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Il Balletto di Milano dipinge la “Carmen” in un affresco cubista

Carmen 2

La Compagnia del Balletto di Milano diretta da Carlo Pesta ha presentato, presso lo storico Teatro Besostri di Mede, Carmen, uno spettacolo giocato sui chiari oscuri della sensualità e della fatalità. Il Balletto di Milano è stata la prima compagnia italiana ad esibirsi al Teatro Bolshoi di Mosca continuando ad essere una delle realtà italiane più richieste all’estero e si è notato anche nel festoso finale tributatogli dal pubblico della cittadina pavese.

Il soggetto, liberamente ispirato e tratto dalla novella dello scrittore e storico francese Prosper Mérimée (le cui opere sono ricche e connotate di misteri), è ambientato nella Siviglia dei toreri e degli zingari; un balletto che oggi è considerato, di diritto, “un classico” del repertorio del Ventesimo secolo.

Questa nuova produzione, a firma di Agnese Omodei Salè e Federico Veratti, ha inscenato un’alba e un tramonto di passioni e sfumature grazie anche agli abiti succintamente modellati accompagnati dalle scenografie di Marco Pesta e dall’intramontabile musica di Georges Bizet con il refrain dell’Habanera: un ballo dal ritmo lento che esprime la visione dell’Amore paragonandolo ad un uccello ribelle che nessuno può addomesticare o come a un piccolo zingaro che non conosce legge, giungendo “passo dopo passo” al corteggiamento, al piacere della carne, all’innamoramento e al tradimento tra il soldato Don José e Carmen (che passa dal bianco e nero, antitesi cromatica tra l’amore e il dramma in un’atmosfera scenica in cui primeggiano coloriture e tonalità oscure, per poi gioire fugacemente con il rosso della passione). Il ritmo incalzante della musica e il talento di tutti i componenti dell’ensemble sono riusciti ad infondere emozioni e freschezza drammaturgica.

Le coreografie hanno posseduto il merito di accelerare l’essenza vitale dell’arte coreutica, sempre e comunque in eterna evoluzione tra ricerca, sperimentazione, modernità e tradizione.

Lo spostamento dei corpi associato a dinamismo e funzionalità, a volte agili, aggraziati, lenti e volutamente ritardati, unitamente alla bellezza di alcuni passaggi tecnici e plastici hanno sostenuto l’intero Balletto di Milano permettendogli di sondare ogni sentimento umano, “vita, amore e morte”, espressioni e visuali dalla storia e dalle tradizioni, attualizzandole in un ideale percorso terreno.

La narrazione scorre rapida tra vigore e concisione, testimoniando il lavoro degli interpreti con un conferimento sulla ricerca del personaggio tanto amato di Carmen (l’intensa Alessia Campidori) e dall’altra donna “vittima” del dramma, Micaela (Marta Orsi).

La versione andata in scena al Teatro Besostri lascia interamente protagonista assoluta “la danza”, intesa come “modus vivendi” mostrandoci la sigaraia Carmen che, arrestata dopo una rissa, fa invaghire di sé il brigadiere Don Josè (Alessandro Orlando), al quale dà appuntamento alla taverna prima di scappare aiutata da un complice. Dopo averlo definitivamente conquistato, Carmen convince l’amante ad unirsi a lei per portare a compimento un crimine e, per amore folle della sua donna, Don Josè uccide un uomo mentre lei e i suoi complici fuggono con il maltolto. Lasciato, umiliato e tradito da Carmen, che nel frattempo ha conquistato il cuore di un torero dal nome Escamillo (Simone Maier), Don Josè la raggiunge fuori dell’Arena dove è in atto la Corrida e, disperato e roso dalla gelosia, la uccide pugnalandola con l’ombra ossessiva e ineluttabile del “Destino” rappresentato da un danzatore (Federico Veratti), il quale sostantivo ammette due o più significati della propria personalità istintiva.

La musica e il ballo risultano certamente gli elementi affascinanti di questa messinscena culturale, fruibile al grande pubblico per l’immediatezza e per la velocità d’esecuzione. Una creazione astratta in cui si rivela l’evoluzione del balletto narrativo mediante gli esercizi base per poi giungere a fluidi passaggi, fino ai virtuosismi e alla stilizzazione che infondono credibilità e capacità interpretative.

Una nuova versione di Carmen dove le figure riprendono corpo e consistenza caratterizzando l’età e l’atmosfera cubista in una modernizzazione e connessione coreografica tra “contenuto e sfondo” per idealizzare un nuovo concetto di spaziodanza.

Michele Olivieri

 

www.giornaledelladanza.com

 

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