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Essenza e passione: intervista a Josè Perez

José Perez

Josè Perez, nasce all’Havana (Cuba) nel 1976. Inizia i suoi studi alla Scuola Nazionale “Alejo Carpentier”. Si diploma nel 1996, dopo aver frequentato il “Nivel Mediio” al Teatro Garcia Lorca, con la qualifica di “Ballerino ed insegnante di danza classica”. Nell’estate del 1996 viene invitato in Italia per partecipare al “Concorso Giovani Talenti”, lo vince e viene scritturato dalla “Compagnia del Teatro Nuovo” di Torino con la qualifica di “Solista”. Dopo aver ballato per alcuni mesi con la “Compagnia Nazionale Cubana”, decide di lasciare il suo paese per trasferirsi in Brasile. Nello stesso anno vince la medaglia d’oro al “Concorso Internazionale di Balletto” dell’Havana ed un’altra al “Grand Prix Uneal”. Nel 1997 vincitore del premio al “Festival Internacional de Brasilia”. Nel 1998 si trasferisce in Germania, iniziando così la sua carriera di primo ballerino all’Opera di Dresda. Nel 2003 riceve il “Mary Wigman Price” come miglior ballerino dell’anno. Nel luglio del 2003 entra a far parte delle stelle dello “Scottish Ballet”. Nel marzo del 2004 viene invitato, per i suoi meriti artistici, alla trasmissione italiana “Amici di Maria De Filippi” e a Roma riceve il “Premio Gino Tani” per le sue straordinarie doti di ballerino classico. Sempre nel 2004 viene chiamato a ballare al “Maggio Musicale Fiorentino” per interpretare “L’apres-midi d’un faune” di Amedeo Amodio e “Serenade” di George Balanchine e si reca a Londra per affiancare Carlos Acosta nel suo musical “Tocororo, A Cuban Tale”, ricevendo entusiastiche recensioni dalla stampa inglese. Dal settembre 2005 Josè porta la propria professionalità ed esperienza all’interno della trasmissione “Amici”. Nel 2006 è Primo ballerino nell’opera lirica “Aida” di Giuseppe Verdi al Teatro Sferisterio di Macerata su coreografie di Gheorghe Iancu. Nel 2007 balla al Teatro “Verdura” di Palermo nel balletto “Carmen” insieme a Rossella Brescia con successive repliche in tutta Italia, che lo impegnano per diverse stagioni. Nel 2012 è “l’Otello” di Fabrizio Monteverde, che cura coreografie e scene dell’opera portata in scena dal “Balletto di Roma” con la direzione artistica di Walter Zappolini. Dopo il debutto brasiliano al “Festival de Teatro de Curitiba” del 5 aprile 2014, inizia il tour internazionale prima a Milano e poi a Parigi di “Paixao e Furia”: un omaggio al mito di Maria Callas per le coreografie di Anselmo Zolla e la regia di Josè Possi Neto. Josè Perez e la compagnia brasiliana composta da venti ballerini, diretti da Vera Lafer, interpretano la furia e la passione, due sentimenti che divennero l’identità artistica della soprano, in un racconto che sulle note di celebri classici del suo repertorio e arie più contemporanee mescola biografia e scene del melodramma. In seguito al Teatro Romano di Benevento, Josè Perez, presenta la prima nazionale della sua “Carmen” su musiche di Georges Bizet, una produzione del “Balletto di Benevento” con la coreografia dello stesso Perez, assistente Renè De Cárdenas, interpreti Josè Perez nel ruolo di Don Josè e Odette Marucci nel ruolo di Carmen. Lo spettacolo, accompagnato dall’Orchestra Filarmonica di Benevento diretta da Valerio Galli, ha riscosso uno straordinario successo di critica e di pubblico. Attualmente è nel cast del talent kids “Tra Sogno e Realtà” in onda su La5. Segno distintivo di Josè Perez coreografo è rendere il classico contemporaneo, mantenendone essenza e passione, una firma che caratterizza lo stesso percorso di preparazione alla danza tanto da voler affiancare alla classica sbarra il concept quanto mai attuale di High Intensity Interval Training, uno strumento high-tech di nuova generazione con le pedane propriocettive Human Tecar Mat: il “metodo di Josè” è utile tanto al bambino che muove i primi passi di danza, quanto al ballerino professionista che desidera perfezionare la tecnica e presentarsi in scena al massimo dell’efficienza fisica. Josè Perez, ha anche da poco lanciato la sua nuova linea di abbigliamento tecnico per la danza firmata “Jose Perez” in collaborazione con “Coppelia”.

