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Anna Pavlova: un omaggio all’Hotel Des Indes in Olanda

Entrare all’Hotel Des Indes all’Aia (Olanda) non significa semplicemente varcare la soglia di un albergo storico: significa entrare in uno spazio dove il tempo si è stratificato, dove le pareti conservano voci, respiri e destini.

Tra questi, uno dei più delicati e commoventi è quello di Anna Pavlova, la ballerina che ha trasformato il balletto in poesia universale.

Anna Pavlova nacque a San Pietroburgo nel 1881 e divenne una figura rivoluzionaria nella storia della danza classica.

Non fu soltanto una prima ballerina assoluta del Teatro Mariinskij: fu un’anima inquieta, una viaggiatrice instancabile, una messaggera dell’arte.

Pavlova ridefinì il concetto stesso di interpretazione: non più pura tecnica, ma emozione incarnata, fragilità, respiro, silenzio.

La sua missione fu portare il balletto oltre i grandi teatri europei, raggiungendo luoghi dove non era mai stato visto prima. Ballò in America, in Asia, in Australia, in Sud America.

Ovunque, lasciò la stessa impressione: quella di una creatura sospesa tra terra e aria, capace di commuovere anche chi non aveva mai assistito a uno spettacolo di danza.

Nel gennaio del 1931, durante una tournée, Anna Pavlova arrivò all’Aia. Alloggiava all’Hotel Des Indes, allora già simbolo di raffinatezza, frequentato da diplomatici, artisti e aristocratici.

Qui, però, non trovò il riposo: si ammalò gravemente di polmonite. I medici le consigliarono di sottoporsi a un intervento che le avrebbe probabilmente salvato la vita, ma che le avrebbe impedito di danzare ancora. La sua risposta è diventata leggenda: Se non posso danzare, preferisco morire.

Anna Pavlova morì il 23 gennaio 1931, in una stanza dell’hotel. La notizia fece il giro del mondo. Nei teatri, quella sera, i riflettori si accesero su un palcoscenico vuoto, mentre La morte del cigno veniva suonata in suo onore.

L’Hotel Des Indes non ha mai trasformato questa storia in folklore. Al contrario, ha scelto la via più difficile e più nobile: il rispetto silenzioso.

Una delle sue sale porta il nome di Anna Pavlova, non come semplice dedica, ma come luogo di contemplazione. È uno spazio in cui l’eleganza non è ostentazione, ma equilibrio; dove la memoria non pesa, ma fluttua.

Più recentemente, l’hotel ha creato l’Anna Pavlova Champagne Lounge, un omaggio raffinato che unisce arte, femminilità e storia.

La scelta dello champagne non è casuale: come la danza di Pavlova, è simbolo di leggerezza, celebrazione e disciplina nascosta dietro l’apparente semplicità.

Il dialogo ideale è anche con Madame Pommery, altra donna visionaria: entrambe hanno cambiato il proprio mondo senza alzare la voce, ma imponendo uno stile.

Ogni dettaglio dell’omaggio a Pavlova all’Hotel Des Indes parla il linguaggio della sottrazione: colori tenui, linee morbide, luce che accarezza e non invade.

Durante il periodo invernale, talvolta, l’hotel introduce decorazioni ispirate alla ballerina: figure leggere, richiami al cigno, accenti dorati che evocano il palcoscenico più che il lusso. Nulla è teatrale in senso banale: tutto è misurato, come un adagio ben danzato.

Ciò che rende questo tributo speciale è che non cerca lo stupore immediato. Non è un museo, non è una celebrazione rumorosa. È un luogo di ascolto, per chi sa percepire la presenza di ciò che non c’è più.

Sedersi all’Hotel Des Indes sapendo che Anna Pavlova ha respirato la stessa aria, guardato la stessa luce invernale, affrontato lì la sua ultima scelta, cambia il modo di abitare lo spazio. È come se la danza continuasse — invisibile, ma presente.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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