
Vienna inaugura il 2026 riaffermando il proprio ruolo di capitale simbolica dell’eleganza europea, ma lo fa senza rifugiarsi nella semplice celebrazione del passato.
Il Concerto di Capodanno di quest’anno si impone piuttosto come un rito rinnovato, capace di fondere tradizione, visione coreografica e sensibilità contemporanea in un unico racconto coerente e profondamente ispirato.
Nel riverbero dorato del Musikverein, i Wiener Philharmoniker diretti da Yannick Nézet-Séguin hanno dato forma a un inizio d’anno di rara misura e naturalezza.
Il repertorio straussiano, cuore pulsante dell’evento, è stato affrontato non come un esercizio di stile codificato, ma come materia viva: i valzer si sono dispiegati come narrazioni intime, sospese tra nostalgia e sottile ironia, mentre le polke hanno brillato per precisione e slancio, animate da un’energia controllata e mai ostentata.
La musica sembra respirare con l’orchestra, restituendo l’immagine di una Vienna consapevole delle proprie radici ma pronta a rileggerle con intelligenza timbrica e cura del dettaglio.
È però nella dimensione coreografica che il Concerto di Capodanno 2026 trova il suo vero punto di approfondimento.
John Neumeier firma una visione che non si limita ad accompagnare la musica, ma la ascolta dall’interno.
La danza diventa un’estensione del suono: ogni gesto nasce da una frase musicale, ogni sospensione risponde a una modulazione, in un dialogo rigoroso tra orchestra e corpo.
Il movimento, fluido e mai decorativo, si carica di valore narrativo, suggerendo relazioni, attese, slanci emotivi senza mai ricorrere all’enfasi.
Particolarmente significativo è il rapporto tra danza e spazio. Le architetture storiche di Vienna – dal MAK alla Hofburg – non fungono da semplici quinte sceniche, ma entrano attivamente nella drammaturgia estetica.
Scale, saloni e prospettive amplificano il senso di continuità tra città, musica e gesto, restituendo l’immagine di una Vienna che danza insieme ai suoi interpreti.
Anche nei momenti più brillanti, come nella Diplomatica Polka, la coreografia conserva una qualità quasi contemplativa, invitando lo spettatore a osservare il tempo che scorre, più che a inseguirlo.
In questo quadro si inserisce con naturalezza il dialogo con il mondo della moda, affidato alle creazioni di Albert Kriemler. I costumi, essenziali ma raffinati, non sovrastano mai il movimento, bensì lo assecondano e lo amplificano.
Per il valzer Rose del Sud, le scelte stilistiche evocano una ricchezza solare e sensuale, bilanciata dalle giacche di velluto dai toni profondi.
Nella Diplomatica Polka, invece, il linguaggio visivo si fa più ironico e strutturato: i colori calibrati tra vivacità e neutralità riflettono con intelligenza la loro essenza accompagnando il ritmo brillante della musica con sottile umorismo.
Il Balletto di Stato di Vienna, guidato con sensibilità da Michael Beyer, offre interpretazioni di grande coesione e qualità tecnica.
Spiccano le presenze della prima ballerina Ketevan Papava e del primo ballerino Timoor Afshar, di Natalya Butchko e Géraud Wielick, Gaia Fredianelli e Calogero Failla, Alaia Rogers-Maman e Victor Cagnin con altri interpreti per un totale di dodici membri del Wiener Staatsballett, capaci di dare corpo a una narrazione coreografica che alterna intimità, gioco e virtuosismo controllato.
In particolare, la Diplomatica Polka si trasforma in un momento di raffinata esplorazione teatrale, dove i danzatori si confrontano in un intreccio di gesti che riflette, con leggerezza e astuzia dinamiche quotidiane e relazioni umane.
Nel suo insieme, il Concerto di Capodanno di Vienna 2026 si afferma come un’esperienza artistica completa e stratificata.
La musica apre il cammino, la danza lo approfondisce, la moda ne sottolinea le sfumature, componendo un racconto unitario in cui suono, spazio e movimento sono indissolubilmente legati.
Grazie alla visione di John Neumeier, il balletto smette di essere un semplice intermezzo e diventa elemento centrale del discorso: un invito a iniziare l’anno con eleganza, ascolto e una rinnovata consapevolezza della forza poetica dell’arte condivisa.
Michele Olivieri
www.giornaledelladanza.com
©️ Riproduzione riservata
Giornale della Danza La prima testata giornalistica online in Italia di settore