Ciao Josè, per iniziare raccontaci quando ti sei accorto che la danza poteva essere il tuo futuro?
Per sapere veramente se la danza è il tuo futuro la devi vivere. Vivere il sacrificio di tante ore in sala ballo con tutte le difficoltà che si presentano, soprattutto quando sei all’inizio della carriera. Io me ne sono accorto presto, avevo circa dodici anni.

Com’è stata l’esperienza e quale ricordo conservi presso la Scuola Nazionale “Alejo Carpentier”?
Mi ricordo bene quando finivamo la scuola alle 12.30 e dovevamo andare a danza ed era una lite continua con i ragazzi della strada che capivano poco del nostro mestiere. Tra le varie lezioni di danza c’erano quelle di musica e francese e nel poco tempo libero facevamo qualche partita a baseball.

A tuo avviso quali sono le doti fisiche che bisogna necessariamente possedere per intraprendere una formazione di stampo classico-accademico?
Quello che più conta è la testa, il corpo non deve essere necessariamente perfetto. Perché alcune doti fisiche si acquisiscono con la costanza e con il tempo.

Chi ha creduto maggiormente in te supportandoti nel prosieguo della tua carriera di successo?
Più di tutti la mia famiglia. Da mia mamma che ha avuto l’idea di farmi partecipare all’audizione della Scuola Nazionale “Alejo Carpentier” e con mio padre si è sempre sacrificata per non farmi mai mancare niente. Alle mie zie che mi hanno sempre accolto per far sì che potessi essere più vicino alla scuola.

La disciplina della danza classica è magica e ricca di fascino ma al contempo necessita anche rigore, fatica, rinunce e disciplina. Per la tua esperienza personale cosa ti ha dato e cosa ti ha tolto la danza?
La danza mi ha tenuto a lungo lontano dalla mia famiglia a Cuba. Tutt’ora per me è molto difficile vedere mio padre e i miei fratelli, se non una volta all’anno. Grazie alla danza ho girato il mondo, ballato nei più importanti teatri d’Europa con i migliori coreografi e ho portato la mia arte anche a casa di tutti gli italiani con la partecipazione al programma “Amici”. Il pensiero di aver ispirato tanti giovani ad avvicinarsi alla danza, mi rende davvero felice. Grazie alla danza oggi posso dedicarmi a svariati progetti come il mio nuovo allenamento per ballerini amatoriali e professionist “Hiit Ballet”: una vera rivoluzione anche per chi vuole ottenere un corpo tonico ed atletico in poco tempo.

Del panorama attuale internazionale con quale coreografo ti piacerebbe collaborare?
Mi piace lavorare con tutti i coreografi, perché imparo sempre qualcosa di nuovo. Adesso mi sto concentrando nella mia carriera di coreografo con la mia prima produzione “Carmen” di Bizet, che ho lanciato due anni fa al Teatro Romano di Benevento e che prossimamente sarà in scena al Teatro Antico di Taormina accompagnata da un’orchestra.

Cosa ti ha lasciato e come hai vissuto l’esperienza ad Amici di Maria De Filippi?
L’esperienza ad “Amici” è stata del tutto nuova e straordinaria. L’ho vissuta pensando sempre di trasmettere al pubblico un’arte che fino a prima che la trasmissione cominciasse era riservata a pochi. Ora la danza classica è apprezzata da tante persone. A me ha dato la notorietà, e questo mi consente di avere parecchie possibilità, di poter realizzare numerosi progetti. L’impegno e la perseveranza però non mancano mai…

La danza classica in televisione viene compresa nella sua totalità dal telespettatore che la guarda oppure si riduce solo a puro spettacolo?
Spero sia compresa nella totalità, la mia missione ad “Amici” è stata proprio quella di rendere “accessibile” un’arte che prima di allora era riservata a pochi, quasi sconosciuta.

Attualmente sei nel cast della seconda edizione di “Tra Sogno e Realtà”. Cosa ti piace di questo programma e qual è il messaggio più bello rivolto ai giovani talenti?
“Tra Sogno e Realtà” è un’altra bellissima esperienza. Vedere quei piccoli talenti sul palco mi riempie di gioia. È bello che sin da piccoli i bambini imparino ad inseguire dei sogni, a credere nelle proprie possibilità, a lavorare con impegno per raggiungere degli obiettivi; la passione per uno strumento, per la danza, il canto… non importa quale sia, sono tutte forme d’arte che arricchiscono e insegnano più di quanto non ci si possa immaginare. I bambini sono il nostro futuro, l’arte non può che insegnare loro cose positive.

Quali sono stati gli aspetti più interessanti, sia a livello tecnico che umani presso l’Opera di Dresda, celebre istituzione tedesca?
Il “Semperoper di Dresda” è uno dei teatri più belli d’Europa, non solo per la sua splendida architettura ma anche per il caloroso pubblico che lo frequenta assiduamente. Questo teatro è un importante punto di riferimento per molti, e i ballerini se ne sentono orgogliosamente parte. In quel periodo ho percepito vivo in me questo sentimento. Sono stati anni indimenticabili!

Grande successo hai avuto nell’Otello di Fabrizio Monteverde con il Balletto di Roma. Come ti ha arricchito e cosa ti è piaciuto nell’interpretare questo ruolo?
Fabrizio Monteverde è un grandissimo coreografo. Come tutti i suoi spettacoli anche l’Otello è una rivisitazione in chiave moderna, una lettura provocatoria in cui si mettono in scena amore e passione e le conseguenze tragiche della gelosia quando diventa possessività. Interpreto sentimenti contrastanti, estremi. Non è semplice, ma è il bello del gioco.

Quanto tempo dedichi alla cura del tuo corpo in termini di allenamento?
Non basta mai l’allenamento, e i tanti progetti che ho in cantiere tolgono il tempo alla sbarraSono spesso in viaggio, pranzo e cena fuori, quindi cerco di recuperare quando torno a casa con Hiit Ballet e una sana alimentazione.

Sei nato a Cuba, patria di una tra le più grandi ballerine e coreografe, Alicia Alonso. Cosa rende immortale la sua arte nel mondo? Hai avuto la fortuna di conoscerla?
È una persona incredibile, uno dei personaggi più importanti della Storia del Balletto. Ha fondato quella che oggi è riconosciuta come la più prestigiosa scuola di danza al mondo. Ha dato un grosso contributo per il mio paese e sono onorato di averla conosciuta.

Com’è vissuta oggi la danza classica a Cuba?
La danza classica rappresenta Cuba e molti genitori sperano che i propri figli intraprendano la carriera di ballerini. Sono tantissimi ogni anno i giovani ragazzi che tentano di entrare nella Scuola Nazionale.

Chi sono stati i tuoi maestri, quelli a cui sei più grato?
Sono grato a tutti, da ognuno di loro ho imparato tanto e mi hanno trasferito la passione per l’insegnamento. Sono centinaia le scuole in tutt’ Italia in cui insegno la mia tecnica.

Il metodo d’insegnamento della danza classica cubana in cosa si contraddistingue dagli altri?
La Scuola Nazionale del Balletto di Cuba è una delle più prestigiose al mondo e ha formato i più grandi danzatori al mondo. Alicia Alonso ha tracciato le linee guida. Il suo genio artistico ha fatto sì che la tecnica acquisisse una propria particolarità, che ha rotto la tradizione romantica e classica sin dall’inizio.

Sicuramente il tuo paese fa pensare subito a “Cuba-Danza-Musica”, in quanto lo stile cubano accompagna tutti i momenti della vita della popolazione. Quanto è importante questo binomio per la tua gente?
La musica a Cuba è storia e cultura e ha sempre fatto del parte del popolo cubano perché l’ha aiutato nei momenti difficili ed è stato un’àncora di salvezza, di speranza, di felicità; un rifugio ai problemi. La musica regala sorrisi, infonde gioia e buonumore… Questo è il mio popolo!

La tradizione Cubana è ricca di danze e balli popolari di grande fascino. Ti piace danzare privatamente anche questi stili folcloristici?
È d’obbligo. per un cubano saper ballare i balli della propria terra! Fa parte della nostra cultura e un ballerino cubano completo deve conoscere tutto il repertorio, dalla rumba alla salsa, guaracha… Mi diverte ballarli con mia moglie e mio figlio che, se pur piccolo (19 mesi) ha già la musica nel sangue e segue il ritmo latino con una naturalezza sconvolgente.

Per concludere come desideri raccontare la magia e l’incanto del teatro nella danza con il contatto diretto del pubblico in sala?
È sempre un’emozione incontrollabile, e l’attesa è il momento peggiore… l’adrenalina sale e non vedo l’ora di entrare in scena. Una volta sul palco tutto passa e mi calo nel personaggio, la mia emozione la trasferisco al pubblico che a sua volta con l’applauso finale ritrasferisce a me, ancora una volta, tutta quell’emozione e quell’adrenalina che avevo prima di iniziare.

Michele Olivieri
Foto: Karen di Paola
www.giornaledelladanza.com

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