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Ogni stile è un arricchimento: intervista a Greta Dato

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Greta Dato è nata a Biella, in Piemonte, nel 1993. Attualmente è Solista presso la Compagnia del Balletto al Staatstheater di Cottbus in Germania. Ha iniziato la sua formazione coreutica all’età di cinque anni nella scuola “Mania Danza” spaziando in un vasto repertorio di stili, che vanno dal classico al contemporaneo, dal moderno alle danze caraibiche e all’hip hop. Per tre volte di fila ha vinto il titolo di Campionessa Italiana nelle discipline di Salsa, Merengue, Mambo e Hip Hop. In seguito ha studiato con il docente di danza classica Ludmill Cakalli presso l’Accademia di Musica e Arte Show di Milano. Successivamente è stata ammessa alla Scuola del Balletto di Toscana sotto la direzione di Cristina Bozzolini, perfezionandosi nelle discipline classico, moderno e contemporaneo.  La sua prima apparizione allo Staatstheater Cottbus avviene nel 2013, come ospite nel ruolo di Giulietta in “Romeo e Giulietta” su coreografia di Ralf Rossa e nell’estate dello stesso anno è stata impegnata presso l’Arena di Verona. Dal 2014 è fissa alla Compagnia tedesca diretta da Dirk Neumann. Si è fatta altresì notare nel ruolo di Odette nel balletto “Schwanenseele” di Gundula Peuthert e in qualità di solista nella serata di Uwe Scholz e Nils Christe “Im Fluss Der Zeit”. Nel 2015 viene nominata “Danzatrice dell’anno” dalla rivista tedesca “TANZ” e nel 2016 le viene conferito il prestigioso “Max Grünebaum Preis”. Suo fratello Davide Dato ricopre il ruolo di ètoile presso l’Opera di Vienna.

Carissima Greta, come ti sei avvicinata alla danza e qual è stato il tuo percorso accademico?
Il mio approccio alla danza è stato assolutamente spontaneo. Mio fratello ed io, fin da piccoli in casa quando sentivamo la musica iniziavamo a danzare insieme. I miei genitori notando questa predisposizione decisero di iscriverci nella scuola di danza della nostra città “Mania danza”. Avevo all’epoca quattro anni. Da quel momento non abbiamo più smesso. Ho proseguito i miei studi presso l’Accademia “M.A.S.” di Milano, studiando con il maestro Ludmill Cakalli. Successivamente all’età di sedici anni ho continuato i miei studi di classico, modern e contemporaneo presso il “Balletto di Toscana”.

Come descriveresti la tua esperienza al Balletto di Milano?
All’età di diciotto anni ho ottenuto il mio primo contratto lavorativo con il “Balletto di Milano”. Per me è stata una grandissima esperienza. Nonostante la mia giovane età, grazie alla fiducia del direttore Carlo Pesta, ho avuto la possibilità di interpretare primi ruoli. È stato un periodo di notevole crescita. Tantissimi spettacoli in tournée in Italia e all’estero mi hanno permesso di maturare sul palcoscenico.

Un tuo ricordo di Cristina Bozzolini e della Scuola del Balletto di Toscana?
La scuola del Balletto di Toscana è stato un passaggio fondamentale nella mia preparazione accademica. La Signora Bozzolini è stata sempre presente nel mio percorso, un esempio di disciplina e serietà nel lavoro. Le sono molto riconoscente per tutto quello che mi ha permesso di studiare nella sua scuola. Mi ritengo fortunata ad aver potuto apprendere così tanti stili differenti che al giorno d’oggi sono richiesti in moltissime compagnie attuali.

Ballerine si nasce?
Credo che si nasca con la passione per la danza, ma il percorso per arrivare a diventare danzatori professionali è assai duro e richiede tanta perseveranza e senso del sacrificio.

Il mondo della danza è molto affascinante. Potresti descriverlo brevemente per i nostri lettori che lo conoscono solo dal di fuori?
Il mondo della danza è affascinante sotto moltissimi aspetti. Dal punto di vista del danzatore è sicuramente stimolante; ogni esperienza creativa, con ogni coreografo, è un momento di sperimentazione e ricerca. Il palcoscenico per noi è il momento in cui le emozioni diventano reali e possiamo finalmente godercele, ma tutto il periodo che precede la performance è quello in realtà più importante e interessante per la nostra crescita tecnica e artistica.

Danza accademica e danza moderna con un occhio alle discipline latino americane: può esistere un filo che lega tutti gli stili tra loro?
Nel mio caso posso dire che ogni stile che ho imparato fin da piccola mi ha arricchita notevolmente. Sono sicura che imparando diversi generi si ha anche la possibilità di sperimentare quello che il fisico può fare, penso che permetta di avere una conoscenza e una sensibilità del movimento corporeo più profonda.

Quali sono le maggiori difficoltà, non solo fisiche ma anche psicologiche, di chi si accosta alla danza in maniera professionale?
Sicuramente la difficoltà nel riuscire a gestire le responsabilità e lo stress, al contempo, cui il danzatore professionale è sottoposto. Penso che la chiave sia non perdere mai di vista l’obiettivo e non lasciarsi distrarre. Questa è una professione che richiede una dedizione completa.

Giovanissima stella della danza hai già ricevuto due premi importanti, cos’hanno rappresentato per te?
Grazie ma non mi ritengo una stella della danza, sono molto contenta dei riconoscimenti che ho ottenuto fino ad ora, mi fanno sicuramente piacere. Sono un incoraggiamento e una motivazione in più per continuare a lavorare in questa direzione.

Quali sono le tue passioni nel tempo libero?
A dir la verità il tempo libero è ben poco, ma quando ho la possibilità amo far visita alla mia famiglia.

Come si vive in Germania ed in particolar modo a Cottbus?
Mi trovo molto bene a Cottbus, lo stile di vita è diverso dal nostro ma mi sono adattata velocemente. L’unica cosa a cui è difficile adattarsi è il cibo, l’Italia è semplicemente inimitabile!

Come si svolge una tua giornata tipo al Staatstheater di Cottbus?
Normalmente iniziamo alle 10 del mattino con la lezione quotidiana fino alle 11.30, quindici minuti di pausa e dopo si continua con le prove fino alle 14. Riprendiamo alle 18 fino alle 22. Ovviamente non è sempre uguale, molto spesso di sera abbiamo spettacolo.

Cosa apprezzi maggiormente in questa realtà tersicorea tedesca e come ci sei arrivata, tramite audizione o invito?
Ammetto che la sensazione è piacevole qui in Germania per un danzatore perché ci si sente apprezzati. La mia prima esperienza a Cottbus è stata come ospite, ho ricevuto un invito per danzare il ruolo di Giulietta a causa di un infortunio.

Nel tuo repertorio, il ruolo che hai interpretato in cui ti sei emozionata particolarmente?
Credo che a livello interpretativo sia stato per me intenso il ruolo di Julia nel “Romeo & Julia” di Ralf Rossa. Ho scoperto un lato particolarmente emotivo del mio carattere e ho cercato di portarlo in scena.

Com’è andata la recente serata di “Gala Internazionale di Danza” ad Udine organizzato da Elisabetta Ceron a favore della Croce Rossa Italiana?
Questo Gala è stato una splendida esperienza, molto bello poter danzare accanto a danzatori di fama internazionale. La serata è stata per me “speciale”. Ho ballato con mio fratello dopo dodici anni. Un sogno che si è avverato. Attendevo questo istante da tantissimo tempo, ritrovarci sul palco è stato così emozionante! I miei genitori erano tra il pubblico, ci ricorderemo per sempre di questo momento. Abbiamo danzato insieme il passo a due “Sync” su coreografia di Nils Christe.

Dei ruoli solistici che hai interpretato, in quale ti sei rispecchiata di più?
Credo che ogni ruolo sia stato un viaggio interiore, spesso bisogna risvegliare certi lati del proprio carattere che appena si conoscono. In realtà è questo l’interessante nei balletti narrativi, sul palco si ha l’occasione di provare emozioni legate a circostanze o situazioni che nella vita quotidiana non sempre incontriamo.

