Find the latest bookmaker offers available across all uk gambling sites www.bets.zone Read the reviews and compare sites to quickly discover the perfect account for you.
Home / News / Edgar Degas, il respiro segreto della danza

Edgar Degas, il respiro segreto della danza

Nessun artista ha saputo ascoltare la danza come Edgar Degas. Non l’ha semplicemente osservata: l’ha inseguita, studiata, trattenuta nel silenzio febbrile dei suoi pastelli.

Nei corpi sospesi delle ballerine, nei loro equilibri provvisori, si apre un universo fragile e potente, dove la grazia non cancella la fatica ma ne nasce, dove la bellezza non è un dono ma una conquista quotidiana.

La danza, per Degas, non è illusione: è esercizio, disciplina, resistenza.

Egli non dipingeva la danza come spettacolo, ma come esperienza vissuta. La spiava da dietro le quinte, la respirava nel sudore degli allenamenti, la seguiva nei momenti in cui il corpo cede e si ricompone.

In quel movimento regolato, severo, trovava il riflesso più autentico della vita moderna: una vita fatta di ripetizione, di sforzo, di sogni trattenuti.

Degas non amava esporsi. Preferiva l’ombra alle luci della ribalta, le quinte dell’Opéra di Parigi al centro della scena. È lì che la verità si fa visibile, dove il sogno teatrale si sfalda e lascia spazio alla realtà nuda.

Le sue ballerine non sono apparizioni eteree, ma giovani lavoratrici del gesto. Le vediamo stirarsi, allacciare le scarpette con dita pazienti, massaggiarsi i piedi gonfi, attendere il proprio turno sotto lo sguardo inflessibile del maestro. Attendere: anche questo è danza.

In questi frammenti quotidiani Degas riconosce il battito del suo tempo. Il suo segreto risiede in una contraddizione apparente: la staticità dinamica. Le sue ballerine sono immobili, eppure pronte a muoversi.

Degas non cerca il salto, l’apice del gesto, ma l’attimo che lo precede o lo segue — quello fragile, esitante, umano. È lì che la danza smette di essere virtuosismo e diventa confessione.

Oggi, osservando i quadri di Degas, avvertiamo una quiete inquieta, un movimento trattenuto. Le sue ballerine non danzano per noi: danzano per sé stesse, seguendo un ritmo interiore che non chiede applausi.

Nei loro gesti interrotti, nei riflessi di gesso e di luce, vive la poesia del non-finito, la malinconia di ciò che sfugge mentre accade.

Degas è riuscito a fermare il tempo senza imprigionarlo, a rendere eterno ciò che per natura è effimero.

Nelle sue mani la danza diventa un linguaggio dell’anima: un modo silenzioso per raccontare ciò che le parole non sanno dire — la tensione perpetua tra disciplina e desiderio, tra equilibrio e caduta, tra arte e vita.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

Check Also

Ettorina Mazzucchelli: l’arte del balletto come destino

Milano, in un giorno qualunque del primo Novecento, una bambina osserva in silenzio le tende ...

Vittoria Ottolenghi e i grandi spettacoli televisivi della danza

Vittoria Ottolenghi è stata una delle figure più importanti della televisione culturale italiana, capace di ...

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. E maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi