
La danza attua una graduale, sottile, ma profonda trasformazione.
Nel tempo il corpo acquisisce forza e flessibilità, ma è la mente a subire la metamorfosi più significativa: attraverso il movimento, accede all’intuizione, alle emozioni e alla creatività, all’intelligenza ancestrale, un’abilità o una sensibilità impressa nel nostro inconscio.
Essa permette di riconoscere bias cognitivi e pregiudizi, così da superarli, diventando persone più aperte, sagaci e perspicace.
È una sorta di alchimia che, nel mondo della danza, non è una metafora, ma un processo che si compie ogni volta che un danzatore entra in sala. Egli unisce e armonizza elementi concreti come fatica, disciplina e tecnica, con l’ascolto di sé, dando vita a qualcosa che trascende la mera esecuzione.
I danzatori imparano infatti ad agire sui propri limiti come su materie grezze da affinare.
L’allenamento quotidiano genera un cambiamento che coinvolge la percezione di sé e della realtà. In questo processo, chi danza impara a convertire tensioni, frustrazioni e insicurezze in energia positiva e creativa.
Il ballerino sperimenta ogni giorno la necessità di abbandonare vecchie abitudini, di reinventarsi e di trovare nuove soluzioni ai problemi che incontra.
Questo processo continuo permea la personalità, contribuisce a formare individui curiosi e capaci di affrontare l’ignoto con coraggio, estro e originalità.
La danza dunque agisce come una forza silenziosa che modella il carattere, alimenta l’autostima e incoraggia la crescita. E’ un dono che offre un modo di vivere autentico, sano e appagante.
Stefania Napoli
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