Qual è il ricordo più forte legato alla tua giovane carriera?
Credo che l’emozione che ho provato danzando “Suite Nr. 2” di Uwe Scholz non la dimenticherò facilmente. Per me aveva il sapore di una sfida, ho dedicato parecchio lavoro per questo pezzo e finalmente quando sono entrata in palcoscenico per danzarlo è stato il raggiungimento di un’importante traguardo personale.

Hai un desiderio o un sogno legato alla danza che vorresti realizzare?
Non ho un sogno preciso o un punto di arrivo prestabilito. Vorrei tanto però riuscire a lavorare con importanti coreografi che stimo.

Oggi molti giovani cercano il successo tramite reality e talent show. Credi sia una cosa utile per arrivare al successo?
Esistono diversi ambienti lavorativi in cui un ballerino può proiettare la propria carriera. Trovo che la televisione sia uno di questi. Personalmente ho scelto il teatro, ma ci sono danzatori molto talentuosi che possiamo vedere sul piccolo schermo.

C’è un balletto del grande repertorio, al quale sei particolarmente legata pur non avendolo danzato?
Rimango sempre colpita dai balletti di Jirí Kyliàn, anche se per ora non sono ancora riuscita a danzare nulla di suo. Spero di avere questa occasione nel corso della mia carriera.

Come ti senti quando ti trovi sola a ballare in sala danza?
Mi sento bene. È il mio mondo, la mia quotidianità.

Insieme a tuo fratello avete portato alto il nome della danza italiana nel mondo… che legame hai con Davide e riuscite spesso ad incontrarvi?
Siamo legatissimi, abbiamo passato la nostra infanzia danzando insieme e poi ci siamo dovuti separare per i nostri studi. Per me è un esempio, non solo a livello professionale ma sotto tantissimi aspetti. Ha un senso del lavoro, del sacrificio fortissimi. Ha un’umiltà rara e sento che posso imparare così tanto da lui. Purtroppo essendo entrambi impegnati è difficile incontrarsi spesso. Viene a vedere i miei spettacoli ed io i suoi, è sempre speciale immaginarlo tra il pubblico.

Raccontaci del titolo di Campionessa Italiana vinto nelle discipline standard?
Ho ricordi molto belli legati alla mia infanzia, avevo circa nove anni e insieme a Davide abbiamo vinto per tre anni consecutivi. Eravamo semplicemente bambini che adoravano danzare qualsiasi stile di danza.

Che tipo di direttore è Dirk Neumann e quali sono i suoi maggiori insegnamenti che ti hanno arricchita a livello artistico?
Dirk Neumann è un direttore di un Ensemble di otto danzatori che sta cercando di far conoscere ogni anno di più questa compagnia a livello internazionale. Ha portato nel nostro repertorio nomi di importanti coreografi dandoci la possibilità di danzare grande produzioni. Durante il mio percorso mi ha proposto tante sfide, a livello tecnico ed artistico, che mi hanno permesso di crescere. Per questo gli sono molto riconoscente.

C’è qualche tuo idolo o modello al quale ti ispiri nel mondo della danza, del passato o del presente?
Ci sono meravigliosi danzatori che ogni giorno ammiro per cercare di migliorami sempre più. Ma il modello ideale rimane mio fratello Davide, ha dimostrato che con il duro lavoro e la disciplina i risultati si ottengono.

Per concludere, un tuo pensiero per descrivere la Danza?
Trovo che questa sia sempre una domanda a cui è difficile rispondere. La danza è semplicemente il mio linguaggio preferito, non servono parole, usiamo il nostro corpo per parlare al pubblico e quando riusciamo ad emozionarlo è la soddisfazione più enorme. Ed egoisticamente è un bisogno per me, non potrei mai farne a meno.

 

Michele Olivieri
Foto: M. Kross
www.giornaledelladanza.com

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