863, quando Angelina si esibì in un divertissement ispirato al Mosè di Rossini, con coreografie curate da Lucien Petipa, fratello del celebre Marius. In breve tempo, Fioretti divenne una presenza fissa sulle scene dell’Opéra, interpretando ruoli da protagonista in balletti firmati dai coreografi più in voga del momento. Tra le sue interpretazioni più acclamate si ricordano Gloriette in Marché des Innocents (1864), Néméa nel balletto Néméa ou ...

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Le eteree ballerine romantiche dell’800: Carolina Rosati

Carolina Rosati (Bologna, 13 dicembre 1826 – Cannes, 1905) è stata una danzatrice celebrata come interprete del Balletto Romantico. Il suo nome da nubile era Carolina Galletti, ma divenne celebre assumendo il cognome del marito Francesco Rosati che fu un ottimo ballerino con il quale spesso si esibì in coppia. Suo nipote Ferdinando Pratesi, figlio della sorella Gaetana Galletti, fu anch’egli un noto ballerino e coreografo. Carolina si era formata alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala di Milano sotto la guida del Maestro Carlo Blasis e debuttò all’età di sette anni. Nel 1841 fu scritturata come prima ballerina al Teatro di Apollo di Roma, esibendosi inoltre a Trieste e a Parma nel 1843 e danzando con il marito alla Scala nel 1846. Venne definita ballerina terre à terre, termine accademico molto in voga a quel tempo che stava a significare un modo di danzare in antitesi all’élévation. La Rosati era particolarmente portata all’espressività e alla capacità interpretativa piuttosto che al virtuosismo dei salti. Nei trattati di balletto classico il termine terre à terre indica quei passi in cui i piedi sfiorano il pavimento senza staccarsene mai, al contrario dei passi nell’elevazione. Vittoria Ottolenghi scrisse che fu Carlo Blasis ...

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