
Il movimento è un linguaggio antico. Rappresenta una forma di comunicazione primordiale, radicata nell’essere umano ben prima dell’invenzione della parola.
Con il corpo esprimiamo ciò che spesso fatichiamo a tradurre in parole: emozioni, tensioni, desideri e paure.
Muoversi significa dare voce a quella parte interiore che la razionalità tende a reprimere o a incasellare e permette di sciogliere blocchi emotivi e mentali. Ciò che resta imprigionato nella mente trova una via d’uscita attraverso il gesto.
Quando il movimento diventa danza, la questione si complica e si arricchisce. Ballare non significa solo attivare una serie di gruppi muscolari in sequenze coordinate, ma implica una complessa interazione tra percezione e intenzione.
Quest’ultima è l’elemento che conferisce significato e profondità all’azione, trasformando una successione di passi in un messaggio.
L’intenzione guida il modo in cui il corpo si muove, l’importanza e il senso che il ballerino attribuisce a ogni gesto e l’energia che trasmette.
La danza infatti non è solo forma, perché non si limita a una sequenza di movimenti o a una coreografia: è soprattutto contenuto, ovvero espressione e comunicazione profonda, capace di superare i limiti della parola.
Essa si distingue da altre forme di attività fisica per la sua capacità di coinvolgere la sfera emotiva. Mentre si muove, il ballerino entra in relazione con se stesso, con il proprio vissuto e con chi osserva.
Attraverso la danza, il corpo diventa veicolo di emozioni: gioia, rabbia, malinconia o entusiasmo si trasformano in movimento visibile, condivisibile e universale.
Questa dimensione esperienziale permette a chi danza di esplorare i propri stati d’animo, di riconoscerli, e di gestirli.
Danzando si esplorano e rivelano vissuti profondi, così il corpo diventa ponte tra ciò che sentiamo e ciò che riusciamo a condividere.
I danzatori sono chiamati a esplorare le proprie sensazioni spesso sopite, a dare forma e spazio a ciò che normalmente resta implicito.
Questa pratica attiva circuiti neurali complessi, perché richiede non solo la gestione del movimento nello spazio, ma anche l’interpretazione di stati d’animo, la trasformazione delle emozioni in gesti, la connessione tra pensiero, sentimento e azione.
Quindi, se il movimento mette in funzione il corpo, la danza attiva l’interiorità.
Ed è questa la sua forza: consente a chi la pratica di scoprire la profondità e la complessità delle percezioni emotive, di esercitare la creatività e la capacità di adattamento, di costruire relazioni autentiche con il proprio mondo interno e di vivere un’esistenza più completa e consapevole.
Stefania Napoli
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