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Rolling Idols

Susanna Beltrami

 Non è la biografia dei Rolling Stones, né quella di Mick Jagger, ma unicamente Susanna Beltrami: il mito del sogno e del “gruppo rock” riscritto da una delle più geniali, istrioniche, glamour coreografe italiane della scena contemporanea.

Il teatro Franco Parenti è stato protagonista di una serata trionfale, in prima mondiale, con “Rolling Idols” accolto nel magnifico spazio milanese tra ovazioni e affetto: una performance di notevole successo, dotata di una forte carica spettacolare, il cui aspetto e le dinamiche hanno costituito un modello da prendere ad esempio per i nuovi e giovani coreografi, lasciandosi trasportare dall’essenza concettuale e formativa di Susanna Beltrami che, malgrado i temi forti, il linguaggio “del movimento” irriverente delle rockstar, le scene di nudo, le suggestive contaminazioni musicali tra passato e presente, ha entusiasmato il pubblico in una serata dal “valore collettivo” in cui l’adrenalina e l’energia sono risultate palpabili tra platea e palcoscenico in un rimando e scambio del principio determinante della forza e del vigore fisico nell’armonia e nell’arte di comporre figurazioni. Un lavoro che cela una sorta di “liberazione”… un inno alla vita e all’anticonformismo tra trasgressione e riflessione ma con un’unica entità ben visibile: “la verità”.

Susanna, con tutti i suoi validi assistenti, supportata da una équipe tecnica di altissima qualità degna di lode, ha intessuto uno straordinario affresco per offrire al pubblico la conoscenza di nuove tendenze performative pur restando fedele al proprio stile ma aggiungendo modi innovativi di concepire lo “spettacolo” in senso lato.

L’idea di Rolling Idols ha felicemente partorito l’impressione di trovarsi in un momento storico ben preciso nel respirare, come si legge sui manuali di storia, le avanguardie del gruppo rock per coltivare interessi artistici inediti: “il mito della band” si è insinuato tra le poltrone della platea sottoforma di pulsazione ed energia vitale con l’intimità dei ricordi dell’esistenza.

Le coreografie della Beltrami sono state impreziosite da passaggi veloci, repentini ma al contempo da movenze sinuose e contrazioni corporali nelle posizioni, mani-braccia-piedi in una tensione che si è svolta in direzioni diverse e in opposizioni accentuate rispetto una all’altra. Un’altalena che ha presentato analogamente caratteristiche fenotipiche maschili e femminili in cui ansia, gioia, sensualità, dolore, ma anche bellezza e poesia in un contesto fashion hanno rievocato la memoria, segmentando veloci abbandoni del corpo in un ritorno ancor più dirompente dove il ritmo persistente delle dinamiche e delle figure agili, aggraziate, sospese, hanno rievocato il male e il bene, l’oscurità e la luce.

Un finale dove le speranze di una vita già trascorsa tra il visionario e lo psichedelico ha contribuito a generare un’attitudine e una consistenza del corpo nella ricerca coreografica di Susanna, come se la forza creativa provenisse dall’anima per mutarsi e migrare nell’immagine del gruppo rock e del loro microcosmo. Un trono su cui le tematiche decadenti rette da una solida cultura musicale, contraddistinto dalla portata del nero e dalla stravaganza di una interruzione temporanea del mito per idealizzare un “nuovo sogno” in cui la danza possa riflettersi nella luce e la luce, a sua volta, nella rinascita!

Uno spettacolo non facilmente catalogabile e il bello deriva proprio da quest’astrazione, una performance riccamente allestita da una felice inventiva e da un eccellente cast di danzatori della “Compagnia Susanna Beltrami”, magistralmente diretta dalla fondatrice della DanceHaus, a mio dire una “coreografa-stilista” perché ha saputo minuziosamente cucire su ogni singolo elemento danzante l’abito a pennello affinché ognuno di esso potesse dare sfoggio della propria “dinamica” in un crescendo di intensità e raffinata espressività, tra infiniti e inebrianti tonalità rivelando i turbamenti dell’animo in un percorso sensoriale, filmico e olfattivo.

Un lavoro di assoluta ricerca in cui l’insaziabilità dei Rolling Stone emerge prepotente e ben dipinta da Fabrizio Calanna, Alice Beatrice Carrino, Samira Cogliandro, Cristian Cucco, Jessica D’Angelo, Loretta D’Antuono, Mario Giallanza, Daire O’ Dunlaing, Lara Viscuso e Giuseppe Morello, Stefano Ruffato (chitarra/voce Daire O’ Dunlaing, Francesco Sacco). Danzatori e performer uniti in un abbraccio corale di plasticità e di prorompente fisicità.

Susanna Beltrami esce acclamata in una serata difficilmente dimenticabile, provocatoria e provocante, tra follia e danza dove l’azzeccato connubio produttivo e gli ottimi assistenti hanno celebrato l’arte della coreografa veronese: passano i tempi, trascorrono gli anni, nascono nuove mode ma chi conosce le regole del proprio mestiere riesce sempre a stupire e a reinventarsi per regalare tutto ciò che è alla base dell’esperienza e della competenza, sia essa classica, moderna o contemporanea: raccontare storie “mute” per regalare emozioni lasciando parlare solo la voce del corpo.

Applausi copiosi, convinti e ricchi di gioia per un lavoro di squadra; alla base di un risultato eccellente c’è sempre ricerca, sperimentazione, idee, creatività ma soprattutto capacità.

“Rolling Island”, grazie a Susanna Beltrami, ha fermato il tempo e ci ha riportati alla magia della scena perché la danza, se ben concepita e sfumata, rende eterni.

Dio salvi la “Regina”!

 

Michele Olivieri

 

www.giornaledelladanza.com

 

Foto di Gabriele Ruffato

 

 

 

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