
In occasione del centenario del Balletto di Stato Lituano, il sipario del Teatro Nazionale Lituano dell’Opera e del Balletto si è alzato su una Coppélia (premiére il 4 dicembre 2025, disponibile attualmente in streaming) che non rappresenta soltanto un tributo alla memoria, ma una dichiarazione d’intenti sul futuro della compagnia.
Il capolavoro di Léo Delibes, nato nel 1870 come perfetto congegno di grazia, ironia e brillantezza musicale, ritrova oggi una nuova tensione interpretativa nella visione del coreografo e direttore del balletto Martynas Rimeikis con l’arrangiamento musicale a cura di Jievaras Jasinskis.
Rimeikis non altera l’impianto narrativo di Coppélia, ma ne approfondisce le stratificazioni psicologiche: la civetteria di Swanilda diventa percorso di consapevolezza, l’automa Coppélia si carica di significati che travalicano il semplice artificio teatrale, trasformandosi in riflessione sull’identità e sull’illusione del controllo.
La pantomima tradizionale viene snellita, integrata in un flusso coreografico più continuo che dialoga con la partitura di Delibes, esaltandone le trasparenze orchestrali e i contrasti dinamici.
Sul piano visivo, l’allestimento evita il pittoresco convenzionale e costruisce uno spazio sospeso tra fiaba e modernità: linee pulite, cromatismi misurati, un disegno luci sofisticato.
Il laboratorio di Coppélius perde la dimensione meramente caricaturale e si configura come metafora di una mente ossessionata dall’ideale di perfezione artificiale.
Il corpo di ballo offre una prova di compattezza e precisione che testimonia la maturità raggiunta dalla compagnia nel corso del suo secolo di storia.
Le danze di carattere del terzo atto esplodono in una vitalità controllata, mai folkloristica; i passi a due si distinguono per nitidezza tecnica e fine musicalità, restituendo la brillantezza ritmica di Delibes con consapevolezza stilistica.
Le interpretazioni dei ruoli principali sono convincenti: Swanilda (interpretata dalla prima ballerina Nora Straukaitė) emerge come figura sfaccettata, brillante ma non superficiale; Franz (Edvinas Jakonis) abbandona la dimensione ingenuamente caricaturale per acquisire una maggiore densità emotiva; Coppélius (Ernest Barcaitis) è tratteggiato con una malinconia sottile che lo sottrae alla pura funzione comica.
Eppure, proprio l’ambizione concettuale dell’operazione rivela anche alcune fragilità.
In taluni passaggi, l’approfondimento psicologico si traduce in soluzioni coreografiche eccessivamente cerebrali, che attenuano quella leggerezza scintillante che costituisce l’anima più autentica di Coppélia.
Analogamente, l’impianto scenico, pur raffinato, talvolta tende al sovraccarico simbolico, sottraendo immediatezza alla narrazione e lasciando in secondo piano la freschezza musicale.
Anche il dialogo tra linguaggio classico e accenti contemporanei, pur stimolante, non sempre raggiunge un perfetto equilibrio: alcune transizioni appaiono meno fluide, e l’intreccio perde occasionalmente quella brillantezza narrativa che ha reso immortale il balletto di Delibes.
Nel complesso, questa Coppélia si impone come una produzione autorevole e coraggiosa. Non un esercizio nostalgico, ma un manifesto estetico che sceglie di interrogare la tradizione anziché replicarla.
Se alcune scelte stilistiche dividono gli spettatori più legati all’ortodossia classica, resta la solidità di un progetto che celebra il centenario non guardando indietro, ma proiettando la compagnia verso una nuova maturità artistica.
Lo spettacolo tornerà in scena a Tallinn nel cartellone dell’Estonian National Opera il 24 aprile 2026.
Michele Olivieri
Foto di Martyno Aleksos
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